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Malumori interni ai Cinquestelle
Tamburri replica: «Qualcuno sta facendo
interessi politici esterni al M5S»

ASCOLI - Il consigliere pentastellato analizza anche il voto del 26 maggio: «Col 13% contro il 7% del 2014 abbiamo raddoppiato i consensi. Centrando il miglior risultato conseguito da un candidato sindaco appoggiato da una sola forza politica e non da una miriade di liste»
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Massimo Tamburri (Foto Vagnoni)

di Adriano Cespi

«Ad elezioni concluse ci sono sempre degli scontenti. E’ naturale che sia così. Ci sono nel campo dei vincitori, che mi sembra non riescano a mettere in piedi una giunta per quanti galli ci sono a cantare, figuriamoci tra i perdenti». Massimo Tamburri, consigliere comunale del M5S, commenta così l’articolo pubblicato da Cronache Picene su una resa dei conti post voto interna al Movimento. Che vedrebbe un piccolo gruppo additare proprio lui come uno dei responsabili della sconfitta del 26 maggio.

«Nel vostro articolo avete parlato di richiesta di un’assemblea – continua Tamburri – ebbene di assemblea ce n’è stata già una e ce ne saranno anche altre che verteranno sui problemi cittadini, che sono tanti e sui quali continueremo a porre la nostra attenzione. Per quanto riguarda questo gruppo dico che il M5S è un movimento libero e democratico dove ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero e la propria idea, anche chi non è un attivista. Come appunto coloro che stanno esternando questi malumori, che io definirei, al contrario di simpatizzanti, “antipatizzanti”. Però, battute a parte, considero negativo questo atteggiamento per il Movimento e per il modo di fare politica che abbiamo».

Tono pacato, ma concetti chiari ed espressi senza giri di parole, l’ex candidato sindaco pentastellato lancia l’ultimo affondo nei confronti dei suoi denigratori: «Dico solo questo – puntualizza Tamburri – prima è stato tirato fuori il profilo di Eleonora Camela come poco in sintonia col M5S perché figlia di un politico ex Dc. Poi, una volta eletta, è uscita fuori la critica “sì però non si fa vedere, è assente”, anche se ci aveva già avvertito che, frequentando l’Università, in questo periodo avrebbe avuto degli impegni. Infine che abbiamo perso per colpa mia. E allora una domanda te la poni: non è che dietro a queste critiche ci sono interessi politici terzi? E quando dico terzi mi riferisco esterni al Movimento».

Replica terminata, Tamburri passa, quindi, ad esaminare il voto ascolano. Facendo un’analisi attenta e puntuale. «Intanto – sottolinea l’esponente pentastellato – vorrei ricordare che con una lista unica abbiamo preso il 13% dei voti contro il 7% del 2014. Come risultato, questo è nella storia, il migliore fatto registrare ad Ascoli da un candidato sindaco appoggiato da una sola forza politica e non da una miriade di liste, listine e partiti. Ma questa è la legge elettorale e ci dobbiamo adeguare. Quello che, invece, emerge in tutta la sua evidenza è che ad Ascoli il consenso è fermo e ce l’hanno i soliti. Se, infatti, facciamo la somma tra la percentuale di voti presi dai due candidati sindaci di centrodestra, Celani, il 21%, e di destra, Fioravanti, il 37%, ci accorgiamo che sono gli stessi consensi che nel 2014 ottenne il sindaco uscente Castelli, 59%, contro il 58% di Celani più Fioravanti. E questo – aggiunge Tamburri – nonostante tutti gli indicatori economici e sociali parlassero di una situazione drammatica per la città: disoccupazione al 14,5%, doppia della media regionale; povertà in continuo aumento con centinaia e centinaia di ascolani (834 nel 2018, ndr) in fila alla Caritas a chiedere beni di prima necessità; emigrazione all’estero da allarme rosso (sono stati 536 gli ascolani che negli ultimi cinque anni sono dovuti andare oltre confine in cerca di un lavoro, ndr); spopolamento inesorabile, siamo a quota 48mila abitanti. Ebbene – chiosa il consigliere M5S – chiunque avrebbe immaginato la sconfitta di questa classe dirigente. E, invece, no. Non è stato così. Gli ascolani hanno rivotato gli stessi. Come mai? E’ ora che iniziamo a porcelo questo interrogativo».


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