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File al Pronto Soccorso:
intervengono i medici del 118,
ma la coperta è ancora corta

SANITA' - Una direttiva di Area Vasta 5 intima ai medici del 118 di “dare una mano” ai colleghi del Pronto Soccorso per curare i pazienti con codice bianco o verde. Lo certitica una sentenza del Tribunale del Lavoro di Ancona. Ma a San Benedetto mancano quelli quelli qualificati per quei codici

L’ingresso del Pronto Soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli (Foto Vagnoni)

di Epifanio Pierantozzi

La “pezza” sembra quella giusta, peccato manchi sempre la stoffa! Parliamo, a proposito, del Pronto Soccorso dell’ospedale di San Benedetto (ma per quello ascolano sembra sia la stessa cosa) dove, nei giorni scorsi, è arrivata una lettera-intimazione di servizio nella quale, in buona sostanza, l’Area Vasta 5 ricorda ai medici del 118 (ovvero, quelli che escono con l’ambulanza) di “dare una mano” ai colleghi del Pronto Soccorso per smaltire i “codici minori”.

L’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto (Foto Cicchini)

IL “COLORE DEI CODICI” – Per “codici minori” si devono intendere quelli bianchi e verdi (poi ci sono i gialli e le emergenze con i rossi). Ovvero quasi tutte quelle malattie che in teoria sarebbero di competenza dei medici di famiglia (durante l’orario ambulatoriale), ma che vedono il paziente finire in sala d’attesa su via Silvio Pellico. Una attesa che non poche volte si protrae per ore, se i medici sono impegnati con codici… maggiori.

SENTENZA TRIBUNALE DEL LAVORO – L’AV5 ha inviato questa direttiva citando la sentenza del Tribunale di Ancona (sezione lavoro, numero 360 del 2017). In buona sostanza la sentenza conferma una determina Asur del 2015 nella quale si chiedeva ai medici del 118 di “prestare la propria attività nella turnazione del Pronto Soccorso”. Semplificando: quando il personale delle ambulanze resta inattivo deve impegnarsi a smaltire le persone che, in sala, aspettano più di altri avendo un codice bianco o verde. Codice assegnato dall’addetto al triage. Sperando che siano poche le uscite delle ambulanze, questa sarebbe la soluzione per evitare lunghe attese.

SUL PIEDE DI PARTENZA – Però, e torniamo alla “coperta corta”, c’è da tenere conto del fatto che gli addetti al 118 –  ovvero emergenze con strettissimi tempi di intervento sul luogo della chiamata – devono essere sempre “sul pezzo”. Insomma, se arriva una chiamata, medici e infermieri  che frattempo sono nelle sale del Pronto Soccorso, se di turno al 118 devono lasciare tutto e salire a bordo dell’ambulanza in pochi secondi. Da qui la “pezza” che non copre il buco. Così si torna al problema della mancanza di personale al Pronto Soccorso. Non che sia una emergenza solo del Piceno, ma ormai a livello nazionale si moltiplicano gli allarmi su quella che è diventata un’autentica piaga. Che, per il “Madonna del Soccorso”, è ancora più grave poiché si applica il… metodo Groff.

SMISTARE O CURARE – Chiamiamo così il “metodo” che vede il Pronto Soccorso non fungere più da “smistatore” di pazienti nei vari reparti, ma da controllo e filtro con il paziente tenuto anche per ore sotto osservazione per evitarne il ricovero e favorirne il ritorno a casa. Ovviamente con le dovute cure del caso. Insomma, un lavoro di visite e controlli (con tanto di “interventi volanti” dei sanitari di altri reparti) che impegna per lungo tempo tutto il personale presente. Tutto questo si traduce con ricoveri strettamente necessari, e un risparmio di risorse (leggi denaro) per Area Vasta 5.

MEDICI SENZA QUALIFICA GIUSTA – C’è poi un altro motivo per il quale la “pezza” mette in evidenza altri buchi della coperta: alcuni medici che operano all’interno del Pronto Soccorso sono di “serie B”. Nulla da eccepire sulla loro bravura o professionalità, ma purtroppo non sono abilitati (tramite corsi o master) a intervenire su codici gialli e rossi. Non sono molti, tra i “rimasti in servizio”, ma se sono al lavoro e contemporaneamente le ambulanza sono ferme sotto la tettoia. si arriva al paradosso di cure rapide per codici bianchi e verdi – buon per loro – mentre i pazienti più gravi sarebbero condannati a lunghe attese. Da qui l’apello al direttore generale dell’Area Vasta 5 affinchè cerchi di avere al Pronto Soccorso solo medici qualificati per tutti i codici. Peccato solo che, da quando è cambiato il primario, al Pronto Soccorso di San Benedetto sono più i medici in uscita che quelli (qualificati) in entrata. Magari, dottor Milani, lo faccia presente ai politici regionali che “fanno le assunzioni e poi si nascondono dietro la sua firma”.

 


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