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Coppa Teodori, Scola:
«Speriamo che mio figlio Domenico
possa tornare il prossimo anno»

ASCOLI - La storia di una dinastia. Carlo Scola di Cosenza, figlio di Domenico Scola (senior) vincitore dell’edizione 1977 e pilota che ha fatto la storia del Campionato della montagna. Pilota lui stesso e padre di Domenico Scola (junior) vincitore dell’edizione 2012, che vorrebbe tornare a partecipare ancora il prossimo anno. Ha corso anche Emilio, il fratello di Carlo
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1971: Serafino Panichi premia Domenico Scola

di Giorgio Tabani

Carlo Scola di Cosenza, figlio di Domenico Scola (senior) vincitore dell’edizione 1977 e pilota che ha fatto la storia del Campionato della montagna, pilota lui stesso e padre di Domenico Scola (junior) vincitore dell’edizione 2012, che vorrebbe tornare a partecipare ancora il prossimo anno, se riuscirà ad avere un’auto per poterlo fare. Ha corso anche il fratello di Carlo, Emilio.

Come è nata la passione per i motori? Come si è sviluppata nel tempo?

«In famiglia i motori sono sempre stati il nostro pane quotidiano. Io sono Carlo, figlio di Domenico detto “senior” (prima ancora era noto come Don Mimì) e padre di Domenico “junior” entrambi piloti e peraltro vincitori alla “Coppa Paolino Teodori”: siamo una vera dinastia! Pensi che mio padre ha corso dal 1949 fino al 2011. Era di certo il pilota più importante della Calabria, il più popolare e amato, con record imbattuti per lungo tempo. Protagonista sulle vette di tutta Europa, ha vinto la cronoscalata Rieti-Terminillo, una delle sue gare preferite, nel 2001 a 71 anni dopo oltre trenta partecipazioni. Una passione che ha tramandato al nipote, con cui aveva un rapporto speciale e che ha deciso di lanciarsi in questo sport non a caso già all’età di 6 anni».

Può raccontare la sua esperienza alla Coppa Paolino Teodori?

«Mi ricordo di Ascoli benissimo, ci sono venuto l’ultima volta per mio figlio ma ci venivo già con mio padre che correva negli anni ’70 e posso raccontarvi di una gara organizzata perfettamente, senza sbavature e sempre in miglioramento. Poi che dire degli ascolani, di una cordialità davvero eccezionale, e non lo dico per piaggeria, non ne avrei alcun interesse. Il percorso mi piaceva moltissimo e ci ritorno davvero volentieri. Conosco e apprezzo gli organizzatori di cui ha una grandissima stima. Mio figlio Domenico nel campionato 2017 si è guadagnato sull’asfalto con la sua Osella FA30, gara dopo gara, la vittoria che lo ha incoronato campione assoluto della montagna dopo 35 anni dal primo titolo che il nonno aveva conquistato con la sua Chevron B21 motorizzata Brin Hart 2000. Speriamo per il prossimo anno di tornare a correre la macchina, dopo il 2017, l’abbiamo venduta e dopo aver tentato lo scorso anno il passaggio in pista, si proverà a tornare alle salite. Il problema resta sempre lo stesso: il budget e gli sponsor. Mio figlio ha interpretato fin dall’inizio molto bene il percorso della Coppa Teodori, oltre alla vittoria ci sono stati due secondi assoluti: ora ci manca solo uno sponsor per avere almeno una macchinina per partecipare di nuovo. Ormai è lui l’erede della nostra dinastia familiare, io e mio padre – allora 82enne – smettemmo entrambi nel 2011: lui è giovane, io d’altronde che avrei continuato a fare? Al massimo pulivo la strada».

1974: Domenico “Don Mimì” Scola su March BMW

1980: Carlo Scola, figlio d’arte, su Lola 1000

1982: Domenico Scola

1967: Domenico Scola (390) su Abarth 2000, dietro di lui Sandro Munari (392) su Lancia Fulvia HF Prototipo

1984: Domenico Scola

1984: Carlo Scola

 


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