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«Battisti, il nostro raggio di sole»
Dal beat alla storia della musica:
in viaggio coi Dik Dik

COMUNANZA - La storica band nata nel 1965 si è esibita in piazza Garibaldi ripercorrendo una carriera puntellata di successi come "Sognando la California", "Senza luce" e "L'isola di Wight". Il rapporto con Mogol e Lucio
I Dik Dik cantano

di Luca Capponi

Metti una sera con la storia della musica italiana. Sulla breccia dal 1965. Giancarlo Sbriziolo, Pietro Montalbetti, Erminio Salvaderi: i Dik Dik. Oltre 50 anni di carriera, attraverso le epoche. Spalla a spalla coi grandi. Due su tutti.

I Dik Dik sul palco di Comunanza

«L’arrivo di Lucio Battisti fu il raggio di sole tra la nebbia di Milano -raccontano-. Tra le canzoni che scrisse per noi quando era ancora sconosciuto c’era “Dieci ragazze”, ma dopo avercela sentita suonare disse “E’ mia, la canto io”. Con Mogol c’era grande empatia, tanto che diventò anche nostro produttore. Dalla loro genialità sono nati tantissimi bei brani, specialmente d’amore, con un pregio però; riuscivano a non banalizzare il sentimento. Tra quelli che abbiamo avuto l’onore di portare al successo c’era questo, che parla per immagini raccontando la storia di un uomo abbandonato ma non con le solite parole, bensì mostrando il tormento attraverso il degrado della sua casa».
Poi attaccano “Vendo casa“, capolavoro assoluto del 1971, una delle vette che coronano la loro esibizione in quel di Comunanza, sabato sera 20 luglio in piazza Garibaldi (grazie allo “Street Food” organizzato dai ragazzi di “Tiello Streetto” con la collaborazione del Comune), un susseguirsi nella galleria del tempo, tra aneddoti e note; dal beat di casa nostra ai “Sognando la California”, “Senza luce”, “L’isola di Wight”, pezzi internazionali coverizzati in salsa italica (le prime due adattate proprio da Mogol), dalla guerra in Vietnam a Beatles e Pink Floyd (di cui ripropongono “Hey Jude”, “Get back” e “Another brick in the wall”) fino a Joan Baez che cantò in italiano “C’era un ragazzo…” di Gianni Morandi e allo sbarco sulla luna di cui ricorre l’anniversario, ideale per lanciare “Help me”, che composero proprio pensando ad un’avventura spaziale.
Il saluto finale dopo due ore di live è l’abbraccio del pubblico, per lo più stagionato, com’è ovvio che fosse, puntellato dal tema di “C’era una volta il West” composto da Ennio Morricone per il film di Sergio Leone, coronamento adeguato, guarda caso, datato 1968. Altri, gloriosi, tempi. I Dik Dik c’erano già. E ci sono ancora, per restituircene  un po’.

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