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Danni lievi, la proposta di Crimi
non convince i tecnici

SISMA - L'idea del sottosegretario è di affidare l'istruttoria ai Comuni e rientra nel nuovo decreto sul terremoto

di Monia Orazi

Ricostruzione, fa discutere la proposta di lasciare l’istruttoria per i danni lievi ai Comuni (su base volontaria a scelta dell’ente), avanzata dal sottosegretario con delega alla ricostruzione Vito Crimi. E’ contenuta nel decreto legge sul terremoto che dovrebbe arrivare entro due settimane. Crimi ne ha parlato nei giorni scorsi in commissione Ambiente alla Camera e nel corso dell’incontro di coordinamento sul sisma, nella sede nazionale Anci, il 14 marzo. Tra le altre proposte quella di prevedere 350 nuovi dipendenti da far assumere ai Comuni, soglie più alte per affidare servizi e lavori, il trasferimento della proprietà delle Sae ai Comuni, semplificazione delle procedure ed alcune misure di sostegno all’economia con l’estensione dei benefici della Zona franca urbana.

Vito Crimi ad Ascoli

Nei piccoli centri dell’entroterra, tra i più colpiti dal sisma, dove le abitazioni con danni lievi sono la minoranza e tra perimetrazioni ed altre incombenze il lavoro da fare per gli uffici comunali è notevole, la possibilità che siano direttamente gli uffici comunali a seguire i progetti con danni lievi, suscita perplessità. Filippo Sensi, consigliere comunale di Visso, spiega: «Il decreto dovrebbe prevedere la possibilità dei Comuni di fare le istruttorie delle pratiche B per danni lievi, il Comune dovrebbe poter scegliere di farlo o meno. Questo non mi convince perché le B da noi sono il problema minore, perché la quasi totalità sono già state presentate, si vedano gli elenchi ufficiali dell’ufficio speciale ricostruzione, e in istruttoria o in elenco per essere istruite. Gli uffici tecnici verrebbero chiamati a svolgere funzioni ulteriori: contabili, di ammissibilità a finanziamento – continua Sensi -, di valutazione dell’intervento, che fino ad ora non hanno svolto con il risultato di spostare il problema dall’Ufficio speciale ricostruzione al Comune, rallentare ulteriormente le istruttorie delle B, e di conseguenza anche quella delle E per danni gravi, dove i comuni dovrebbero comunque adempiere agli stessi compiti, in ambito urbanistico, svolti fino ad ora». Sensi lancia la proposta di differenziare l’istruttoria delle pratiche per i centri più danneggiati, attraverso un canale parallelo: «Con 75 pratiche presentate a Visso, tra danni lievi B, danni gravi E ed attività produttive, credo che sia più opportuno velocizzare le istruttorie in corso nella sede in cui si trovano, nell’ufficio speciale ricostruzione, individuando un canale preferenziale per i comuni più danneggiati e impegnare tutti gli organici attuali di questi comuni e l’eventuale personale aggiuntivo sulla ricostruzione pesante di edifici singoli ed in aggregato». A Visso la ricostruzione sta seguendo un canale alternativo alle perimetrazioni, a cui il Comune ha rinunciato, per individuare aggregati di edifici, di cui i primi 19 sono stati approvati in consiglio comunale a febbraio, l’obiettivo è quello di velocizzare il processo di ricostruzione, evitando di attendere i circa due anni previsti per i piani attuativi.

Roberto Di Girolamo

Gli fa eco l’ingegnere camerte Roberto Di Girolamo che segue i temi del sisma per l’Ordine degli Ingegneri: «La nave affonda. Le misure annunciate da Crimi sono la tempesta perfetta in un bicchiere d’acqua. Passare i comuni le pratiche B vuol dire affogare i comuni piccoli già oberati da pratiche e rendicontazioni assurde, questo vuol dire aumentare il ritardo e aiutare i grandi comuni, quelli maggiormente strutturati. I comuni veramente danneggiati, cioè quelli con almeno il 70% di famiglie fuori casa, la ricostruzione leggera (le B) sono minoranza il problema sono i progetti di ricostruzione pesante (le E)». Per l’ingegnere camerte il problema sta nelle norme tecniche che non contemplano alcune tipologie di danno e nel fatto del poco “peso” dei centri più colpiti, che hanno pochi abitanti: «Il problema della ricostruzione che non parte è causato da norme tecniche sbagliate, i danni del nostro costruito che non esistono nelle norme, non è contemplata la muratura a sacco, non sono complete le lesioni orizzontali di traslazione, non si tiene conto di murature che non possono essere considerate per la loro fattezza e consistenza come strutturali, non sono considerate le frane non censite e pertanto c’è l’obbligo di ricostruire su terreni instabili, i costi parametrico sono insufficienti ad una ricostruzione di qualità. Tutto questo ed altro sono due anni che i tecnici lo dicono, lo scrivono, ma la politica è sorda, i comuni maggiormente colpiti con più del 70 per cento di famiglie fuori casa pesano 18mila abitanti, questo è il problema. La strategia è lasciare affondare la nave, non è conveniente salvarla».


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