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I Piceni sempre più “formiche”:
in banca un tesoro da 4,3 miliardi

ASCOLI - Presentata la terza edizione del Focus Economia: i prestiti ammontano a 4.332 milioni con un ridimensionamento di quelli deteriorati secondo il rapporto della Banca d'Italia
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La presentazione del Focus Economia in Confindustria

Meno sportelli bancari (da 124 a 115), ma più soldi nei forzieri degli istituti di credito (qualcosa come 4,3 miliardi di euro) in controtendenza rispetto al dato regionale. E’ la fotografia che arriva dal “Focus sull’ Economia” organizzato dalla Banca del Piceno alla sede ascolana di Confindustria. In particolare sono stati analizzati i dati della Banca d’Italia alla presenza dei vertici dell’istituto di credito (vice presidente Mariano Cesari), del presidente della sezione “Piccola Industria”, Gianni Tardini e dei rappresentanti degli ordini professionali come Tommaso Pietropaolo (avvocati) e Arvedo Marinelli dei tributaristi dell’Ancot con l’organizzazione dell’Agenzia Logos.

IL REPORT – Nelle Marche, dopo le operazioni di fusione che nel 2017 avevano interessato i due principali intermediari con sede in regione, nel 2018 si sono realizzate fusioni tra le banche di Credito Cooperativo che hanno portato alla costituzione della Banca del Piceno. Questo ha fatto scendere da tre a due gli istituti di credito con sede in provincia di Ascoli. Inoltre, nei primi mesi del 2019 si è completata la riforma del settore delle banche di credito cooperativo, con la costituzione dei due gruppi cooperativi su scala nazionale in cui sono confluite le BCC marchigiane.  Un processo di riorganizzazione del sistema bancario nel suo complesso che ha portato nel Piceno ad una diminuzione considerevole del numero degli sportelli bancari passati dai 124 registrati dalla Banca d’Italia alla fine del 2017 ai 115 attuali. Tra il 2018 e il 2017 il numero di comuni serviti da banche in provincia di Ascoli è rimasto uguale a quota ventisette. Sul fronte dei prestiti, invece, nel Piceno, alla fine del 2018, erano pari a 4.332 milioni di euro. «La qualità del credito è ancora migliorata – secondo il Rapporto di Banca d’Italia – i flussi di nuovi crediti deteriorati si stanno ridimensionando e le loro consistenze iscritte nei bilanci delle banche diminuiscono anche per effetto di rilevanti operazioni di cessione».

IL RISPARMIO – Nel contempo spicca la consueta propensione al risparmio da parte dei Piceni che fanno registrare incrementi superiori a tutte le altre province delle Marche. Infatti dopo aver fatto registrare l’incremento più consistente tra il 2017 e il 2016 (+5%) i risparmiatori della provincia di Ascoli si sono ripetuti anche l’anno successivo facendo registrare un trend di crescita pari a +1% mentre in tutte le altre province delle Marche si è avuto un segno negativo (-2%). In valori assoluti si è passati, in provincia di Ascoli, da un ammontare dei depositi pari a 4.375 milioni di euro del 2016 ai 4.291 milioni di euro del 2017 per arrivare poi ai 4.335 milioni di euro del 2018.

«Dopo la fusione realizzata – spiega il vice presidente Cesari – a partire dall’1 gennaio 2018, siamo la più grande banca di credito cooperativo tra Marche ed Abruzzo, abbiamo un dovere di reinvestire nel territorio come banca di credito cooperativo e vogliamo essere protagonisti a vantaggio di tutti gli operatori economici del territorio, delle imprese. Il nostro progetto è quello di dare al territorio un istituto forte ed essere forti è sinonimo di essere solidi. Il Focus è uno strumento che serve ad orientarci, ad esempio la parte finale del documento, ci suggerisce di sostenere le aziende che stanno avviando o incrementando la loro internazionalizzazione».

«Dal Focus – aggiunge il responsabile dell’area amministrativa Gabriele Illuminati – emergono, in una situazione genericamente in chiaroscuro, due settori di eccellenza nei nostri territori: la meccanica e meccanica di precisione, anche a livello artigianale e l’agroalimentare, di cui anche grazie a questo studio abbiamo mappato le esigenze”. Anche Gianni Tardini, presidente del Comitato “Piccola Industria” di Confindustria Marche, ha sottolineato “i rapporti già in essere con le due banche da cui è nata la Banca del Piceno, che permisero alle nostre piccole e medie imprese di ottenere quella liquidità di cui avevano bisogno”.

rp


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