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«Valle del Tronto, terra massacrata
I politici facciano anziché chiacchierare»

LO SFOGO di Giulia Panichi Pignatelli, presidente dell'associazione "Le Marche segrete" da anni impegnata nella ricettività col Borgo Storico Seghetti Panichi: «Leggo le promesse degli assessori della nuova giunta di Ascoli, spero di morire vedendo che qualcosa si è fatto per rimediare allo scempio operato su quella che una volta era "La vallata dell'Eden"»

«Io, vecchia signora di 76 anni, sono testimone oculare dello sfacelo che si è compiuto nella Vallata del Tronto e vorrei morire vedendo che qualcosa si è fatto per rimediare allo scempio operato su questa povera terra massacrata. Vederemo di cosa sarà capace questa Amministrazione, oltre che, come sempre, a chiacchierare». E’ duro ma interessante l’intervento di Giulia Panichi Pignatelli, presidente dell’associazione “Le Marche Segrete” e danni impegnata nella ricettività di classe con il Borgo Seghetti Panichi di Castel di Lama. Obiettivo delle sue parole, in particolare, il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti e gli assessori Ferretti (cultura), Stallone (sport e commercio), Acciarri (turismo) e Volponi (qualità della vita).

La vallata del Tronto

«Sono molto felice di leggere le promesse degli assessori della nuova giunta -prosegue-. Negli anni ’60 (quando avevo 17 anni) il ben noto storico dell’arte Pietro Zampetti ancora definiva la Valle del Tronto come “La Vallata dell’Eden”. Ricca di acqua era abitata da caprioli, volpi, lepri ed una quantità di uccelli. La terra nera e sabbiosa consentiva moltissime coltivazioni: dal pomodoro incannato alle barbabietole da zucchero, dalla canapa al tabacco, dall’insalata ai cavolfiori per non parlare delle nostre coltivazioni forti come il grano, l’ulivo e le viti. Tutto distrutto, assieme a tante case coloniche che sì, avevano decisamente bisogno di ristrutturazione, ma non di totale abbattimento».

Giulia Panichi Pignatelli

«La Cassa del Mezzogiorno, arrivò come la salvatrice del territorio, progettando un industrializzazione intensiva che ormai da anni in Francia, in Germania ed altri paesi europei non si attuava più preferendo mischiare in modo meno aggressivo abitativo ed industriale -racconta la Pignatelli-. Cosa ci ritroviamo ora dopo 60 anni di questa politica industriale fallimentare? Capannoni diroccati, in disuso, fabbriche fantasma che, per il 60%, non funzionano più, ma che continuano ad inquinare a livello paesaggistico, culturale, la qualità della vita di tutta la zona. Per questo preciso motivo, la puzza che intossica la vallata, (non si capisce ancora se proveniente da una fabbrica o da una discarica), è l’obiettivo prioritario della vostra Amministrazione».

Un’immagine del Borgo Storico Seghetti Panichi

«Gli assessori al turismo, alla cultura ed alla qualità della vita devono, nella maniera più assoluta, farsi carico di risolvere questo vergognoso problema -ribadisce-. Non parlo solo come cittadina, ma come operatore turistico/culturale che da più di 20 anni si arrabatta per vendere in tutto il mondo, il prodotto “Ascoli e dintorni”. E constatando molto spesso l’espressione di disgusto sui visi dei turisti e operatori del settore alla visione della vallata. Addirittura molti di loro arrivano e ripartono immediatamente per questo motivo».
«Alla distruzione paesaggistica si aggiunge un terremoto, più o meno forte, e anche la puzza insopportabile di non si sa quale provenienza -è la conclusione-. Francamente è comprensibile che Ascoli si spopoli ed i dintorni abbiano il fiato corto sulle prospettive future. Il buon turismo e la cultura del territorio hanno bisogno di maggiore attenzione e soprattutto di meno chiacchiere».

Rifiuti abbandonati lungo la vallata (foto Vagnoni)


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