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Sciopero alla Pfizer, Confindustria
bacchetta i sindacati

ASCOLI - «Riteniamo la protesta messa in atto una grave manifestazione di incoerenza, anzi un vero e proprio tradimento nei confronti di tutto il sistema economico locale: l'esperienza dell'abbandono del territorio da parte di diverse multinazionali evidentemente non ha insegnato nulla»

Lo stabilimento ascolano della Pfizer

Dopo lo sciopero alla Pfizer proclamato contro l’istituzione dei turni “3×6” interviene Confindustria Centro Adriatico bacchettando sindacati e lavoratori. «Ci preme sottolineare -esordisce l’associazione degli industriali presieduta da Simone Mariani- in primo luogo, che l’orario di lavoro predisposto dall’azienda è un orario già contemplato come normale, e come tale regolamentato dal contratto collettivo nazionale di lavoro per l’industria chimica farmaceutica, condiviso a livello nazionale dalle stesse organizzazioni sindacali, in base alla considerazione che “le esigenze di produttività e di competitività delle imprese richiedono anche un continuo ricorso a prestazioni lavorative legate a regimi di orario che realizzino il pieno utilizzo degli impianti e rispondano alle reali variabilità dei mercati, cogliendone tutte le opportunità”». «A fronte di esigenze quindi perfettamente coincidenti con le disposizioni del Contratto collettivo nazionale, si sono svolti con le rappresentanze sindacali aziendali e provinciali presso la sede di Confindustria in Ascoli Piceno almeno quattro incontri formali, durante i quali sono state approfondite e discusse sia le necessità produttive ed organizzative sottese alla modifica dell’orario di lavoro, sia le modalità gestionali connesse alla nuova articolazione degli orari; stupisce pertanto che le stesse parti sindacali presenti al tavolo abbiano motivato la protesta in base a una “scelta unilaterale senza un confronto”.

Simone Mariani (Foto Andrea Vagnoni)

L’AFFONDO

«Ma queste premesse tecnico-sindacali -dice il presidente Mariani- appaiono irrilevanti rispetto all’atteggiamento delle organizzazioni sindacali di assoluta irresponsabilità di fronte alla situazione economico produttiva di un territorio, come quello piceno, così a rischio di deindustrializzazione da “meritare” il riconoscimento di Area di Crisi Industriale Complessa, riconoscimento al quale le stesse organizzazioni sindacali si vantano di aver contribuito! Riteniamo la protesta messa in atto presso la Pfizer una grave manifestazione di incoerenza, anzi un vero e proprio tradimento nei confronti di tutto il sistema economico locale: l’esperienza dell’abbandono del territorio da parte di diverse multinazionali evidentemente non ha insegnato nulla e ci si permette di contrastare scelte aziendali che vanno nel verso dello sviluppo e della competitività del sito, e che danno un segnale forte alle speranze di rinascita industriale e sociale del territorio (non dimentichiamoci le assunzioni, effettuate e programmate, dall’azienda), sulla base di “malumori e disagi”, scomodando e mistificando anche concetti, come quello di stress lavoro correlato, che hanno un diverso e ben più preciso significato, tra l’altro oggetto, per legge, di specifica valutazione in ambito di sicurezza aziendale». «Malumori e disagi -aggiunge- che, si badi bene, sarebbero rientrati (a detta delle organizzazioni sindacali), a fronte di “aggiustamenti marginali a costo zero”, come ad esempio il riconoscimento di 8 giorni l’anno di permessi retribuiti in più per ciascun lavoratore!  E’ la solita storia che ha accompagnato la parabola delle multinazionali nel nostro territorio: la considerazione che siano una “vacca da mungere”. Ma la parabola ha avuto, come sappiamo, una caduta libera, e se, bontà sua, la Pfizer ha potuto ancora permettersi lo scorso anno di firmare un accordo sul premio di partecipazione che vale mediamente 1.700 euro a dipendente, non bisogna dimenticare che gli equilibri economici che consentono di mantere sul territorio imprese ed investimenti sono mutevoli, e che iniziative come quella in atto in azienda rischiano di destabilizzarli irrimediabilmente. Perciò, che uno sciopero come questo abbia come tematica «la salvaguardia dello stabilimento in termini di obiettivi produttivi», come si legge nel comunicato delle organizzino sindacali francamente fa un pò ridere. Un riso amaro purtroppo – conclude – perché in fondo si palesa ancora una volta la triste verità che è tutta racchiusa nel declino industriale di questa città».


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