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«Se vogliamo donare gli organi,
diciamolo da vivi»
Aido, il presidente lancia l’appello
e racconta la sua storia

ASCOLI - Paolo Cappelli è anche donatore vivente. Nel 2010 ha dato un rene al figlio Matteo. Il Gruppo che presiede opera nel capoluogo di provincia, nei Comuni montani e della Vallata e conta 1.642 iscritti. C’è un “Libro della vita” dove sono ricordati 71 donatori ascolano deceduti e 9 viventi. Il presidente: «Probabilmente ce ne saranno altri di cui non abbiamo saputo nulla. Se siamo informati in tempo utile, partecipiamo al funerale con il nostro labaro»  

Matteo e Paolo Cappelli un mese fa a Genova per un controllo

di Maria Nerina Galiè

Nella più grande delle tragedie, come perdere una persona cara all’improvviso, si può trovare uno sprazzo di lucidità e dire “Si!” al prelievo degli organi? E’ possibile. Lo hanno fatto pochi giorni fa i familiari di Vittorio Campitelli, l’84enne di Castel di Lama deceduto al “Torrette” di Ancona dove era stato ricoverato per un malore lo scorso 10 agosto. Ed anche tanti altri prima. Sono 71 quelli ricordati nel “Libro della vita” del Gruppo Aido (Associazione italiana donatori di organi) comunale di Ascoli che opera nel capoluogo di provincia ed anche a Folignano, Maltignano, Venarotta, Roccafluvione, Montegallo, Comunanza, Montemonaco, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Force, Palmiano, Castel di Lama, Colli del Tronto, Spinetoli e Castorano.  «C’è pure chi in quei momenti di disperazione dice no, solo perché preso alla sprovvista. O perché in casa non se n’era mai parlato prima ed il parente non se la sente di decidere senza conoscere la volontà vera di chi ormai non può più esprimerla. Allora parliamone quando siamo in vita e stiamo bene. E se c’è, manifestiamola  la nostra volontà di donare degli organi».

A dirlo è il presidente della sezione ascolana Paolo Cappelli, che è anche il vice presidente provinciale. E donatore egli stesso. Nel 2010 ha donato un rene al figlio Matteo. «Un pezzo io, uno lui. Stiamo bene entrambi, soprattutto perché siamo insieme», dice con la serenità di chi ha fatto la cosa più normale del mondo. Una donazione da vivente, che nel gruppo di Cappelli hanno fatto altri 8. «Tra donatori deceduti o viventi – continua il presidente – probabilmente ce ne saranno altri di cui non abbiamo saputo nulla. Se siamo informati del gesto in tempo utile, partecipiamo al funerale, in segno di riconoscimento, con il nostro labaro accanto alla bara. Inoltre non è mai troppo tardi per vedere inserito un congiunto che ha donato nel “Libro della vita”».

LA STORIA DI PAOLO E MATTEO – La storia di Paolo e Matteo Cappelli merita di essere raccontata. Padre e figlio lo hanno fatto in una toccante testimonianza redatta nel 2015, in occasione del quarantennale del Gruppo di Ascoli. Matteo è nato nel 1992 con una malformazione all’apparato urinario. Non se ne fa a condividere la sua esperienza e con molta franchezza ammette che durante l’infanzia i disagi erano più sopportabili. Si sono aggravati, in tutti i sensi, durante l’adolescenza, quando per la prima volta è emersa la necessità di sostituire l’unico rene che madre natura gli aveva dato. Papà Paolo non ha avuto alcuna esitazione.

Padre e figlio nella Nazionale di calcio Trapiantati

«Il 16 luglio 2010 – racconta – è avvenuta la donazione e di conseguenza il trapianto del mio rene nel corpo di mio figlio. Quel giorno Matteo ha iniziato la sua seconda vita. Mentre io ho la fortuna di vedere ogni giorno il risultato di quel dono». Matteo invece si reputa «mega fortunato per tante ragioni. La prima delle quali è sicuramente mio padre, un vero eroe ai miei occhi. Lui mi ha accompagnato in quasi tutta la mia vita ospedaliera, con pazienza olimpionica, riuscendo nel frattempo a trasmettere “il tutto” a me che bambino com’ero, non volevo stare in un ospedale ma a casa o a scuola. E nello stesso tempo è riuscito a portare avanti la famiglia, a crescere mio fratello, a dare forza a mia madre nei momenti più difficili. Infine per non prolungare le mie sofferenze ha deciso di darmi un suo “pezzo”. Lui che aveva paura dell’ago. Tutte queste cose lo rendono l’eroe perfetto, l’eroe dei nostri giorni e gli sarò grato in eterno non soltanto per il gesto che ha fatto, dandomi ancora la possibilità di vivere, ma semplicemente perché è stato ed è un padre eccezionale che ha saputo sempre come comportarsi in ogni situazione con me».

I NUMERI DELL’AIDO – Il gruppo presieduto da Cappelli, nato nel dicembre 1975 e intitolato al maresciallo Pasquale Serio, primo donatore, conta ad oggi 1.642 iscritti, di cui  898 donne e 744 uomini. Nel solo 2019 ci sono stati 28 ingressi. Nella provincia picena poi ci sono il Gruppo di San Benedetto con 1.309 iscritti, Cupra Marittima con 168, Offida con 159 e Ripatransone con 140. A livello nazionale, ma anche locale, i numeri sono cresciuti dopo il 1994, in seguito alla vicenda di Nicholas Green, il bimbo americano ucciso sulla Salerno-Reggio Calabria. I genitori decisero di donare gli organi in Italia. Fu un evento tragico e insieme un esempio di generosità e senso civico pari a pochi. Che ebbe un gran risalto mediatico e, come conseguenza, il potere di far acquisire al mondo intero una nuova consapevolezza.

COME DIVENTARE DONATORI – E’ piuttosto facile adesso diventare donatori, lo si può fare iscrivendosi direttamente al Gruppo Aido del territorio di competenza. Lì si raccolgono atti olografi con cui il cittadino dispone che il proprio corpo sia utilizzato dopo la morte per il prelievo di parti destinate al trapianto e all’innesto terapeutico, secondo le vigenti leggi. Si può anche dichiarare esplicito consenso all’Azienda Sanitaria o nel Comune di residenza al momento del rinnovo della carta d’identità. Ascoli e San Benedetto sono stati i Comuni pilota nel 2013. Ora lo si può fare in quasi tutti gli altri. In ogni caso il nome viene inserito nella banca dati del “Centro Nazionale Trapianti” del Ministero della Salute, che toglierà ogni dubbio a medici e familiari nell’eventualità che ci si trovi nella condizione di poter donare gli organi. Oltre alla promozione della cultura della donazione, attraverso una scelta consapevole, l’Aido favorisce stili di vita atti a prevenire patologie che possano richiedere come terapia il trapianto di organi.

Il labaro dell’Aido accanto all’altare al funerale di Vittorio Campitelli

Il più generoso dei gesti in un giorno da incubo: donati gli organi dell’uomo soccorso a Castel di Lama

 

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