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Origlia (Italia Viva): «Manifesto
offensivo e vile
che lede i diritti delle donne»

ASCOLI - «Mi rivolgo a tutte le donne, qualsiasi sia la loro appartenenza politica, culturale, sociale e di cittadinanza e chiedo loro di indignarsi di fronte ad un atto che ci porta indietro di secoli, addirittura appena dopo la giornata contro la violenza verso le donne»

«Questa mattina ad Ascoli, in viale De Gasperi, sono apparsi dei manifesti con un volto noto delle istituzioni, che ha ricoperto in precedenza il ruolo di terza carica dello Stato [Laura Boldrini, ndr], con la scritta “pensa come vuoi ma pensa come noi”». A scriverlo in una nota è la professoressa Maria Stella Origlia, del Comitato ascolano di “Italia Viva”, la nuova formazione politica di Matteo Renzi.

«Il messaggio che si evince dal manifesto – dichiara la docente -, peraltro affisso senza timbri, è altamente offensivo per tutte le donne e lede i diritti delle stesse, riconosciuti in primis nella Carta costituzionale, all’art. 3, dove si sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, razza ecc; offende poi il diritto al libero pensiero e alla libera espressione, diritto anch’esso riconosciuto e sancito dalla Costituzione. Si lede il principio di libertà e di libera affermazione delle donne nella società civile, nel lavoro, nelle professioni e nel mondo della cultura in genere, riconducendo invece il suo ruolo ad una posizione di subordinazione al pensiero di qualcun altro.

Maria Stella Origlia

Si vuole esprimere ferma condanna verso qualunque messaggio che pone le donne in una posizione di subalternità o inferiorità e si vuole fortemente ricordare che i diritti che il nostro Paese riconosce loro sono stati frutto di dure battaglie culturali, politiche e sindacali, suffragate altresì da norme e dispositivi di legge che hanno reso all’Italia sicuramente un grado più elevato di civiltà. Qualche decennio fa la donna in qualche paese dell’Occidente, ancora legato al sistema dittatoriale e nazional-fascista non poteva disporre di beni in autonomia, non poteva decidere sulla vendita degli stessi, non poteva decidere su questioni attinenti gli assetti familiari, né poteva lavorare se non col premesso del coniuge.

Non possiamo permettere che in questa città tali manifesti passino come una messaggio “normale”, occorre che le donne prendano consapevolezza che i diritti acquisiti vanno difesi, custoditi e trasmessi alle giovani generazioni. Mi rivolgo a tutte le donne, qualsiasi sia la loro appartenenza politica, culturale, sociale e di cittadinanza e chiedo loro di indignarsi di fronte ad un atto che ci porta indietro di secoli, addirittura appena dopo la giornata contro la violenza verso le donne, celebrata anche ad Ascoli lo scorso 25 novembre. Si può progredire solo difendendo i diritti di tutti, si regredisce offendendo quelli di una parte».


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