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Il Pronto Soccorso diventa più umano
Renzi: «Era un caposaldo
dei miei obiettivi»

ASCOLI - Il primario: «Ho promosso tra il personale infermieristico un corso di programmazione neuro linguistica (Pnl) allo scopo di migliorare il modo di porsi verbalmente nei confronti del paziente e di conoscere e sfruttare al meglio le proprie potenzialità. Tutti lo hanno seguito con grande interesse ed il risultato si è visto».
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Il dottor Gianfilippo Renzi

di Maria Nerina Galiè

Al pronto soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli la partita si gioca sui tempi di attesa che sono determinati per la maggior parte dal codice di priorità, ma anche da tanti altri fattori, come la carenza dei medici e l’aumento del numero degli accessi (leggi l’articolo). Lo sostiene il direttore dell’unità ospedaliera complessa del nosocomio ascolano (pronto soccorso e medicina d’urgenza) Gianfilippo Renzi che nel frattempo però afferma con soddisfazione di aver diminuito drasticamente le proteste dei cittadini. E spiega come ha fatto: «Un caposaldo dei miei obiettivi appena ricevuto l’incarico di primario (settembre 2018) è stato quello di umanizzare il rapporto con gli utenti. Negli ultimi anni il personale infermieristico risentiva di alti livelli di stress e l’approccio con il paziente non sempre era improntato sulla comprensione emotiva».

Il triagista in particolare, preposto ad accogliere il paziente, ha il compito di determinare in tempi rapidi la priorità del caso. «Lavoro che non deve fare il medico, come molti pretenderebbero – precisa Renzi – ma l’infermiere appositamente addestrato. Che nel contempo deve essere anche psicologo, assistente sociale, amico e confidente. Tutto ciò, moltiplicato per i grandi numeri degli accessi giornalieri e gli anni comporta un alto grado di usura e un potenziale calo delle prestazioni. Ho promosso tra il personale infermieristico un corso di programmazione neuro linguistica (Pnl) allo scopo di migliorare il modo di porsi verbalmente nei confronti del paziente e di conoscere e sfruttare al meglio le proprie potenzialità. Tutti lo hanno seguito con grande interesse ed il risultato si è visto».

L’accesso al pronto soccorso è filtrato appunto dal triage che attribuisce un codice colore in base alla priorità. «Attenzione – sottolinea Renzi – non alla gravità. E viene assegnato in base ad una precisa analisi del problema ed in ragione delle linee guida condivise a livello nazionale per ridurre al minimo gli errori di attribuzione. Da 6 mesi al “Mazzoni” – dice ancora – è in corso un sistema di controllo mensile sull’appropriatezza dell’attribuzione dei codici, dal quale si evince che il nostro triage ha un elevato livello di appropriatezza».

Il Pronto Soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli

I CODICI DEL PRONTO SOCCORSO – Con il primario riepiloghiamo i colori dei codici. Il codice bianco riguarda i casi inequivocabilmente non urgenti che possono essere risolti dal medico di base o dalla guardia medica. L’utente in questo caso deve pagare il ticket per la prestazione ricevuta. L’attesa può essere di molte ore. Si parla invece di codice rosso in caso di parametri vitali alterati ed elevato rischio per la vita. Non ci sono tempi di attesa. Tra i due ci sono gli intermedi. Il codice verde è per le patologie di bassa gravità e con scarsissima potenzialità evolutiva in senso negativo. Seppure anche in questo caso si è lontani dal concetto di urgenza, il ticket nelle Marche non si paga, come accade invece in altre regioni. Sempre molto lunghi i tempi di attesa. Il codice giallo si assegna ai pazienti con parametri vitali nella norma o poco al di sotto ma a rischio di repentino peggioramento.

«Secondo le linee guida nazionali questi utenti andrebbero visitati entro 20 minuti – precisa il direttore – ma non sempre è possibile. L’Asur Marche sta portando avanti un progetto per il contenimento progressivo dei tempi di attesa dei codici verdi e gialli e che prevede l’aumento del numero dei medici operanti contemporaneamente in pronto soccorso, più stanze adeguatamente attrezzate, più spazi per l’osservazione dei codici gravi in attesa di definizione, contrazione dei tempi per consulenze ed esami di laboratorio e radiologici, posti letto nei reparti sempre disponibili. Aggiungo che a fronte di tutto questo dovrebbe concretizzarsi un accorciamento delle dimissioni dai reparti ed una più capillare azione di filtro sui pazienti da parte della medicina territoriale».

L’unità ospedaliera complessa diretta dal dottor Renzi, cioè pronto soccorso e medicina d’urgenza, conta 13 medici (12 tra due mesi) più il primario, 41 infermieri e 16 ausiliari. Medicina d’urgenza ha 13 posti letto, destinati ai pazienti in regime di ricovero ordinario, che dovrebbe risolversi in 72 ore, o in osservazione breve per massimo 24 ore. «Tempi difficili da rispettare – denuncia il direttore – anche per la modifica del profilo del paziente, sempre più in là con gli anni, e per il rapido prevalere di malattie cronico degenerative».

(2 – fine)

Accessi da record al Pronto Soccorso La sfida di Renzi: «Trovare nuovi medici»


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