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Le toghe picene di nuovo in sciopero
contro la riforma della prescrizione

ASCOLI - Gli avvocati si asterranno dalle udienze fino a venerdì. L'allarme del presidente della Camera Penale "Ugo Palermi", Mauro Gionni: «I cittadini, vittime o imputati, saranno costretti a subire un processo che durerà una vita. Non si accorciano i tempi dei processi, anzi si allungano, rendendoli infiniti»

Il Tribunale di Ascoli  (Foto Vagnoni)

Tribunale semi deserto e giudici impegnati soltanto a rinviare i processi. E’ scattato stamattina il nuovo sciopero degli avvocati che protestano (fino a venerdì 6 dicembre) contro la riforma della “prescrizione” che dovrebbe andare in vigore a fine mese, salvo colpi di scena governativi. A spiegare quello che non va secondo le toghe ci pensa il presidente della Camera Penale “Ugo Palermi”, l’avvocato Mauro Gionni.

«La prescrizione è un istituto giuridico il cui fulcro ha sede nel concetto del “tempo” – spiega l’avvocato – ed infatti concerne proprio gli effetti giuridici del trascorrere di quest’ultimo. In altre parole, prescrizione determina l’estinzione di un reato a seguito di un determinato decorso temporale. L’istituto riflette sia il venir meno dell’interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento del reo, previsto dalla Costituzione. Vi è anche l’esigenza di dare riposte certe alle parti vittima e imputato in tempi ragionevolmente brevi, ma anche di tutelare tutti, testimoni compresi, dalla difficoltà, via via crescente nel tempo, a ricordare  con precisione quanto accaduto ed anche a reperire le prove a supporto della propria difesa. La prescrizione funge da stimolo affinché l’azione dello Stato contro i reati sia rapida e puntuale, svolgendo un’azione repressiva costituzionalmente orientata in favore del principio di ragionevole durata del processo, come previsto dall’articolo 111 della  Costituzione (“la legge ne assicura  una ragionevole durata”). La cancellazione della prescrizione è, dunque, innanzitutto,  una violazione di questo principio costituzionale».

Mauro Gionni

Gionni rincara: «Ma è anche -dice il presidente dei penalisti ascolani- una violazione dell’articolo 27 comma 3 della Costituzione che afferma la finalità rieducativa della pena. L’abrogazione dell’istituto della prescrizione del reato dopo la sentenza resa dal giudice di primo grado condannerà  il cittadino, anche se assolto, a restare  in balia della giustizia penale per un tempo, già oggi lunghissimo, che diventerà infinito. Infatti, pare il caso di ricordare che già oggi sono veramente molto pochi quei reati che si prescrivono in meno di 15 anni, mentre sono incredibilmente numerosi quelli che hanno un termine di prescrizione talmente lungo, da diventare di fatto imprescrittibili. I termini poi vengono interrotti da atti processuali che li allungano Interrogatorio ed altri). Già il disegno di legge Orlando, aveva introdotto un doppio periodo di sospensione del decorso della prescrizione, un anno e sei mesi, che si colloca dopo la sentenza di primo grado e poi quella di appello».

Gionni rivela anche qualche numero sui tempi dei processi. «Per il sequestro di persona la durata può arrivare a 63 anni -rivela il legale ascolano- mentre per l’associazione per traffico di stupefacenti è di 43 anni; associazione mafiosa 33 anni; omicidio stradale si può arrivare a 48 anni; violenza sessuale arriva a 33 anni; quella con minori arriva a 63 anni; i maltrattamenti in famiglia a 28 anni, lo stalking ad oltre 10 anni; la corruzione arriva a 18 anni, la bancarotta a 21. Se lo Stato non è in grado di definire un processo penale in questi tempi, la rinuncia al giudizio costituisce un dovere etico e giuridico in una società civile. I  cittadini -conclude- vittime o imputati, saranno costretti a subire un processo che durerà una vita. L’abolizione della prescrizione, infatti, non accorcia i tempi dei processi, anzi li allunga, rendendoli infiniti. Per queste ragioni ci asteniamo dalle udienza in questa settimana». 

rp


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