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Prestiti “baciati”
in cambio di azioni,
quattro bancari finiscono a processo

ASCOLI - Sotto accusa è finito un prestito di 250.000 euro concesso da Veneto Banca ad un'attività sambenedettese: i soci furono obbligati ad acquistare azioni dell'istituto credito per 125.000 euro. Uno dei bancari è stato già assolto avendo scelto il rito abbreviato
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In gergo tecnico-bancario sono stati chiamati “prestiti baciati” o, più semplicemente, un “do ut des”. In pratica la banca concedeva un finanziamento ad un cliente a patto che quest’ultimo comprasse azioni dello stesso istituto di credito. Una pratica in voga specialmente in due grandi banche del Nord Italia come la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ora entrambe assorbite da Intesa San Paolo prima del tracollo. Proprio per un prestito “baciato” di 250.000 euro ad una società di San Benedetto, di cui 125.000 euro finiti in azioni di Veneto Banca, sono finiti a processo quattro bancari difesi, tra gli altri, anche dall’avvocato Mauro Gionni. Uno di loro, tuttavia, è già stato assolto nel luglio scorso avendo scelto il rito abbreviato. Si era difeso sostenendo di essersi limitato a preparare la documentazione contabile senza influenzare in alcun modo la scelta dei clienti circa l’investimento in azioni.

Gli altri sono accusati, in particolare, di aver rassicurato i clienti, “costretti” ad acquistare le azioni a titolo personale, circa la convenienza dell’operazione finanziaria e sulla solidità della banca e delle azioni “non soggette alla fluttuazione del mercato in quanto non quotate” invitandoli anche a partecipare al successivo aumento di capitale. I fatti risalgono all’inizio del 2014.

L’avvocato Mauro Gionni

Le parti civili invece sono i cinque soci della società. Nel corso dell’udienza di fronte al giudice Barbara Pomponi, il legale ha chiesto l’ammissione delle prove per poter provare l’innocenza dei suoi assistiti. Il processo è stato poi aggiornato al 18 febbraio.

rp


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