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Ex Ocma, nessuna bonifica:
il rischio di una nuova
piattaforma per rifiuti industriali

CASTEL DI LAMA - Le 38.0000 tonnellate di materiale accumulato nei capannoni saranno riutilizzate come materia prima nella futura attività metallurgica. Molto preoccupato il comitato civico ambientalista “Aria pulita”

L’ex Ocma (Foto Vagnoni)

di Claudio Felicetti

Nessuna bonifica all’ex fonderia Ocma: le 38.000 tonnellate di scorie di lavorazione accumulate per anni nei capannoni verranno recuperate in loco per essere riutilizzate come materia prima nella futura attività metallurgica (sempre che parta), e dunque non verranno più trattate e conferite in apposite discariche, come invece si prevedeva. Ma c’è di più. L’operazione di recupero potrebbe diventare il “cavallo di Troia” per l’avvio, negli stessi capannoni, di un megacentro permanente di lavorazione di tonnellate di rifiuti industriali di ogni tipo. Tutto questo a un passo dal fiume Tronto e a due dal centro abitato di Villa Sant’Antonio, in un contesto ambientale già molto problematico.

Questa l’ipotesi più verosimile e allarmante, dopo la richiesta di Via (Valutazione impatto ambientale) presentata in Provincia il 31 luglio scorso dalla Osi Srl, attuale proprietaria del sito ex Ocma, al fine di realizzare “un impianto per il recupero dei rifiuti pericolosi che furono originati dall’attività lavorativa della Ocma consistente nella fusione e lega di metalli non ferrosi compresi i prodotti di recupero (affinazione, formatura in fonderia). […] Tali rifiuti risultano attualmente stoccati e messi in sicurezza all’interno di capannoni non compresi nel sito autorizzato”. Da ricordare che la Regione, con decreto n. 230 del 21.12.2018, ha fissato la data del 31.12.2020 come termine ultimo per il completamento delle operazioni di smaltimento di tali scorie.

“L’operazione di recupero che si intende avviare – si legge nella richiesta Osi – prevede l’ottenimento dai suddetti rifiuti di metalli e ossidi di metallo che andranno a costituire materia prima secondaria destinata alla vendita. Tale operazione verrà svolta mediante un impianto installato all’interno di un edificio non compreso nel sito autorizzato con il decreto A.I.A. n. 222/VAA del 19/12/2018”. In base a quanto stabilito dalla normativa vigente, il progetto è sottoposto quindi a procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale prevista per “Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti pericolosi”.

Sulla verifica di Via è possibile presentare osservazioni entro 45 giorni (a partire dal 31 luglio scorso), quindi entro la metà del prossimo settembre. Facile prevedere che il comitato civico ambientalista “Aria pulita” farà pervenire una propria nota e che darà battaglia fino in fondo.

«Un altro grave problema si profila all’orizzonte del nostro disgraziato territorio – commentano preoccupati gli esponenti del comitato – nella documentazione, Osi afferma che si tratta di una lavorazione a carattere transitorio, cioè smaltire le 38mila tonnellate di rifiuti lasciati dalla Ocma, e contemporaneamente afferma che non ha deciso cosa fare dell’azienda in futuro.
Qualche dubbio sorge, anzi più di uno. Basti ricordare che la Osi srl è di proprietà al 100% della Odlagaliste Sirovina Doo, società croata che si occupa di rifiuti, e l’amministratore unico è Baric Koni. Questo dato – aggiungono – suonò strano fin dall’inizio: che cosa se ne fa una società croata che si occupa di rifiuti di una fonderia fallita, dove l’unica cosa ‘di valore’ erano le 38mila tonnellate di rifiuti pericolosi lasciati dai vecchi proprietari? Si sa, i rifiuti sono un grosso business. Ed ecco che la Osi chiede questa autorizzazione, naturalmente in piena estate. Va precisato – concludono – che Osi deve smaltire i rifiuti lasciati dalla Ocma, ma non è detto che lo debba fare con un impianto dentro l’azienda. E’ credibile che dopo l’investimento per l’acquisto dei macchinari necessari al trattamento dei rifiuti la Osi impacchetti tutto e si metta a fare altro? E cosa?».

Insomma, i dubbi e i timori dei residenti sono tanti. Sembra riproporsi il caso, scoppiato dopo la metà degli anni Novanta, relativo alla realizzazione, proprio in quella zona, di una piattaforma per il trattamento di rifiuti industriali. In molti ricordano ancora la rivolta popolare contro il progetto, con clamorose manifestazioni di protesta e blitz nei vari Consigli comunali e provinciali. Memori di questa esperienza, i residenti lanciano l’allarme e il comitato Aria pulita è già pronto a sbarrare la strada a una riedizione del progetto, stavolta chiamato con il suadente nome di “economia circolare”.

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