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Il Sentiero della Memoria 2019

ASCOLI -  “Escursionisti Resistenti” con l’Associazione partigiani (Anpi) e il Club Alpino (Cai) nel 76° anniversario della lotta di Liberazione, prologo alle celebrazioni ufficiali del 3 marzo

di Walter Luzi

Anpi & Cai Escursionisti Resistenti. Nel 76° anniversario dell’inizio della lotta di Liberazione si è svolta ad Ascoli l’ormai tradizionale escursione sul Sentiero della Memoria. Prologo alle celebrazioni ufficiali di giovedì 3 ottobre che si terranno alla presenza delle principali autorità civili e militari, sia ad Ascoli che sul Colle San Marco.

Una passeggiata per tutte le età fra i boschi di Colle San Marco teatro dei tragici ed eroici avvenimenti del settembre 1943. Si parte, come sempre, dal monumento ai caduti dei primi scontri della Resistenza in Italia contro i nazi-fascisti. Trentasette vite falciate dalle SS tedesche in ritirata, trentasette nomi incisi nella pietra a ricordare il sangue sparso per il sogno di un mondo libero. Guidano la nutrita pattuglia di trekker, Marco Morganti, memoria storica dell’Anpi provinciale, e Nazzareno Stella, guida della sezione Cai (Club Alpino) di Ascoli. La meta è il monte Vena Rossa, 948 metri di quota, dove tre croci e una bandiera tricolore sdrucita dal vento ricordano l’estremo sacrificio di Serafino Cellini, Narciso Galiè e Alessandro Panichi. Sessant’anni in tre. I primi martiri di quei duecentosettantotto, caduti o fucilati, che hanno contribuito ad appuntare sul gonfalone della Provincia di Ascoli Piceno la medaglia d’oro al valore.

Ma il percorso, che si snoda fra querce e noccioli, è un susseguirsi di luoghi che raccontano di dure fatiche contadine per il pane quotidiano e di cura amorevole per l’ambiente. Si stenta ad immaginare questi luoghi com’erano settantasei anni fa. Spogli della rigogliosa vegetazione di oggi, con ogni lembo di terreno coltivabile strappato alla montagna grazie ai terrazzamenti, i tantissimi muri di contenimento tirati su a secco, pietra su pietra. Come le caciare, le più antiche accertate risalenti addirittura al 1600, che raccontano di pastori e di greggi, ma anche di ultimi bivacchi prima della battaglia e della morte. Amori per il lavoro, la natura e la libertà.

E il pensiero va a William Scalabroni, al vuoto troppo grande che ha lasciato, lui testimone diretto di quei tragici avvenimenti, anche se Marco Morganti ne custodisce, rigorosamente ed affettuosamente, la Memoria. Come del partigiano ammalato freddato sul suo giaciglio nella “casa d’ Picch’ Rusc’”, e dei tre bambini nascosti proprio sotto quel letto, salvi solo perchè impietriti dal terrore. Altri bambini ascoltano attenti questi vecchi racconti. Sono quelli si sono alzati presto, anche se è domenica, con i loro genitori, per partecipare a questa camminata nella Natura e nella Storia.

Un tuffo nel passato che insegna più di mille videogames, che gratifica più mille like su Facebook. Perchè camminare fra i profumi del bosco, ancora ammantato di rugiada, pulisce il cervello e rende allegri. E le materie di conversazione, e di confronto generazionale, si moltiplicano, passo dopo passo. Storia e botanica, geografia e meteorologia, sociologia e tecnica delle costruzioni. Di caciare e neviere in primis, numerose lungo il tragitto. Per finire con le moderne tematiche di drammatica attualità. La salvaguardia dell’ambiente, con i cambiamenti climatici ormai in atto, per tentare almeno, di lasciare un mondo più vivibile alle generazioni che verranno. E la lotta ai nuovi fascismi. Ricordando il passato, per non ripeterlo.

 


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