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Gioco d’azzardo, la piaga si allarga
nel Piceno: quanto si spende
e quante persone sono in cura
per combattere la dipendenza

UNA PATOLOGIA che colpisce sempre più le famiglie e allarma gli addetti ai lavori. L'indagine della cooperativa Ama Aquilone. L'assistente sociale Maria Aureli: "Il fenomeno si sta espandendo anno dopo anno". Il rischio di finire nelle mani di strozzini e gente senza scrupoli
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di Adriano Cespi

Una macchina per fare soldi. Tanti, immediati, e, anche, detassati. Il gioco d’azzardo, la nuova frontiera del denaro facile. Dove le maglie della giustizia non incidono, non vincolano, non vietano. E dove tutto è legale. Permesso dal legislatore. Dalle slot machine, alle scommesse, dai gratti e vinci, tanto cari alle nonne, al gioco del lotto. Tutto è lecito. E’ sufficiente un gesto, quello di tirare fuori gli euro dal portafogli, tanti, pochi, dipende dal grado di dipendenza della persona, e affidarsi alla fortuna, al sogno di diventare, improvvisamente, ricchi. Sogno appunto, perché il risveglio è sempre amaro. E per alcuni, addirittura, devastante. Proprio così, devastante, perché quegli ulteriori quattrini spesi, spesso, sono frutto dell’ennesimo prestito, magari ottenuto dallo strozzino di turno, o incassati da attività non proprio lecite.

L’assistente sociale Maria Aureli

«E’ la fine che fanno tutti quei giocatori incalliti, che noi chiamiamo patologici – spiega Maria Aureli, assistente sociale della cooperativa Ama Aquilone e responsabile dello sportello informativo e dei gruppi terapeutici – padri di famiglia, ma anche madri, anziane e giovani che sprofondano nella dipendenza e che per procurarsi il denaro da buttare nella prossima scomessa farebbero qualsiasi cosa. Il gioco d’azzardo, del resto, non “discrimina”, colpisce tutti. E la sua diffusione, soprattutto in questi anni di crisi economica, di incertezza per il futuro, e di precarietà provocata, anche, dal terremoto, aumenta. Diventando una sorta di ‘momento’ d’evasione, di fuga dalla realtà, di “sogno” dove andare a rifugiarsi in attesa del bacio della “dea bendata”. Che, però, non arriverà mai. Una manciata di secondi, infatti, ed ecco arrivare il risveglio drammatico».

Con sempre più problemi di natura economica. Come spiegare alle proprie mogli o ai propri mariti, ai figli, che anche gli ultimi spiccioli sono finiti? Come far fronte ai debiti contratti con le banche o, addirittura, con gli usurai? Come proteggere la propria casa dal pignoramento? «E’ la situazione che vivono questi giocatori malati – continua la Aureli – e ci siamo accorti che proprio nei momenti di crisi la piaga si allarga. Noi lo chiamiamo effetto L’Aquila. Dopo il sisma del 2009, infatti, ci siamo accorti che le vittime da gioco d’azzardo, in quel territorio, sono aumentate in modo esponenziale. Quando viene a mancare tutto, quando la sicurezza del futuro sparisce, quando le certezze si affievoliscono, il cervello va in tilt e molti reagiscono tentando la fortuna. Quasi sempre con risultati pessimi. Perché il gioco vince sempre, poche volte si esce vincitori. E quando lo si fa, subentra il desiderio di vincere di più e di investire quei soldi appena incassati nelle slot machine».

GIOCO D’AZZARDO, UN’INDUSTRIA MAI IN CRISI E DETASSATA

Ma vediamo come incide il gioco d’azzardo nel portafogli degli italiani e, soprattutto, dei piceni, da Ascoli a San Benedetto fino all’entroterra montano. Entriamo allora in questa giungla di numeri a nove zeri, di cifre da capogiro che parlano di un fenomeno enorme che muove una mole di denaro impensabile. Secondo i dati raccolti dalla cooperativa Ama Aquilone emerge, infatti, che in Italia, ogni anno, si spendono decine e decine di miliardi di euro per giocare d’azzardo in modo patologico. E con un trend in continuo aumento. Nel 2014 ad esempio dalle tasche degli italiani sono usciti 84,485 miliardi di euro (1.390 euro a testa, neonati compresi). Nel 2016 la cifra è salita a 95 miliardi di euro, nel 2017 a 101 miliardi, e nel 2018, addirittura, a 107 miliardi di euro. Se pensiamo che il blocco dell’aumento dell’Iva, per non far scattare le clausole di salvaguardia introdotte nel 2011 dall’allora governo Berlusconi, costa all’attuale governo Conte qualcosa come 23 miliardi di euro, capiamo bene di che cifre stiamo parlando.

Ma per un incasso complessivo da parte dei concessionari di 107 miliardi di euro, lo Stato quanto prende? “Nel 2017 – si legge nella relazione dell’Ama Aquilone – gli incassi per lo Stato Italiano sono stati di 10 miliardi circa, 6 dei quali, però, subito riutilizzati per coprire la spesa derivante dai danni sociali e sanitari provocati dal gioco patologico”. Come si vede rispetto ad una mole enorme di quattrini pari a 107 miliardi di euro allo Stato sono rientrati appena 10 miliardi. Insomma briciole: perché? «Semplice – risponde l’assistente sociale – perché la tassazione per quel settore è bassa, al 10%».

ECCO QUANTO SI SPENDE DI MEDIA AD ASCOLI, A SAN BENEDETTO E NELL’ENTROTERRA

Non solo dati nazionali. L’Ama Aquilone disegna un quadro economico del gioco d’azzardo patologico anche per il Piceno, da Ascoli, a San Benedetto, fino all’entroterra. Nel capoluogo, ad esempio, nel 2016 la spesa complessiva pro capite è stata di 1002 euro solo per le slot machine, di cui 591 euro per le macchinette che ricevono le banconote e 411 per quelle dove, invece, si possono inserire esclusivamente soldi spicci. Con 459 apparecchi gioco attivi. Se scendiamo in Riviera vediamo che i numeri, seppur di poco, aumentano. A San Benedetto, infatti, sempre lo stesso anno, sono stati spesi, di media da ogni residente, 1.023 euro (537 euro in banconote e 486 in spicci). Un anno dopo la media è cresciuta. Nel 2017, tra slot machine e giochi gestiti dallo Stato, ad Ascoli sono stati spesi mediamente 1.726 euro, a San Benedetto di più, 1.967 euro, e a Comunanza, addirittura, 2.129 euro solo per le slot machine. E secondo una ricerca 2017-2018 dell’Ispad (International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes) il 42,8% della popolazione italiana tra i 15 ed i 64 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi 12 mesi spendendo circa 17 milioni di euro. “A fine anno – puntualizza Aureli – renderemo noti i dati per il 2019 che dimostreranno come il fenomeno non tende a diminuire, ma, anzi, a crescere. Espandendo il raggio d’azione, in particolare a San Benedetto, verso internet, le scommesse sportive, ed il lotto istantaneo”.

Ludopatico in azione

ECCO QUANTE PERSONE SONO IN CURA PER COMBATTERE LA DIPENDENZA DA GIOCO

I Servizi territoriali per le dipendenze patologiche di Ascoli e San Benedetto dell’Area Vasta 5 dell’Asur Marche, nel 2018, sono intervenuti per prendere in cura 38 persone (29 maschi e 9 femmine) ed accogliere 37 familiari che sono arrivati in ambulatorio per denunciare la condizione patologica della dipendenza del proprio parente (marito, moglie, figlio, genitore). “Solitamente – spiega Aureli – riceviamo persone che vengono da noi quando sono ormai in una situazione grave, se non gravissima. Cioè quando la dipendenza è forte ed il bilancio economico familiare gravemente compromesso dalla patologia per il gioco. L’appello che mi sento di fare, allora, è di non aspettare quando ormai si è con l’acqua alla gola, ma di rivolgersi a noi subito, o almeno il prima possibile”. Anche la cooperativa Ama Aquilone, infatti, ha iniziato un’attività di consulenza, ascolto, cura e riabilitazione attraverso quattro sportelli gratuiti per giocatori patologici e loro familiari ai quali hanno fatto ricorso, lo scorso anno, 80 persone che sono state subito prese in carico dal team di psicologi e assistenti sociali. I gruppi terapeutici, poi, hanno ricevuto, sempre nel 2018, oltre 30 contatti (16 giocatori e 16 familiari). Per quanto riguarda, invece, l’aspetto della prevenzione sono state raggiunte nel progetto scuola 5000 persone tra insegnanti, genitori e studenti delle scuole medie e superiori.

ALLARME USURA

La Fondazione antiusura Mons. Traini di San Benedetto, nell’ottica della prevenzione dei giocatori d’azzardo patologici, si occupa di accogliere persone e famiglie che versano in condizioni di indebitamento e che sono, quindi, facilmente preda di strozzini e di gente senza scrupoli. La Fondazione utilizza, in questo ambito, i fondi previsti dalla legge 108/96 (prestito a medio termine). Ebbene, nel 2018, la Mons Traini è stata raggiunta da oltre 150 persone in difficoltà per indebitamento grave.

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