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Addio all’Abruzzo?
Monti, boschi, cascate:
il fantastico territorio di Valle Castellana

VIAGGIO nella storia e nelle peculiarità del comune che ha chiesto di passare nelle Marche e che diverrebbe parte della provincia di Ascoli. Un concentrato di bellezza che vive attraverso 37 frazioni e 130 kmq di meraviglie naturali, storiche ed architettoniche

Versante settentrionale della Montagna dei Fiori, vista dal Monte di Rosara. A sinistra, l’incisione della Fòssera, linea di confine preunitario tra Stato Pontificio e Regno di Napoli. Al centro, riconoscibile l’alta torre-campanile della chiesa di Santa Rufina

di Gabriele Vecchioni

(foto di Umberto De Pasqualis, Francesco Mosca, Claudio Ricci e Gabriele Vecchioni)

È notizia recentissima la votazione della Giunta comunale di Valle Castellana per l’indizione di un referendum per il passaggio del territorio comunale alla Provincia di Ascoli Piceno e, quindi, alla Regione Marche. Nella votazione c’è stata l’unanimità, cosa rarissima in un paese di polemisti come l’Italia, a conferma dell’uniformità popolare di vedute.
In articoli precedenti abbiamo visto diversi siti d’interesse del territorio comunale, in parte (ri)compre­so in quello che la dirigenza di Parco Nazionale Gran Sasso-Laga ha denominato “Distretto tra i Due Regni” (articolo precedente, leggilo qui). In questo pezzo analizzeremo brevemente le caratteristiche geografiche e antropiche del territorio che, probabilmente, diventerà “marchigiano”.

La cascata della Morricana. Il nome deriva probabilmente, per traslato geomorfico, da “morra”, masso

Per gli amanti delle statistiche, il comune di Valle Castellana ha una superficie di più di 130 kmq ed è, per estensione, il quarto dei 305 comuni abruzzesi; nelle Marche diventerebbe il nono dei 228 complessivi, poco sotto quello di Acquasanta Terme.
È bene ricordare che i confini sono solo amministrativi, ancor più nel caso di Valle Castellana, un centro che, con le sue numerose frazioni (37) ha sempre gravitato verso l’Ascolano (il centro più importante, Piano Santa Annunziata – I piana per i locali – è molto più vicino ad Ascoli Piceno che a Teramo, capoluogo dell’attuale provincia di appartenenza, raggiungibile con una strada che, in buona parte, corre a più di 1000 metri di quota). La maggiore vicinanza alla città picena ha comportato una continuità economica e culturale di gran parte del territorio comunale con quello di Ascoli. Molti vallecastellanesi (è questo il termine esatto per indicare gli abitanti) lavorano e studiano nella città picena e la diocesi di appartenenza è quella di Ascoli. Anche analizzando le vicende storiche del territorio, il legame con Ascoli è sempre stato forte. Un esempio per tutti, lo sfruttamento del legname dei boschi della Laga che faceva capo a imprese ascolane; fino al 1903 era in essere la pratica della fluitazione, cioè del trasporto del legname via fiume (articolo precedente, leggilo qui).

Castel Manfrino a Macchia da Sole

Ma lasciamo la parte politico-amministrativa per esaminare quella più propriamente geografica.
Il territorio comunale è, per lo più, montano, con rilievi che arrivano ben oltre i 2.400 metri di altitudine. Il carattere litologico del terreno è marnoso-arenaceo, una caratteristica che porta alla presenza di corsi d’acqua e cascate spettacolari, inseriti in contesti ambientali magnifici. Una per tutte, la cascata della Morricana, raggiungibile dalla località Ceppo con un non difficile sentiero segnalato da segnavia bianco-rossi.

La diga di Talvacchia, attuale area di confine tra Marche e Abruzzo

Poco prima di arrivare al centro di Valle Castellana, si incontra la diga artificiale che forma il “lago di confine” di Talvacchia, costruita nel 1955, esempio del razionalismo architettonico e alta circa 80 metri. Al centro dell’invaso passa (almeno per ora) il confine tra le regioni Marche e Abruzzo.
Sono numerosi i siti naturalistici (e storici) del territorio comunale degni di una visita. L’ “offerta” è vastissima, documentata sia da manuali escursionistici sia da meno articolate proposte online.
La storia. Valle Castellana “nasce” nel 1285, quando i rappresentanti di quattro contrade si riunirono a Piano Santa Annunziata, davanti la chiesa omonima, e chiesero la cittadinanza alla città di Ascoli.
Una breve digressione sul nome del territorio e del fiume che lo attraversa (il Castellano). Il toponimo deriva da castellum, termine della tarda latinità, diminutivo di castrum, che indicava l’accampamento fortificato. Altri propendono per un’origine da claustrella – da claustrum, chiuso – che indicava i borghi difesi, spesso murati.

Il Castello Bonifaci a Vallinquina

Nel territorio di Valle Castellana la storia spesso si intreccia con la leggenda. Qui sarebbe passato Annibale con le sue truppe, dopo la battaglia del Trasimeno (seconda guerra punica, 217 AC), utilizzando la mitica Via Metella. Nella valle del Salinello, Manfredi di Svevia avrebbe fatto costruire il Castello (sec. XIII) che prende il suo nome. Tra i boschi della valle nacquero conventi ed eremi. A Santa Maria de Monte Nigro (1.300 metri) visse San Gerbone (a lui è dedicato il magnifico bosco – foresta demaniale – sui Monti della Laga); ancora nel 1433, un priore reggeva la comunità benedettina. Dal Rinascimento e fino alla seconda metà dell’Ottocento, il territorio ha visto le gesta dei briganti (articolo precedente, leggilo qui). Nel 1861 il comune di Valle Castellana entrò a far parte dello Stato unitario nato dalle lotte risorgimentali.

Il campanile di San Vito, alla base del quale era situato l’ingresso della chiesa. La struttura ha chiare funzioni difensive

Architetture militari, religiose e civili. Il toponimo indica che nell’area dovevano esistere diversi centri fortificati o castelli. Alcuni erano parte integrante della difesa della città di Ascoli, come quello di Pietralta; di altri rimane solo la memoria. Il più importante è sicuramente quello di Macchia da Sole (Castel Manfrino), legato alla figura di Manfredi, figlio naturale di Federico II di Svevia. Del castello rimangono solo i ruderi, seppure imponenti.
A lato della strada che risale la valle del Salinello e, dopo Leofara, si inoltra in quella del Castellano, si staglia, su un poggio circondato dai boschi, il Castello Bonifaci, dalla sagoma inconfondibile. L’aspetto è “antico”, con tanto di torre merlata, ma la costruzione è recente: è del 1856 e si deve al conte Vincenzo Bonifaci che lo fece erigere da Gennaro Della Monica, che realizzò una “copia” dell’omonimo castello neogotico esistente a Teramo. La località dove è ubicato il maniero, abitato, è Vallinquina, nome derivato da incubus (quindi… “valle della paura”) e legato, forse, all’isolamento del posto.

La casa fortificata di Villafranca (spiegazione nel testo)

Dopo essere stata feudo della potente famiglia Guiderocchi, in epoca rinascimentale la Valle Castellana ebbe un forte incremento demografico, con la nascita di diversi borghi abitati. Da allora, e fino alla seconda metà dell’Ottocento, la zona conobbe la piaga del brigantaggio, favorito dal terreno impervio che forniva sicuro rifugio ai fuoriusciti, e dal fatto di essere a cavallo del confine tra due entità statuali. A metà Ottocento il confine comunale si stabilizzò con l’acquisizione da parte dello Stato della Chiesa di diversi centri e la cessione di altri: il corso del Castellano diventò linea di confine geografico e amministrativo.

Santa Maria (Annunziata) di Stornazzano, A sinistra, il portale gotico cinquecentesco in pietra arenaria istoriata; a destra, il campanile con una vela a doppio fornice centrata sulla facciata (spiegazione nel testo)

Notevole, a questo proposito, l’imponente Casa doganale di Villafranca, una struttura di controllo del confine. L’edificio è solidale con le costruzioni civili del borgo e con il passaggio pubblico, per una migliore strategia di difesa. Il toponimo deriva dal fatto che i residenti erano affrancati, cioè esentati dal pagamento di tributi, per le condizioni di pericolosità del luogo (la città di Ascoli diede «a li devoti et servitori de la Università et huomini de Villa Franca l’esenzione a vita da gravecze et impositioni»). La franchigia durò fino ai primi decenni dell’Ottocento.

La chiesa di Santa Rufina e, a destra, particolare della torre campanaria (spiegazione nel testo)

Per quanto riguarda l’architettura religiosa, sono diverse le chiese interessanti, sparse sul territorio.
Poco fuori il centro di Valle Castellana c’è S. Maria di Stornazzano (antico nome del luogo), conosciuta come l’Annunziata. Dell’edificio originario benedettino (sec. XI) rimane solo la cripta; il resto è dovuto a rifacimenti del Cinquecento e dell’Ottocento. Pure al sec. XIX risale la maggiore delle campane della vela che reca la classica scritta rogazionale «A ful[gure] et tempestate libera nos Domine. A.D. MDCCCLXV».
Un’altra chiesa interessante è Santa Maria Assunta (sec. XII), nella frazione di San Vito, alle falde della Montagna dei Fiori. La particolarità sta nel campanile, eretto al centro della facciata, secondo uno schema costruttivo raro nella nostra zona. La caratteristica architettonica è riconducibile al westwerk, l’“opera occidentale” di epoca carolingia: il termine indica il corpo di una chiesa posto sulla facciata a ovest (occidente); sul lato opposto c’era l’abside.
Infine, a Cesano, la chiesa dedicata a Santa Rufina (sec. XII) ha un’alta torre campanaria, munita di una robusta scarpa e fuori scala per la costruzione; probabilmente era una turris speculatrix (come quella dell’edificio precedente), con funzioni di controllo territoriale, in contatto visivo con strutture simili.

L’incanto dell’inverno avvolge Santa Rufina

La Morricana

 


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