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Ciccioli rassicura Marco Fioravanti:
«Sul candidato sindaco
nessun passo indietro»

ASCOLI - Il portavoce regionale di Fratelli d'Italia e la scelta operata da Roma sull'attuale presidente del Consiglio comunale. «Anche Arrigoni vuole l'unità del centrodestra, e domani incontrerò Fiori: impossibile modificare quello che ha deciso il tavolo nazionale»

Il recente incontro di Fratelli d’Italia a Monticelli: Carlo Ciccioli è il secondo da sinistra

di Adriano Cespi

«Sul sindaco nessun passo indietro. Salvini, Berlusconi e Meloni hanno stabilito che Ascoli spettasse a noi e che Marco Fioravanti fosse il candidato del centrodestra unito. Il resto sono solo speranze andate in fumo e delusioni che comprendo e che sono convinto rientreranno presto. Anzi sono già rientrate».

Carlo Ciccioli

E’ un Carlo Ciccioli sereno quello che ci risponde al telefono. Un politico esperto (consigliere regionale dal 2000 al 2005 e parlamentare dal 2006 al 2013) che conosce bene la realtà ascolana, ma anche quella nazionale. E sa destreggiarsi tra dinamiche locali e mal di pancia personali. Portavoce regionale di Fratelli d’Italia, Ciccioli è stato il grande tessitore dell’incoronazione del giovane presidente del Consiglio comunale a papabile primo cittadino per il centrodestra. «Ieri ero ad Ascoli per un convegno medico e ho incontrato il sindaco, Guido Castelli ed il vice sindaco, Donatella Ferretti, presenti anche loro – sottolinea Ciccioli – e mi sono fatto un quadro completo della situazione. E’ chiaro che quando viene candidato un esponente di un partito si possono creare malcontenti e delusioni tra gli alleati. Fa parte della politica. Proprio per questo proponemmo, in un’ottica di candidatura scelta dagli ascolani, le primarie. Proposta che però ci fu bocciata sia dalla Lega che da Forza Italia. A questo punto con la ratifica nazionale di Fioravanti non si può certo buttare tutto all’aria e ritornare daccapo. E’ materialmente impossibile».

Marco Fioravanti (a destra) con Francesco Acquaroli, deputato di Fratelli d’Italia questa mattina ad Ascoli in occasione dell’inaugurazione del nuovo spazio in viale De Gasperi

IL TAVOLO ROMANO ED IL MOSAICO DA COMPLETARE

Il riferimento di Ciccioli va alla firma apposta dai tre leader del centrodestra: Salvini, Berlusconi e Meloni sui nomi scelti per decine e decine di Comuni oltre che per la Regione Piemonte. «Per questa tornata elettorale sono state diverse le città sulle quali si è discusso e si è aperto il tavolo nazionale – spiega il leader marchigiano di Fratelli d’Italia – tra queste Ascoli. Ma c’erano anche Firenze, Bergamo, Pescara, Cagliari. E la Regione Piemonte. Ebbene, per ogni realtà si è creata una lunga trattativa fatta di richieste, contro richieste, polemiche locali. Noi, ad esempio, avevamo chiesto Bergamo per un nostro esponente, Andrea Tremaglia (nipote di Mirko, ex deputato Msi, prima, e An, poi, ndr), ma alla fine si è imposto Salvini e la candidatura è finita alla Lega. Come Firenze, anche in quel caso Salvini è stato irremovibile. Forza Italia, invece, ha voluto fortemente Pescara e la Regione Piemonte ed è stata accontentata. A quel punto per noi si sono prospettate Cagliari e Ascoli, soluzioni che abbiamo colto a volo. Tra l’altro il capoluogo Piceno rientrava, proprio, tra le nostre città richieste. Anche per via di Fioravanti che è una candidatura forte e che, sono sicuro, farà vincere il centrodestra». Un racconto chiaro e dettagliato di quanto accaduto al tavolo romano quella di Ciccioli che fa, finalmente, chiarezza sull’incoronazione del giovane presidente del Consiglio comunale. «Capite anche voi – continua Ciccioli – che riaprire il tavolo solo per Ascoli diventa un’impresa pressoché impossibile. Significherebbe sparigliare un puzzle composto da 31 Comuni che, tra tante difficoltà, è stato alla fine completato». Tutto questo però non può essere compreso dalle basi forzista e leghista ascolane che con forza rivendicano per loro la candidatura.

Marcello Fiori (Forza Italia) e Paolo Arrigoni (Lega)

INCONTRO CICCIOLI-FIORI DOMANI AD ANCONA

«Ripeto – puntualizza Ciccioli – capisco gli elettori del centrodestra di Ascoli. Anche per questo siamo stati quelli che più di tutti ci siamo battuti affinché la scelta restasse sul tavolo locale. Mentre gli altri, magari convinti di avere più forza e potere a livello nazionale, hanno ammorbidito pian pianino la loro posizione. Comunque, mi sembra che questa frattura si stia a poco a poco ricomponendo. Del resto se vogliamo vincere le elezioni e fare in modo che Ascoli non finisca al Pd o al M5S dobbiamo restare uniti e compatti. Ho sentito il commissario regionale della Lega, Paolo Arrigoni e mi ha detto che loro, comunque, sono per l’unità della coalizione: situazione chiusa, dunque». Troppo ottimismo quello del portavoce Fdi, o chiara realtà? All’appello mancano, infatti, Forza Italia e le liste civiche. «Domani incontrerò Fiori (commissario marchigiano del partito di Berlusconi, ndr) al congresso di Ancona di Forza Italia e naturalmente parleremo anche di Ascoli. E sono sicuro che resterà tutto così com’è. Circa le liste civiche, invece, devo dire che la brillante idea che ebbe Castelli nel 2014 di spacchettare il centrodestra adesso si è rivelata dolorosa perché ognuno pensa di essere leader di un partito».

Il sindaco Guido Castelli

VOTO REGIONALE E POSSIBILI SCENARI

Ma tra polemiche, mosaici da completare, e caso Ascoli da chiudere, con Ciccioli abbiamo cercato di capire i possibili scenari futuri in chiave Regione Marche. E ne è uscito un quadro estremamente chiaro. «Sul voto in Regione è tutto aperto – spiega il leader della Destra marchigiana – e questo perché come Ascoli anche le Marche rientrano in un quadro più ampio che passa per la Toscana, per l’Emilia Romagna, per la Calabria, ma anche per il Lazio. E vi spiego perché. Salvini ha già detto chiaramente che, così come Forza Italia ha voluto fortemente il Piemonte, lui pretende per la Lega le regioni rosse, e cioè Toscana (si vota nel 2020, ndr) ed Emilia Romagna (si vota a novembre, ndr). Non ci piove, su quelle due amministrazione si è detto irremovibile. La Calabria (si vota a novembre, ndr), invece, molto probabilmente andrà a Forza Italia. A questo punto per noi rimarrebbero le Marche (si vota nel 2020, ndr). Ma siccome, molto probabilmente, almeno questa è una mia idea, Zingaretti il prossimo anno si dimetterà da governatore del Lazio noi, a quel punto, chiederemo quella Regione lasciando le Marche, molto probabilmente, a Forza Italia». E per il sindaco Castelli, così, si aprirebbe una strada in discesa verso la candidatura a governatore delle Marche. A meno che il voto europeo di maggio non destabilizzerà il centrodestra e romperà assetti e alleanze.


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