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Ferruccio, un signore
che ha nobilitato Samb,
Maggioni e Città
Gli va intitolato lo stadio

SAN BENEDETTO - Con la morte di Ferruccio Zoboletti finisce la “Samb dei sambenesettesi”. Fu l’ultimo presidente (il settimo del club rossoblù) che antepose gli interessi della società di calcio, e del Circolo Tennis a quelli personali. Un vero signore la cui parola aveva valore di contratto. Chi lo insultò per fargli svendere la Samb, per favore, eviti il suo funerale

Zoboletti ai tempi d’oro della Samb

di Epifanio Pierantozzi

Con Ferruccio Zoboletti muore la “vera Sambenedettese”! Sì, perché Zoboletti – “Zob” per noi irriverenti di Forza Samb – è stato l’ultimo presidente sambenedettese, lui originario della provincia di Reggio Emilia, e ormai capace di voler bene a questa città certamente più di quei tifosi che, allettati dal canto di sirene che promettevano per prendere, durante una partita intonarono “Zoboletti ladro”. Bene, se c’è mai stato un presidente di calcio che ci ha rimesso di suo, questo è stato senza dubbio Ferruccio. 
Ho conosciuto Zoboletti quando, fondato “Forza Samb”, iniziai a frequentare il “Ballarin” nel settembre del 1973. Posto in tribuna stampa non ce n’era, e così mi accomodavo sulla piccionaia della tribuna. Al mio fianco mi ritrovai così proprio il futuro presidente. Non era un tifoso “contro”, non inveiva, non alzava mai la voce. Bensì guardava con un esterno distacco, ma con passione e partecipazione, la partita.
Se la domenica pomeriggio era dedicata alla Samb, il resto del – poco – suo tempo libero era per il tennis. Non dimentichiamo che, come presidente del Circolo Maggioni, ha portato sui suoi campi di terra rossa i migliori giocatori italiani dell’epoca. A un certo punto ci fu bisogno di un presidente e così Valeri e Ciabattoni (il Gatto e la Volpe per la loro capacità e bravura nel sopravvivere nel mondo del calcio) gli chiesero di accettare, lui vice oresidente, promettendo che il suo impegno sarebbe stato relativo. Accettò, e mise come condizione la presenza di Travaglini come suo vice. Si deve a lui la risalita in Serie B – con la festa promozione finita in tragedia con il “Rogo del Ballarin”, e finì anche imputato per questo – e poi un felice periodo con i giocatori che accettavano la sua parola – come accadeva con i tanti agricoltori che fornivano la verdura alla sua ditta – come, e più, di un contratto.
Un vero signore che, senza forse, certi pseudo tifosi non meritavano. Basti solo ricordare come, incredibile ma vero, quando non poteva fare a meno di regalare due, quattro e anche di più biglietti a chi credeva di meritarli, andava al botteghino e, di tasca propria, li acquistava. Quando venne convinto, o costretto, a vendere la Samb a Venturato, si chiuse con “la Samb ai sambenedettesi”. Sì, lui ha voluto – e lo ha pagato caro – più bene alla Samb, al Maggioni e alla Città, più di tanti che si sono, e si “riempiono la bocca”, senza merito alcuno. Ricordo, come cronista, come durante le interviste non mentiva, anche se non rispondeva quando erano altri che stavano lavorando “dietro le quinte”.
Forse sarà in caso che i sambenedettesi tutti, ma non certo chi organizzò e partecipò a quel vergognoso coro, rendano  l’ultimo saluto a una bravissima persona che tanto ha fatto per questa Città. Come ricordarlo? E’ bene aspettare un po’ e poi, a mente serena, magari pensare a uno “Stadio Ferruccio Zoboletti”, magari con la “sua” Samb tornata in serie B!

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