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Il più generoso dei gesti
in un giorno da incubo:
donati gli organi
dell’uomo soccorso a Castel di Lama

CASTEL DI LAMA - Il 10 agosto nell'Ascolano altre tre vittime della strada. Vittorio Campitelli era l’84enne trasportato al “Torrette” dopo essere caduto sopra un’auto mentre camminava. Dopo la sentenza di morte celebrale il "sì" dei familiari per l’espianto di reni, fegato e cornee. I dubbi della figlia sulla dinamica del sinistro
Vittorio Campitelli

Vittorio Campitelli

di Maria Nerina Galiè

Lo scorso, funesto, sabato 10 agosto ha preteso un ulteriore tributo di vite umane. Non gli sono bastate quella del 58enne commercialista di Offida Mario Ciabattoni, del 25enne di Castignano Sejunr Bekiri e di Antonia Zitellini, investita a 85 anni dal trenino turistico a Porta Cappuccina, ad Ascoli. C’è stata una quarta vittima, dalla quale però si è accesa la luce della speranza per coloro che hanno ricevuto i suoi organi.

Si tratta di Vittorio Campitelli, 84 anni residente a Castel di Lama, dove quasi in contemporanea con lo scontro che è costato la vita a Ciabattoni (sulla Mezzina, sempre in territorio lamense) è caduto in circostanze che lasciano ancora molti dubbi alla figlia Stefania. Solo certezze, invece, tre giorni dopo di fronte al più severo dei verdetti: morte celebrale. Sentenziata all’ospedale “Torrette” di Ancona dove era stato trasportato con l’eliambulanza.

«Non avevamo mai parlato in casa della possibilità di donare gli organi – ammette Stefania – ma è bastato uno sguardo corso veloce tra noi familiari per dire “Sì”, appena ce l’hanno proposto». Dopo le sei ore di attesa previste dalla legge, il corpo di Campitelli è stato privato di reni, fegato e cornee. Un gesto generoso quanto coraggioso da parte dei  familiari che, nonostante il terribile dolore della perdita, hanno avuto la prontezza di dare una vita nuova aspettativa di vita, altrimenti preclusa, a perfetti sconosciuti. Un episodio che ha portato, istintivamente, Stefania a cercare conforto in qualcuno che avesse vissuto la sua stessa esperienza, imbattendosi nel gruppo Aido (Associazione italiana donatori di organi) comunale di Ascoli, presieduta da Paolo Cappelli. Adesso Vittorio Campitelli è nel “Libro della vita” che la sezione ascolana detiene dal 1975.

Resta però un tarlo nella testa di Stefania. E’ certo che poco prima aveva visto camminare il padre sul marciapiede, davanti al forno dove andata tutti i giorni a fare la spesa. «Era il perno della nostra famiglia. Qualche acciacco, ma stava benissimo», racconta. E aggiunge: «Sappiamo che è morto per trauma cranico. E’ caduto, sbattendo prima contro l’auto adiacente al marciapiede, che era in movimento sembra, poi a terra. Ma come ci è finito sopra quell’auto? Si è sentito male o è stato urtato dalla macchina mentre faceva manovra? Saperlo con certezza non mi restituirà mio padre. Lo so bene. Però il punto interrogativo resta».  Come rimarrà sempre la consapevolezza, di fronte alla morte, di aver scelto la vita.


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