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Botte e riti juju
per farle prostituire:
al via gli interrogatori
delle nigeriane arrestate

TERAMO - Una delle straniere, difesa dell'avvocato Simone Matraxia, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Sono accusate di reati gravissimi: tratta di essere umani, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, immigrazione clandestina

La Procura di Teramo

Sono iniziati questa mattina a Teramo gli interrogatori delle quattro nigeriane e dell’italiano arrestati sabato scorso dalla Questura teramana nell’ambito dell’operazione “Subjection” con accuse pesantissime: tratta di essere umani, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, immigrazione clandestina. Una di loro (K.O.) era stata arrestata nell’abitazione di Monsampolo del Tronto. Questa mattina, assistita dall’avvocato ascolano Simone Matraxia, è comparsa davanti ai giudici teramani avvalendosi della facoltà di non rispondere, mentre un’altra nigeriana avrebbe parlato. «Sto esaminando in maniera più approfondita gli atti per valutare un eventuale ricorso al tribunale della libertà», dice l’avvocato Matraxia.

L’avvocato Simone Matraxia

Secondo le indagini, condotte dalla Mobile di Teramo e coordinate dalla Procura Distrettuale di L’Aquila, le giovanissime donne venivano reclutate in Nigeria, fatte giungere clandestinamentein Italia e poi, come se non bastasse, sottoposte a riti juju (simile al voodoo) per la garanzia del pagamento del debito per il viaggio, cifra che sembra oscilli tra i 25.000 e i 30.000 euro. Giunte in Italia venivano costrette, con violenza e minacce, a prostituirsi. E i proventi del loro “lavoro” finiva nelle tasche di chi le aveva reclutate e le “gestiva”, in questo caso sulla Bonifica. Gli agenti della Mobile hanno individuate e identificate dodici ragazze, vittime di questi terribili soprusi, che vivevano in quattro appartamenti di Martinsicuro e in quello di Monsampolo.

Botte e minacce con riti juju per farle prostituire: arrestate quattro nigeriane e un 61enne di Teramo


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