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Tesori longobardi
di Castel Trosino,
si apre il dialogo con Roma

ASCOLI - Firmato il rinnovo della convenzione tra Comune e Museo delle Civiltà sui reperti rinvenuti nel 1893 e conservati nella Capitale. Tra i punti nodali, il deposito temporaneo a fini espositivi gruppi di materiali a Forte Malatesta
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di Luca Capponi 

«Dobbiamo entrare nell’ottica che non si tratta della divisione del “tesoro dei pirati”; Roma, in quanto vetrina turistica e punto di riferimento, ha bisogno di tenere i reperti longobardi nel Museo delle Civiltà anche per pubblicizzare le altre località di riferimento, come appunto Ascoli e Nocera Umbra. Ciò non toglie, però, che sull’onda di questo nuovo e si spera proficuo rapporto di collaborazione in futuro possano esserci progettualità che prevedano la rotazione di parte dei reperti nei due siti». Si apre uno spiraglio sul tesoro longobardo rinvenuto a Castel Trosino nel 1893 e da sempre conservato nella Capitale. Un gruppo di manufatti storici, ritrovati dove prima c’era una necropoli, sui cui, nel corso dei decenni, si sono aperte discussioni di ogni tipo, tra richieste di restituzione, petizioni, appelli in Parlamento e chi più ne ha più ne metta.

La firma della convezione. Da sinistra Gambari, Castelli, Antonini e Papetti

Le parole del direttore del Museo delle Civiltà di Roma (ex Museo dell’Alto Medioevo), Filippo Gambari, nominato giusto un paio di anni fa, forse per la prima volta gettano un ponte vero tra il Piceno e la Capitale. Occasione di confronto pubblico sul tema si è avuta in occasione del rinnovo della convenzione che venne stipulata nel 2003/2004 con la Soprintendenza di Ostia e che oggi vede invece coinvolti il Museo ed il Comune. Per il resto, le differenze principali riguardano la natura del rapporto. «Si passa da un accordo di mero “deposito” ad uno che punta sulla valorizzazione, anche in virtù del fatto che nel frattempo abbiamo dato vita al Museo dell’Alto Medioevo al Forte Malatesta» spiega il sindaco Guido Castelli.

Uno dei tesori ascolani conservati a Roma (foto di Carlo Perugini)

Con lui ci sono anche il professor Stefano Papetti e l’ex assessore alla cultura Andrea Antonini, che ha seguito la vicenda a cavallo degli anni duemila, l’assessore alla cultura attuale Piersandra Dragoni e il sindaco di Nocera Umbra Giovanni Bontempi, altra località longobarda i cui reperti sono a Roma.
Nella convenzione, ci sono diversi spunti interessanti; al punto 1 si dice che il Comune potrà esporre al Forte in maniera temporanea e a rotazione “gruppi significativi di materiali della necropoli di Castel Trosino preventivamente concordati”, mentre al punto 5 si specifica che questi “depositi” avranno durata quinquennale. Infine, al  6, ecco che “al fine di favorire la valorizzazione dei reperti di Castel Trosino in relazione al territorio locale, i musei anzidetti attueranno iniziative e progetti congiunti di elevato interesse culturale, anche avvalendosi del personale scientifico del Museo delle Civiltà, e faciliteranno lo scambio di visite e attività didattiche per un pubblico vasto e per le scuole. Inoltre, i musei si impegnano altresì a concordare la condivisione e lo scambio di prodotti di varia natura (multimediali, tecnologie informatiche, carteci, ecc.), già esistenti o in fase di progettazione, finalizzati alla valorizzazione dei reperti della necropoli di Castel Trosino”.
Ora, nell’attesa che anche il sito originario di Castel Trosino venga rimesso in sesto (vedi articolo sotto), è lecito sperare che alle parole seguano i fatti. Dopo oltre un secolo di attesa.

Un tesoro dimenticato: la necropoli barbarica di Castel Trosino


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