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Il M5S chiede un cambio
di passo, indirizzo, incisività
e uomini nelle Partecipate

ASCOLI - Per questo Massimo Tamburri e Eleonora Camela, i portavoce in Consiglio comunale, hanno presentato un’interrogazione per sapere cosa intende fare l’Amministrazione rispetto alle società che si occupano di rifiuti, illuminazione, Università, trasporto pubblico, verde ed energia

Un deciso cambio di passo, indirizzo, incisività e uomini (in carica ormai da anni) nella gestione degli enti partecipati (rifiuti, illuminazione, università, trasporto pubblico, verde ed energia) dal Comune di Ascoli. Per questo Massimo Tamburri e Eleonora Camela, consiglieri del Movimento 5 Stelle, hanno presentato un’interrogazione al sindaco Marco Fioravanti  e all’assessore con delega alle Partecipate Dario Corradetti per sapere cosa intende fare l’Amministrazione comunale.

Eleonora Camela

ILLUMINAZIONE – «Quando si sono messi i Led non c’è stato un piano di architettura della luce capace integrare obiettivi tecnici, di sicurezza, con obiettivi estetici, commerciali e turistici».

RIFIUTI – «Non c’è una visione moderna né un piglio adeguato per i rifiuti. Siamo ben lontani dai modelli evoluti messi in atto in molte altre realtà italiane, con uso spinto della tecnologia, diffusione della cultura dei rifiuti e adeguamento alla realtà urbanistica del territorio, il che consentirebbe minor scomodità per i cittadini, una tariffazione puntuale e cioè più equa perché calcolata in base a quanti rifiuti effettivamente si producono, nonché un maggior decoro urbano. Ricordiamo inoltre che, nonostante l’ingente investimento nella raccolta porta a porta, secondo la Regione Marche siamo ancora al 64,72% di differenziata, sotto la soglia del 65% che garantirebbe la riduzione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi».

Massimo Tamburri

VERDE – «Non ci risultano studi e pianificazioni nemmeno per quanto riguarda la necessaria evoluzione del verde pubblico della nostra città, in termini di spazi e servizi, ma anche, per esempio, di scelta delle essenze arboree più adatte. E i privati coinvolti non hanno sopperito a questa mancanza di visione. Ma ci sono state carenze anche nella gestione tecnica.

ASCOLI SERVIZI COMUNALI – «Le recenti indagini della Procura della Repubblica di Ascoli Piceno hanno acceso nuovamente i riflettori sulla vicenda della privatizzazione del 40% di Ascoli Servizi Comunali Srl, seguita politicamente dal M5S fin dal 2012, quando forse facili ma unici “profeti” criticavano pesantemente l’idea stessa di privatizzare questo genere di servizi, per la loro natura che si integra male con obiettivi e metodi di una gestione privatistica. Le anomalie relative al bando le segnalammo già nel 2015, nella seduta del Consiglio Comunale del 25 maggio, e poi con un esposto all’Anac del 16 giugno dello stesso anno. La gestione pubblico-privata di Ascoli Servizi Comunali su rifiuti, illuminazione pubblica e verde pubblico non ha portato vantaggi per i cittadini. Il nostro gruppo di attivisti è sommerso da decine e decine di segnalazioni su varie criticità nell’erogazione di questi servizi. E nell’attività di controllo svolta da attivisti e portavoce in Consiglio comunale negli ultimi cinque anni abbiamo rilevato molte, troppe, approssimazioni e anomalie, dalla stesura delle carte dei servizi (che definiscono per quali servizi il Comune paga il privato), al controllo dei servizi erogati (solitamente nullo, per mancanza di risorse adeguate: questa la cruda risposta data più volte dai tecnici comunali alle nostre domande nelle relative commissioni. Quindi, di fatto, non controlliamo né la quantità né la qualità dei servizi per cui paghiamo…), fino al cambio di impostazione societaria avvenuto qualche mese fa, a seguito del parere di un consulente (per altro ricorrente), per cui Ascoli Servizi Comunali ha cominciato a comportarsi da soggetto privatistico, letteralmente cestinando bandi già assegnati secondo i metodi dell’ente pubblico, e operando con assegnazioni dirette, da privato appunto. Al tempo stesso non è avvenuta la promessa riduzione delle tasse di competenza, che come cittadini paghiamo per questi servizi, anzi al contrario le stesse sono in costante aumento: per esempio la Tari, la tassa sui rifiuti, è aumentata di circa il 22% dal 2014, per tutte le categorie».

GAS – «La società Ascoli Reti Gas, ultimo vero patrimonio del Comune, dopo la discutibile cessione di Piceno Gas Vendita, si trova da anni in un immobilismo non giustificato, visto che opera in un settore in grande fermento ed è monopolista nel territorio comunale, ma senza un piano industriale adeguato».

CUP – «Il Consorzio Universitario Piceno, il cui maggior finanziatore è il Comune di Ascoli, si sta dimostrando inadeguato allo scopo per cui è stato costituito. Nel corso degli anni l’offerta universitaria locale è in continua flessione, con una riduzione quantitativa dei corsi e una mancanza di progettualità sull’offerta formativa, che dovrebbe essere capace di integrare le potenzialità delle realtà produttive del territorio con le tendenze e le linee di finanziamento internazionali. Il risultato di questa gestione è il calo degli studenti: approssimativamente 3.000 nel 2012, 2.000 nel 2016, 1.000 quest’anno. Si tratta di un danno notevole, considerando che gli studenti costituiscono un importante volano per l’economia cittadina: in uno studio effettuato proprio per il Cup, il professor Gregori quantificava l’apporto al Pil ascolano nel 2012 tra 21 e 28 milioni di euro, con circa 3.000 studenti; già in calo, tra i 16 e i 21 milioni, nel 2016… E stiamo parlando di apporto immediato, senza considerare gli effetti a medio-lungo termine della presenza di un’offerta universitaria in città, come la formazione di risorse qualificate utilizzabili per far crescere il territorio, o la possibilità di relazioni con i territori di provenienza degli studenti, soprattutto se al tempo stesso si lavorasse sulla promozione, magari partecipando a fiere e saloni del settore che si svolgono in tutto il
mondo».

START – «La società del trasporto pubblico, il cui consiglio d’amministrazione “scade” il 31 dicembre prossimo, purtroppo dobbiamo ancora una volta constatare che non eroga servizi efficienti e moderni per il cittadino, manca di un piano industriale per il rilancio, di innovazione e mostra anch’essa una gestione inadeguata, anche per l’incapacità a livello politico di proporre e incidere a livello regionale sul Piano dei trasporti, da cui dipendono molte caratteristiche dei servizi. Per limitarsi a pochi esempi, evitando un cahier de doléances su disservizi e scandali finanziari, e sottolineare la natura costruttiva della nostra critica: è segno di evidente ritardo che nel 2019 ancora non sia possibile comprare un biglietto via smartphone, né si abbiano informazioni aggiornate in tempo reale sui ritardi».


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