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(Ri)costruzioni e ritardi
Scatta lo sciopero generale

ANCHE DAL PICENO adesione alle 8 ore di fermo del 15 marzo a Roma. Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil: «Dopo 25 anni si fermeranno tutti i lavoratori dei cantieri, delle fabbriche del legno e dell’arredo, delle cave e delle fornaci di tutte le Marche per manifestare insieme»

«Nelle Marche i dati della crisi sono preoccupanti ed allarmanti: dal 2008 al 2018 si sono persi circa 13.000 posti di lavoro ed hanno chiuso circa 3.000 aziende mentre le ore lavorate nelle Marche passano da 25 milioni a 13. A questo quadro desolante si aggiunge che a due anni e mezzo dal sisma solo l’8% circa dei 42.000 edifici danneggiati sono stati ricostruiti». E’questo uno dei motivi per cui anche i lavoratori del comparto delle province di Ascoli  e Fermo parteciperanno allo sciopero generale di 8 ore che si terrà il 15 marzo nei settori dell’intera filiera delle costruzioni: dopo 25 anni si fermeranno tutti i lavoratori e le lavoratrici dei cantieri, delle fabbriche del legno e dell’arredo, delle cave e delle fornaci di tutte le Marche per manifestare in piazza del Popolo a Roma.

Macerie del sisma

Lo comunicano i sindacati Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, pronti a sollecitare nuovamente l’Associazione Nazionale Costruttori Edili ad iniziare la discussione sul contratto integrativo provinciale, dopo che le stesse organizzazioni sindacali hanno presentato la piattaforma del contratto territoriale a dicembre 2017, «senza ottenere alcuna risposta».
«Non è più derogabile -spiegano le sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil- l’inizio della discussione, soprattutto in vista della fase di ricostruzione che interesserà il nostro territorio. Chiediamo pertanto l’apertura della trattativa per definire le migliori condizioni salariali per i lavoratori, per far ripartire il settore dell’edilizia nella legalità, per il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle imprese che hanno investito nel lavoro regolare ed onesto ed accrescere le potenzialità degli enti bilaterali».
«Riteniamo di non poter aspettare ancora una trattativa che tarda ad iniziare, non per mancanza di disponibilità delle organizzazioni sindacali: dopo il 15 marzo siamo pronti a continuare la mobilitazione anche sul territorio. -concludono i sindacati- Il settore dell’edilizia italiano in dieci anni di crisi economica, la più grave dal dopoguerra ad oggi, ha perso oltre 600.000 posti di lavoro, 120.000 aziende hanno chiuso (di cui il 90% piccole e medie aziende) ed in questi mesi stiamo assistendo alla crisi delle grandi imprese di costruzioni, come Astaldi Spa e CMC su tutte, due imprese peraltro impegnate in grandi opere nella nostra regione».

 

 


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