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L’Associazione partigiani
chiede l’intervento del prefetto
«Siamo sdegnati e increduli»

ASCOLI - La cena che ha creato il caos, non solo politico. Il comitato provinciale dell'Anpi chiama in causa il massimo rappresentate dello Stato sul territorio per chiedere «la verifica della legittimità di quanto accaduto»

di Andrea Ferretti

Pietro Perini, presidente provinciale di Ascoli dell’Associazione partigiani d’Italia (Anpi) nonchè figlio del mitico comandante partigiano Spartaco Perini, ha annunciato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ascoli. Non solo. Sdegno e incredulità sono tali che Perini, a nome del direttivo che presiede, ha già preso carta e penna inoltrando una “segnalazione” al prefetto di Ascoli, Rita Stentella.

Pietro Perini e il prefetto Rita Stentella

L’Anpi era già intervenuta in altre occasioni del genere, come ad esempio quando venne sporcata con vernice nera la targa di travertino situata a pochi metri dalla chiesa ascolana di Santa Maria Intervineas che indica “Largo delle Partigiane picene”. Qualcuno notte tempo decise di trasformare quel luogo in “Piazza Leo Perez”, allora centravanti dell’Ascoli Picchio il quale dopo ogni gol salutava la i tifosi con un gesto che a qualcuno ricordava il saluto romano. Non era così, lui cercò di spiegarlo, ma non fu semplice. Ormai era andata. Anche nella curva bianconera, in passato, sono più volte comparse bandiere con simboli che non hanno nulla a che fare con lo sport. In tempi più recenti gli episodi si sono fortunatamente diradati, anche perchè le telecamere di sorveglianza sono perennemente in agguato e dietro l’angolo c’è sempre un bel Daspo (divieto di assistere alle manifestazioni sportive su tutto il territorio nazionale) che viene poi abbinato a denunce che finiscono sul tavolo della Procura della Repubblica.

Tornando alla cena di Acquasanta, località famosa non solo per le storiche terme ma anche perchè meta di… buone forchette, il comitato provinciale dell’Anpi definisce quello che è accaduto «un intollerabile grave attio di apologia del fascismo nel nostro territorio. La Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 – scrive – viene indicata nell’occasione come un giorno memorabile e indelebile ed è stato divulgato dai promotori con protervia e irriverente ostentazione». E’ questo il motivo per cui l’Anpi chiede al prefetto Stentella, nella sua veste di massimo rappresentate dello Stato sul territorio, «la verifica della legittimità di quanto accaduto, il richiamo al rispetto delle Istituzioni repubblicane, della memoria storica della Repubblica e soprattutto l’osservanza delle leggi che sanciscono come reato l’apologia di fascismo. Siamo certi di un sollecito ed opportuno intervento – conclude l’Anpi – confidando nelle le Istituzioni governative come assoluto presidio di democrazia a tutela di tutto il popolo italiano e nella fattispecie del popolo piceno che ha pagato con centinaia di giovani vite il sacrificio per la conquista della libertà e perciò si fregia della duplice onorificenza di medaglia d’oro per attività partigiana».

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