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Coppa Paolino Teodori,
la nascita di una storica cronoscalata

ASCOLI - La prima edizione risale al 1962, valida solo per il Campionato sociale romano e vede gareggiare 58 piloti. Opera del presidente dell’Aci, Paolino Teodori, la partenza è fissata in viale Marconi e l’arrivo al pianoro di San Marco. L’organizzazione è ottima, nonostante l’epoca ancora pionieristica dell’automobilismo

Foto d’epoca: Erik Banti su Lancia Fulvia HF 1600 categoria GT all’uscita del primo tornante

di Giorgio Tabani

Il 16 settembre 1962 le curve sopra Ascoli traboccavano di gente: l’automobilismo faceva il suo rientro, in grande stile, nel Piceno. Dal “Giro delle Marche” (anni ’20) alla gara in salita di Venarotta, dal “Circuito del Piceno” (1930), alla “Coppa d’Ascoli” fino al “Circuito del Piceno” e a quello cittadino delle Caldaie (1951-55): le gare automobilistiche mancavano ormai da ben sette anni nella nostra Provincia. La nuova cronoscalata Ascoli-Colle San Marco era frutto dell’attento lavoro di Paolino Teodori, già attivo organizzatore e collaboratore dei precedenti appuntamenti motoristici, e storico presidente di quell’Automobile Club di Ascoli attivo fin dal 1914, ottava associazione a nascere nella penisola.

La corsa fu accolta con grandissimo entusiasmo dagli ascolani e dagli appassionati di motori di varie parti del centro Italia, che accorsero in città. Il percorso misurava 10,2 chilometri, con un dislivello di 550 metri e partiva da viale Marconi e via 3 Ottobre per arrivare sul pianoro di Colle San Marco. Rimarrà lo stesso per le prime 25 edizioni, dal 1962 al 1986. In seguito cambierà due volte, spostandosi sempre più in alto lungo la strada provinciale 76 di San Giacomo, che porta verso la Montagna dei Fiori al confine con l’Abruzzo. Dal 1997, per ragioni di sicurezza, si disputano due manches di cinque chilometri da Colle San Marco fino alla linea d’arrivo di San Giacomo: si alternano un tratto guidato e impegnativo nella parte bassa iniziale, fino alla pineta, e gli allunghi veloci nella parte alta.

Nella prima edizione furono 58 le auto al via, con sei classi nella categoria Turismo, quattro nella categoria Gran Turismo e due nella categoria Corse. La competizione era valida per il solo Campionato sociale romano. L’Aci, forte anche della collaborazione e del sostegno delle autorità locali, riuscì già dalla seconda edizione a far promuovere la gara alla validità nazionale: tappa del Campionato Italiano Velocità Montagna (categoria Turismo), del Trofeo della Montagna (Gran Turismo e Sport 1000), del Campionato Italiano Femminile (Turismo) e del Campionato Sociale Romano (Turismo, Gran Turismo e Sport).La cronoscalata acquisì consensi crescenti tanto che i piloti raggiungevano Ascoli qualche giorno prima della corsa per provarne gli insidiosi tornanti. Era usuale, per chi risiedeva lungo il Castellano e nel quartiere delle Caldaie, udire il rombo dei motori nei giorni che precedevano la competizione.

L’atmosfera che in quegli anni respiravano i protagonisti della corsa era quella pionieristica. Rievoca Pietro Laureati, pilota nella prima edizione e per successive 18: «L’organizzazione della gara è stata sempre molto valida. Nonostante il pubblico fosse strabocchevole, era proibito l’accesso ai posti ritenuti più pericolosi. In nessuna maniera, poi, gli spettatori potevano interagire con i piloti. Noi piloti indossavamo una semplice maglia a maniche corte ed un paio di pantaloni. Di casco non se ne parlava e la tuta, quella da operaio, serviva solo per non sporcarsi gli abiti; non certo per la comodità o la sicurezza. L’ho indossata nel corso della Mille Miglia. Ricordo la prima volta delle cinture di sicurezza che furono introdotte alla fine degli anni Sessanta. Erano scomode ed io non le mettevo su».

«Nelle prime edizioni – continua Laureati – le balle di paglia, solitamente fornite da un signore di Castel Trosino, venivano sistemate nelle curve più importanti e pericolose. In una di quelle, all’inizio del tracciato, finì la mia avventura nel 1969. Guidavo un’Alfa Romeo 33, molto pesante. Non disponevo del cambio estraibile Hewland, ma di uno fisso con sei marce stradali ed era difficile cambiare. Arrivai in quinta, scalai, ma invece della quarta entrò la sesta e feci una strage di balle di fieno».

Prove bagnate: Edoardo Lualdi Gabardi, Franco Pilone e Aldo Bardelli partono incolonnati da viale Marconi

Un tratto dell’antico percorso cittadino

La partenza

Gianfranco Valentini su BMW 700 categoria Turismo a pochi metri dal traguardo


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