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Arengo, task force anti evasori:
niente licenze e condoni
a chi non paga le tasse

ASCOLI - Tra Imu, Ici, Tari, Tares, Tasi e Tarsu ci sono imposte non pagate per 12 milioni di euro. Le contromosse del Comune: dal pressing sull'Agenzia per la Riscossione ai paletti per stanare i furbetti

di Renato Pierantozzi

Una montagna di crediti da incassare che hanno costretto il Comune a mettere da parte quasi 17,8 milioni sottraendoli di fatto dalla liquidità da spendere per opere e servizi per i cittadini. E gran parte di questa montagna è fatta di tasse arretrate non pagate da cittadini e aziende magari andati in difficoltà per la crisi o semplicemente “furbetti”. Nel “tesoro” da recuperare ci sono, solo per fare qualche esempio, Imu (tassa sugli immobili) per 3,6 milioni, la defunta Ici (sempre tassa sugli immobili) per altri 1,7 milioni, tasse rifiuti (Tarsu, Tares, Tari a seconda della denominazione in vigore quell’anno) per qualcosa come 6,5 milioni di euro oltre alla Tasi (tassa servizi indivisibili) per altri 210.000 euro. Il conto finale arriva così a 12 milioni. Un’offesa a tutti gli ascolani onesti che pagano regolarmente le tasse.

E così nell’ultimo Consiglio comunale sia il neo assessore al bilancio Dario Corradetti sia la dirigente Cristina Mattioli, anche su sollecitazione dei consiglieri di minoranza, hanno reso noto alcune “contromisure” che l’amministrazione è pronta ad attuare per stanare gli evasori anche se alcuni provvedimenti giunti dal governo nazionale (come la rottamazione sotto forma di annullamento delle cartelle sotto ai 1.000 euro) sono una manna dal cielo per chi non ha pagato le tasse. La cifra così elevata relativa alle tasse non pagate deriverebbe anche da fatto che il Comune inserisce in bilancio tutto quanto accertato (ossia la competenza) e non solo quanto realmente incassato (la cassa). La difficoltà ad incassare inoltre scaturirebbe dal fatto che l’Agenzia della Riscossione (ex Equitalia) preferisce attaccare le grandi cifre piuttosto che le cartelle con importi più bassi.

Inoltre la stessa dirigente ha reso noto che l’Arengo fa parte di un progetto sperimentale nazionale denominato “Riscontro” nato proprio per mettere a punto buone prassi tra enti locali in tema di riscossione di tributi. Proprio nell’ambito di questo progetto, il Comune avrebbe fornito all’ex Equitalia anche una serie di indizi utili (immobili, proprietà…) per stanare gli evasori e recuperare parte del maltolto. «Il nostro obiettivo -ha detto la dirigente Mattiolli- non è l’accanimento verso gli evasori visto che cerchiamo sempre di giungere ad una accordo e ad una rateizzazione prima di arrivare al contenzioso».

Anche se di fronte ad una montagna di crediti così alta iniziano a balenare le prime controffensive al pari di quello che già fanno gli altri enti con le ditte non in regola ad esempio con i versamenti contributivi. La stessa dirigente ha infatti citato il caso delle autorizzazioni commerciali e dei condoni che potrebbero essere negati a chi ha arretrati da pagare con il Comune. Un’altra soluzione, già attuata in altre parti d’Italia, potrebbe essere quella di vincolare determinate gratuità (come ad esempio i kit per la raccolta differenziata) al regolare pagamento della tassa rifiuti visto che in questo caso l’evasione sfonda i 6 milioni di euro.

Arengo, c’è una montagna di crediti da incassare: 17 milioni a rischio


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