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«Il mio Toti, umano in un mondo fasullo»
Gullotta professore per Pirandello
Dal dopoguerra all’Oscar con Tornatore

ASCOLI - L'attore siciliano sarà al Ventidio Basso il 9 e 10 febbraio con "Pensaci, Giacomino!", regia di Fabio Grossi da una novella di Luigi Pirandello. «Sembra scritta stamattina e invece è di cento anni fa. Già allora la penna del maestro parlava di società in disfacimento». Il racconto di una carriera lunga mezzo secolo

di Luca Capponi 

«”Pensaci, Giacomino!” ha più di cento anni eppure sembra sia stato scritto stamattina. Pirandello già allora parlava di disfacimento della società affrontando temi come la solitudine, la condizione femminile, l’arrivismo dei burocrati, i disagi della scuola pubblica, l’invadenza dei rappresentanti ecclesiastici, l’uomo depauperato fino allo scatto d’orgoglio finale». Da conterraneo a conterraneo, dal premio Nobel agrigentino al ragazzo quattordicenne che, da un dopoguerra «dove non c’era nulla» si ritrovò senza quasi saperlo «all’interno di una struttura professionale come il Teatro Stabile di Catania, che proprio in quegli anni inaugurava lunga scia di successi».

Leo Gullotta (foto di Fausto Brigantino)

Successi che Leo Gullotta, classe 1946, ha vissuto girando il mondo e collaborando coi grandi di cinema, tv e teatro. Una lunga scia di cui anche lui a volte fa fatica a tenere il conto ma che ricorda con estremo piacere, partendo da quello che forse è il capitolo che ha avuto più riscontro, quel “Nuovo Cinema Paradiso” che nel 1990 portò l’Italia alla riconquista dell’Oscar. Gullotta interpretava Ignazio, uno dei personaggi che ruota attorno alla vicenda del protagonista Totò. «Fu un’esperienza unica, -racconta Gullotta- oggi sarebbe difficilissimo fare un film con un cast così ricco di numeri uno. Ho un ricordo particolare del periodo delle riprese, sul cocuzzolo di un paesino siciliano. Considero il meraviglioso Tornatore un grande scrittore della macchina da presa che ha impresso poesia in quel film, ancora oggi amato in tutto il mondo. Ma posso dire lo stesso di tante pellicole a cui ho preso parte e che hanno rappresentato la realtà italiana come fece “Nuovo Cinema Paradiso”; da “Vajont” a “Un uomo perbene” sul caso Tortora fino a “Cafè Express” con Nino Manfredi. Conservo un ricordo bellissimo, fruttuoso, amorevole di tutti, da Leonardo Sciascia fino a Giuseppe Fava, dal grande Glauco Mauri fino a Nanni Loy, Tognazzi e tanti altri».

Con Nino Manfredi

Lo spettacolo che Gullotta porterà sabato 9 e domenica 10 febbraio sul palco del Ventidio Basso (inizio alle 20,30 ed alle 17,30), per la regia di Fabio Grossi, è il suo ennesimo rapportarsi con l’arte del maestro Luigi Pirandello. Stavolta nei panni di un docente che va contro il perbenismo e l’ipocrisia imperante, interpretando un personaggio che non veniva portato in scena da ben 35 anni e che, in passato, era stato impersonato da gente come Salvo Randone, Turi Ferro e Ernesto Calindri. «Pirandello -spiega- era un premio Nobel che conosceva bene la macchina teatrale, capace di usare il professor Toti per snocciolare un rosario laico di contemporanea efficacia; è anziano ma non spento, anticonformista, paladino dei valori, uno che vuole essere utile con la sua grande umanità, virtù che oggi manca perché siamo diventati impauriti, cinici sui social dove si danno giudizi insensati senza conoscere». «Nelle scenografie c’è lo stile pittorico espressionista tedesco a rappresentare lo sguardo continuo degli altri su di noi, per rappresentare la bassezza del becero commento, della calunnia sociale, del perbenismo fasullo. -va avanti Gullotta- Rispetto alle rappresentazioni date in passato del professor Toti, il mio sarà caratterizzato come una figura più matura, anziana ma non vecchia. Tutto il resto è rimasto come nella versione originale».

Gullotta in “Nuovo Cinema Paradiso”

Il cinema e il mondo degli spettacoli di cui il Nostro ha vissuto l’epoca d’oro, è invece cambiato di molto. «Allora si studiava, quando ti scritturavano e avevi magari tre battute ti sembrava di toccare il cielo con un dito. -racconta l’attore- Oggi si studia poco, c’è molta confusione e superficialità, si guarda solo all’immagine non solo nello spettacolo, sull’onda politica nata circa 30 anni fa, quando hanno iniziato a togliere denaro a scuole e università, cioè i luoghi dove si formano gli uomini di domani. Una cosa che non è accaduta in altri paesi che hanno avuto la nostra stessa crisi economica eppure non hanno mai tolto sopratutto alla cultura, che non è solo leggere, uscire, confrontarsi ma significa anche saper guardare attorno a noi e cercare di capire, soprattutto in un paese senza memoria come il nostro che la mattina si è già dimenticato quello che ha fatto la sera prima. Ci sono aree di respiro, studenti di qualità ma c’è abbandono, ci riempiono di slogan senza farci pensare né approfondire, senza qualità: siamo senza memoria».
Abbandono e giovani, binomio che mette paura. «Ai ragazzi conclude Gullotta- dico sempre di studiare in modo da avere frecce in più nella loro faretra per le cose che la vita pone davanti, anche quelle negative; con frecce come conoscenza e curiosità impareranno a reagire. Quando ho iniziato io non si sapeva niente, non c’era nulla, solo un paese che doveva ricostruirsi dopo la guerra, ma io ero un bambino curioso così come lo sono oggi. Dobbiamo mettere da parte i telefonini, cercare di alzare la testa e non camminare con lo sguardo basso: dobbiamo guardare la bellezza che abbiamo attorno a noi, ovunque».

Un monumento sul palco del Ventidio Leo Gullotta e la novella di Pirandello


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