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L’artista Terenzio Eusebi
a “Chorus 2019”

MONTALTO - Il M.A.C. Musica Arte e Cultura di Milano ospita la mostra “Chorus” che coinvolge dieci artisti, che con i loro lavori danno vita a un dialogo e a un confronto attraverso tecniche e linguaggi diversi. La propensione minimalista di Eusebi, la sua stralunata dimensione di dispensatore di massime tra l’ironico e il filosofico, fanno di questa serie di opere qualcosa di unico e di originale

“Ci vuole fegato e gambe di pietra”, 2019

Il M.A.C. Musica Arte e Cultura di Milano ospita la mostra “Chorus”, curata da Valerio Dehò e organizzata da Ilaria Centola, che coinvolge dieci artisti, dieci solisti, che con i loro lavori danno vita a un dialogo e a un confronto attraverso tecniche e linguaggi diversi, pittura, scultura e installazione. L’esposizione densa e articolata, della durata di una settimana, dal 27 novembre al 4 dicembre, punta all’incisività, intende lasciare un segno forte, scatenare suggestioni ed emozioni nel pubblico. Fra gli artisti Terenzio Eusebi, originario di Montalto Marche.

L’ARTISTA – L’idea di trasferire su delle t-shirt disegni e appunti circa un’avventura negativa della propria vita, pone l’artista nella dimensione di comunicare qualcosa di straordinariamente intimo. Le riflessioni attorno alla vita, la paura della morte, la malattia e la lunga lenta via della guarigione, hanno dato l’occasione ad un artista-filosofo come Eusebi di realizzare una serie di lavori di grande e rara poeticità. La sua propensione minimalista, la sua stralunata dimensione di dispensatore di massime tra l’ironico e il filosofico, fanno di questa serie di opere qualcosa di unico e di originale. «Penso davvero che il davvero non esiste», è forse uno degli aforismi più emblematici tra quelli proposti, perché il non senso, che nasce pur da un incidente grave che gli è occorso all’inizio dell’estate, diventa un modo per aprire il proprio pensiero al nulla, alla sofferenza ed anche al suo contrario. In fondo queste magliette che sono fatte per camminare e andare addosso alla gente, diventano testimonianze di un momento difficile dell’esistere che si vuole trasformare in altro. Il corpo parla e il linguaggio ne è testimone.


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