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Ricostruzione a rischio paralisi
Gli architetti scrivono a Farabollini

PICENO - L'Ordine denuncia una situazione che presenta gravi ritardi: «Non sarebbe onesto ignorare e non aiutare a rimuovere gli ostacoli di carattere normativo e burocratico». Nel mirino anche la mancata istituzione del Tavolo Tecnico Sisma

Una lettera al commissario Farabollini per elencare tutto quello che non va nel processo di ricostruzione post sisma. E’ quella che l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della provincia ha inviato lo scorso 28 giugno, denunciando una situazione «se non di paralisi, di ben grave ritardo».

Piedilama di Arquata, in pieno cratere

«A quasi tre anni dalla prima scossa abbiamo il dovere di far conoscere alcuni aspetti che stanno alla base di una situazione che rischia di rimanere bloccata -spiegano dall’Ordine-. Fino ad oggi il nostro atteggiamento è sempre stato quello della massima collaborazione; naturalmente continuerà ad esserlo, ma non sarebbe onesto ignorare e non aiutare a rimuovere gli ostacoli, di carattere normativo e burocratico che ci sono in questo percorso di ricostruzione. Già in varie occasioni di incontri pubblici e convegni abbiamo espresso le nostre perplessità. Ora proviamo a farlo, cercando di limitare al massimo i tecnicismi».
«Il primo dei rilievi riguarda il cosiddetto “Tavolo Tecnico Sisma”, con la partecipazione dei professionisti locali, a cui avevamo aderito indicando anche un nostro rappresentante, ma non è mai stato ufficialmente istituito -è la prosecuzione-. Il ruolo del progettista è centrale nel percorso di ricostruzione, in quanto è il referente unico e costante a partire dall’incarico iniziale, da parte del privato, fino al termine dei lavori eseguiti dall’impresa edile. Il progettista rileva, anche con costose analisi di laboratorio, le esigenze del fabbricato lesionato, presenta e certifica il progetto alle autorità competenti, interagisce con gli enti locali per chiarimenti e modifiche. Tutto questo senza percepire alcun compenso, che arriverà – forse – in fase più avanzata, investendo energie professionali ed economiche in un rapporto con “lo Stato” che non ritiene opportuno coinvolgerlo nelle soluzione delle problematiche che solo chi sta sul campo è in grado di saper valutare».
«Un altro aspetto contraddittorio riguarda l’agevolazione per interventi mirati al risparmio energetico mentre sono esclusi quelli di “miglioramento e adeguamento sismico”. Siamo arrivati all’estate 2019; non ci sembra che ci siano segnali positivi nel percorso delle ricostruzione; soprattutto non vediamo una strategia chiara di programmazione e possibilità di intervento».


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