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Ascoli, ex Città dello Sport:
sono pronti i nuovi cartelli

ASCOLI - Il riconoscimento europeo del 2014 fu il classico fumo negli occhi per un capoluogo di provincia che a distanza di cinque anni si ritrova con un solo campo di calcio degno di questo nome, e con tante società che non sanno più dove svolgere la propria attività. L'ultimo grido d'allarme è della Libero Volley che rischia di chiudere i battenti dopo 35 anni

Il campo sportivo di Monterocco è intitolato a Tonino Camaioni: la targa venne scoperta nel marzo 2019

di Andrea Ferretti

La squadra non ha più una palestra dove poter svolgere gli allenamenti e rischia di chiudere i battenti dopo 35 anni. Il club in questione è il Libero Volley Ascoli che per anni ha utilizzato la palestra (ora terremotata) dell’ex campo sportivo Squarcia, impianto da oltre dieci anni dedicato alla Quintana per pochi gorni all’anno. Per il resto siamo di fronte a una gigantesca struttura chiusa e quasi in stato di abbandono, nel cuore della città: la classica cattedrale nel deserto. Una scelta, quella operata dall’Amministrazione comunale (sindaco Piero Celani) che costò svariate centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico, con il risultato di sottrarre un impianto sportivo, in questo caso calcistico, a numerose società che da decenni lo utilizzavano per allenamenti e partite di campionato.

Umberto Pignoloni, presidente Libero Volley

Dal riconoscimento assegnato ad Ascoli come “Città europea dello Sport” sono trascorsi solo cinque anni. Era la fine del 2014 e ora siamo agli sgoccioli del 2019. Una città che è anche capoluogo di provincia che non ha un campo di calcio degno di questo nome se non fosse per il sintetico di Monterocco (intitolato a Tonino Camaioni), frequentato tutti i giorni dalle ore 14 fino a notte fonda per accontentare un pò tutti, e il “Del Duca” dove ci mette però piede solo l’Ascoli Calcio. Ecco allora che una società di calcio come l’Atletico Ascoli, che ha un settore giovanile composto da oltre 250 bambini e ragazzi, deve allenarsi, pagando, al “Picchio Village” in zona Marino (quartier generale dell’Ascoli Calcio, struttura privata), nei vicini campi Agostini (struttura privata come si evince dal nome) e al Comunale di via Tevere a Castel di Lama che non è il Comune di Ascoli.

La pallavolo, disciplina che ad Ascoli ha conosciuto periodi decisamente migliori, non fa eccezione e la Libero Volley Ascoli sta per alzare le mani. «Non abbiamo una palestra – tuona il presidente Umberto Pignoloni – dopo tante promesse ancora non è stato fatto nulla. Siamo costretti ad essere come ladri in casa nostra, ad allenarci alla Bocciofila, e per questo ringraziamo il signor Matricardi per la gentile disponibilità, e ad attendere decisioni dei Consigli di Istituto che eventualmente  autorizzano il nostro ingresso nelle palestre delle scuole. E qualche Istituto ci ha già detto di no. La situazione sta diventando insostenibile e, dopo un primo momento di confronto, le promesse iniziali cominciano ad essere vane. Chiediamo un aiuto concreto all’Amministrazione comunale perché non vorremmo essere costretti a chiudere la nostra società dopo 35 anni di gloriosa storia a causa di alcune promesse mancate».

L’ingresso principale del vecchio campo Squarcia (Foto Vagnoni)

Vuoi vedere che a Pignoloni & C. le promesse sono state fatte nel periodo della campagna elettorale? Non abbiamo certezze e/o riscontri, ma è molto probabile che sia andata così. Il bacino di voti delle associazioni sportive è notevole e ad Ascoli ha sempre fatto gola a molti. Negli ultimi anni gli assessori comunali allo sport – Massimiliano Brugni e, prima e dopo i suoi dieci anni di mandato, Nico Stallone (l’attuale) – si sono spesi molto per aiutare le società sportive, ma spesso si sono ritrovati, e si ritrovano anche loro, con mani legate e bavagli alla bocca. Più volte lasciati soli e perfino mandati allo sbaraglio.

Abbiamo parlato di calcio e di volley, che ad Ascoli (ma anche in Italia) sono le discipline sportive con il maggior numero di tesserati, ma il problema investe tutti gli sport praticati nel capoluogo piceno e nel suo immediato circondario. Problemi e disagi devono dribblarli giornalmente anche il nuoto, il basket e il tiro con l’arco giusto per citare qualche sport. Ad acuire questa criticità, da alcuni anni all’elenco si sono aggiunti anche i sei Sestieri della Quintana che reclamano spazi per svolgere allenamenti e prove dei propri sbandieratori e musici. Anche loro, come la maggior parte delle associazioni del territorio, alla fine sono costretti a pagare per usufruire di impianti privati.

Il Teatro Ventidio Basso è pronto per la consegna degli Oscar dello Sport 2019

In compenso erano belle e luccicanti le targhe “Ascoli Città europea dello Sport” che vennero affisse sotto a tutti i cartelli d’ingresso della città, per intenderci quelli blu con la scritta “Ascoli Piceno” in bianco. Scendendo da San Marco, all’imbocco del centro abitato c’è ancora. La bandiera che invece il sindaco Guido Castelli ritirò fiero a Bruxelles non sventola più. Meglio. In compenso tra qualche giorno si comincerà ad approntare l’elenco per la consegna degli “Oscar dello Sport”, iniziativa che ogni fine anno serve per tenere buoni atleti e società. Dalla sua istitutuzione è stata premiata circa metà della popolazione ascolana. A nessuno è però ancora venuto in mente di non presentarsi, di non ritirare la statuetta e magari spiegarne anche il motivo. A una passerella sul palco del Teatro Ventidio Basso non si rinuncia mai. Eh no, a quella proprio no.


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