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Attacco notturno di animali selvatici:
uccise sette pecore, le altre fuggono via

ASCOLI - Di nuovo nel mirino l'allevamento di Antonio Ricciotti a Case Rosse di Poggio di Bretta. Sul posto il servizio veterinario dell'Asur e i Carabinieri Forestali. La Coldiretti: "Il Piano Lupo? Serve la stessa riesponsabilità per difendere allevatori e pastori"

Una delle pecore sbranate nell’allevamento di Ricciotti

Sette pecore sono state uccise, molte altre sono fuggite via terrorizzate e c’è voluta un’intera giornata per ritrivarle. E’ accaduto anche stavolta nell’allevamento di Antonio Ricciotti, ad Ascoli, in località Case Rosse di Poggio di Bretta. Ad ucciderle sono stati degli animali selvatici, probabilmente dei cani inselvatichiti, che spesso vengono confusi con i lupi. Dopo la sgradita sorpres  al titolare non è rimasto che allertare il servizio veterinario dell’Asur di Ascoli e i Carabinieri Forestali per denunciare l’accaduto.

Un mese e mezzo fa (era il 19 gennaio), nello stesso allevamento, si era verificata un’autentica strage con oltre cento pecore morte tra quelle uccise dagli animali e rimaste intrappolate nella ressa mentre fuggivano. Per attenuare l’eterno conflitto allevatori-animali selvatici, la Regione ha previsto una serie di finanziamenti per agevolare l’acquisto di recinzioni, dissuasori e cani da pastore. «A prescindere che si tratti di lupi o cani inselvatichiti – dice Alessandro Visotti, direttore della Coldiretti Ascoli-Fermo – serve che la Regione Marche preveda l’istituzione di una zona cuscinetto oltre le aree montane già previste perché i selvatici alla ricerca di cibo si spingono anche vicino ai centri abitati, come nel caso di Case Rosse».

Per Coldiretti è l’occasione per commentare il “Piano Lupo” appena presentato dal ministro dell’Ambiente allo scopo di ripristinare una situazione di equilibrio. “Serve la stessa responsabilità nella difesa degli allevamenti e dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Non si possono lasciar morire pecore e vitelli – insiste la Coldiretti – e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne. La presenza di branchi di lupi sta scoraggiando in molte aree l’attività di allevamento”.


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