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Ciip, Astea e Tennacola insieme
per gestire acqua e fanghi
(Foto e video)

FERMO - Tre gestori del servizio idrico insieme. Tre realtà proiettate ad essere un unico interlocutore rispetto a tutto quello che riguarda la gestione dell'acqua e la depurazione. Di questo si è discusso stamane nell'incontro promosso da Ciip, Tennacola e Astea all'interno di Tipicità, coordinato dal giornalista Gilberto Pambianchi.

 

L’unione fa la forza. Lo hanno capito Ciip, Astea e Tennacola, gestori del servizio idrico in tre aree del centro sud delle Marche. Hanno dato vita nel 2018 ad un contratto di rete, ribattezzato unione idrica Marche, con lo scopo di efficientare i servizi, abbattere i costi e condividere i problemi che interessano il comparto. Una realtà che conta su 98 comuni, 535mila persone ed oltre 280mila utenti. Di questo stamattina si è discusso all’interno di Tipicità nel talk voluto dalle tre aziende: Acqua potabile e servizi idrici. Occasione per fare il punto del progetto che ha mosso i primi passi alcuni mesi fa e per spiegare i vantaggi di una aggregazione che mantiene inalterata l’autonomia dei tre gestori. «Parlare la stessa lingua e rappresentare un terzo della popolazione marchigiana -spiega Fabio Marchetti, amministratore delegato dell’Astea- siamo partiti da questa convinzione. Il nostro statuto è però aperto anche agli altri gestori. Se siamo riusciti a fare questo percorso è perché c’è il massimo rispetto tra le tre società».

Amministratori lungimiranti che hanno investito per fare un altro salto di qualità. A maggior ragione ora che parte del territorio si trova a fare i conti con gli effetti del sisma. E quindi ecco la necessità di fare innovazione seppur in un sistema normativo complesso. «Siamo partiti dal basso -ha ricordato il presidente della Ciip Spa, Giacinto Alati- per arrivare ad un accordo di rete che in prospettiva interesserà non solo l’acqua ma anche la gestione dei fanghi ad esempio. Dobbiamo allora conciliare l’esigenza di offrire un servizio migliore alla comunità con l’abbattimento dei costi, coordinando il tutto in un contesto normativo regionale. Queste aziende con molta umiltà provano a fare la politica dei piccoli passi cercando l’aiuto della regione e degli amministratori». Non solo gestione, tuttavia. Chi si occupa di acqua sa di dover fare i conti con il sisma. E qui scendono in campo ricercatori e scienziati. Il professor Gilberto Piambanchi dell’Università di Camerino ha spiegato cosa è avvenuto dopo il terremoto del 2016.

«La qualità delle acque di queste zone è ottima -ha detto- poi sono arrivati cambiamenti climatici, periodi di siccità ed infine il terremoto. Nonostante tutto questo, le tre società stanno gestendo la risorsa in maniera corretta. Il terremoto ha creato senza dubbio dei problemi. Abbiamo serbatoi di acqua consistenti a 4 km di profondità, ma abbiamo anche ipocentri  a 8 km di profondità e ci sono stati importanti spostamenti. Bacini rilevanti come foce di Montemonacno hanno avuto ripercussioni gravissime. L’acqua si è spostata in sostanza verso il Tirreno». A discapito allora del centro sud delle Marche. “E’ auspicabile questa unione di consorzi perché dal punto di vista geologico di può fare un discorso in comune -ha aggiunto il professore di Camerino- e sarebbe auspicabile farlo anche con il versante umbro. Dobbiamo insomma capire quali sono i futuri sviluppi per fare azioni di prevenzione e sapere dove reperire la risorsa”. Un ruolo importante spetta allora alla Regione, un ruolo di raccordo. «La risorsa acqua è un problema che avremo di fronte da qui ai prossimi decenni e non possiamo arrivare molto in ritardo -ha rimarcato Angelo Sciapichetti, assessore regionale all’ambiente- questi interventi vanno nella direzione giusta. Le Marche hanno fatto una gestione ottimale delle risorsa ma adesso dobbiamo guardare al futuro. Nel settore abbiamo cofinanziato interventi per 70milioni di euro. E’ doveroso rimettere al centro del confronto il tema acqua». Anche il presidente del Tennacola, Daniele Piatti, ha posto l’accento sull’ottima gestione delle risorsa da parte dei tre soggetti pubblici coinvolti nell’unione idrica.

Acqua e non solo. Perché la gestione comprende pure reflui e depurazione. Il tema dei fanghi è quello che più interessa in questo momento le società. I tre gestori insieme hanno prodotto qualcosa come 20 mila tonnellate di fanghi nel 2018. Che non possono essere più trasportati nelle discariche. Sergio Paolucci, direttore del Tennacola, lo ha sottolineato. «Abbiamo sperimentato un uso differente. Come fertilizzante e questo ci consente di non consumare energia per trasportarlo in giro. Un fango diventa una risorsa per migliorare la qualità dei terreni. Una delle prime esperienze nel territorio e speriamo e di aver dato un contributo effettivo all’ambiente». Gli ha fatto eco Alati. “Abbiamo speso 2milioni di euro per smaltirli come Ciip. Non possiamo farci più concorrenza. I sindaci quando hanno pensato di fare la Ciip hanno messo da parte i campanilismi per dare un servizio alla collettività. E’ questa la strada da seguire». Il sindaco di Ascoli, Guido Castelli, ha acceso i riflettori sul lavoro svolto «da una compagine industriale che è riuscita comunque a mantenere in capo al pubblico il servizio». Altra questione sul tavolo quella che dovrebbe portare a rivedere l’organizzazione della gestione idrica nelle Marche. Ed ancora Marchetti dell’Astea «Si parla di gestore unico, noi stiamo andando invece verso l’idea di un interlocutore unico, dobbiamo essere riconoscibili mantenendo vive le singole eccellenze». Pambianchi infine ha invitato a riconsiderare un utilizzo delle sorgenti collinari. «La geologia ci viene incontro ma nelle aree collinari ed alto collinari con l’arrivo degli acquedotti molte sorgenti sono state abbandonate  e non hanno fatto altro che infiltrare i versanti ed alimentare il dissesto idrogeologico. Recuperare queste sorgenti per utilizzarle per altri scopi come ad esempio industriale è un’altra strada da percorrere».

 


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