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Whirlpool, buste paga dimezzate
La Fiom: «Intervenga la Regione»

COMUNANZA - Il segretario Alessandro Pompei: «Vogliamo sapere del presente, a che punto sono gli investimenti, l’introduzione di nuove piattaforme e quali i tempi di attuazione. Ma ci preoccupiamo anche per il futuro. Gli incentivi all’esodo, come sono stati accolti dai dipendenti? Che impatto avranno sul tessuto sociale del sito produttivo?»

di Maria Nerina Galiè

La Fiom provinciale di Ascoli denuncia una contrazione salariale ormai insostenibile per i dipendenti dello stabilimento di Comunanza e che si riversa negativamente sull’intero territorio. Con una lettera del 2 aprile, il sindacato chiede a Ceriscioli di integrare il salario perso che solo nel mese di marzo è stato del 50%. Ancora nessuna risposta dai vertici aziendali sull’incontro per monitorare l’andamento del piano industriale 2019-2021.

Alessandro Pompei

Buste paga dimezzate, oltre 10 anni di sacrifici e meno potere di acquisto da riversare sul territorio. E’ questo lo scenario per i dipendenti Whirlpool di Comunanza a pochi mesi dal rinnovo del piano industriale 2019-2021 che prometteva investimenti per rilanciare, non solo salvare, lo stabilimento intorno al quale ruota l’economia di buona parte dell’entroterra piceno e fermano. E’ la Fiom a denunciare una situazione sempre più gravosa (leggi l’articolo del 21 marzo) ed a chiedere alla Regione Marche, con lettera inviata il 2 aprile dalla segreteria provinciale di Ascoli, di intervenire al più presto per integrare la perdita dello stipendio con misure già adottate in altre realtà nazionali.
«Lo spirito del sindacato che rappresento – commenta Alessandro Pompei, segretario provinciale – è di coniugare le attività della fabbrica con il territorio con cui essa interagisce. Impoverire i dipendenti Whirpool vuol dire diminuire la loro capacità di spesa a svantaggio dell’economia dell’intera zona, che come se non bastasse paga ancora le conseguenze di un sisma devastante».
Il mese di marzo è stato particolarmente magro per i lavoratori che non hanno superato il 50% delle ore. Troppo per starsene con le mani in mano secondo Pompei, promotore insieme con i colleghi delle altre sigle di un incontro con i vertici aziendali per monitorare l’andamento del piano aziendale. Nessuna risposta ancora alla lettera inviata il 13 marzo.

Lo stabilimento di Comunanza

«Vogliamo sapere – dice ancora il sindacalista della Cgil – del presente, a che punto sono gli investimenti, l’introduzione di nuove piattaforme e quali i tempi di attuazione. Ma ci preoccupiamo anche per il futuro. Gli incentivi all’esodo, come sono stati accolti dai dipendenti? Che impatto avranno sul tessuto sociale del sito produttivo?». C’è chi parla di 50 persone ormai con un piede fuori dalla porta dello stabilimento di Villa Pera. Ma qualcuno corregge affermando che ce ne sono già 80 pronte a lasciare entro il 30 giugno per non lasciarsi scappare gli 85.000 euro promessi in cambio.
«Sono domande le nostre – conclude Pompei – a cui qualcuno deve rispondere, così come era negli accordi che abbiamo sostenuto all’interno dello stabilimento piceno».


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