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Si riapre il “caso Caponi”, presto un film
sugli avvistamenti alieni di Pretare

ARQUATA DEL TRONTO - Durante il convegno ufologico di Pomezia un ex dipendente dell'Agenzia Ansa ha raccontato le pressioni ricevute per non pubblicare le fotografie scattate dal restauratore nel 1993

di Renato Pierantozzi

A distanza di 26 anni fa ancora discutere il caso di Filiberto Caponi, all’epoca un ragazzo di 23 anni, che fotografò presunte creature aliene a Pretare di Arquata del Tronto.

Filiberto Caponi in mezzo alle macerie di Pretare

Oggi Caponi è un apprezzato artista e restauratore e nonostante la tragedia del sisma che gli ha spazzato via la casa e i luoghi di quegli incontri è ancora legato alla vicenda che gli cambiò la vita creandogli anche problemi e difficoltà. La sua storia stata protagonista del 9° Convegno Ufologico “Città di Pomezia”organizzato dalla nota ufologa e ricercatrice Francesca Bittarello decisa a riaprire il caso risalente all’aprile del 1993. Nel corso del convegno non sono mancati i colpi di scena, a partire dall’incursione dell’ex Iena, Enrico Lucci (leggi l’articolo) fino ad alcune testimonianze che danno man forte al racconto di Caponi. Insieme ad ufologi e ricercatori come Pablo Ayo, Maurizio Baiata, Dario del Buono e la stessa Francesca Bittarello è intervenuto un ex dipendente dell’Ansa (la principale agenzia di stampa italiana) che visionò le Polaroid dichiarandole “autentiche” e raccontando le forti pressioni che l’Agenzia subì in quel frangente per impedire la loro diffusione mediatica. C’è stata anche la partecipazione dell’ ex sottosegretario alla Difesa che ha spiegato i “rapporti ufficiali” tra Ufo e Aereonautica in linea con l’apertura di molti file di numerosi Stati come nel caso della Marina degli Stati Uniti che ha pubblicato video di intercettazioni aeree di oggetti non identificati nonché documenti che provano questa realtà dagli anni ’40 in poi. Durante il convegno hanno preso la parola anche altri importanti militari.

Le foto degli alieni

«In fondo la questione è molto semplice -conclude Caponi- non occorre elencare migliaia di casi e casi. Basterebbe che ne sia autentico solo uno e la domanda se siamo o no soli nell’universo avrebbe già una sicura risposta. Diversamente ci siamo sbagliati tutti, e a tutti i livelli sociali, o ci siamo raccontati un mare di fesserie. A me sembra altamente improbabile. Personalmente mi basta credere al mio 1 %. Senza voler convincere nessuno. Il prossimo passo sarà quello di raccontare con un film questa mia incredibile ma reale storia, sia per mantener fede ad una promessa fatta a una persona che non c’è più, sia perché ritengo giusto che una simile esperienza vada condivisa con tutti nel rispetto delle varie scuole di pensiero. I contatti con i produttori si erano interrotti con il sisma, ma ora è tornato un forte interesse e un lavoro cinematografico potrebbe portare vantaggi positivi in questa zona ormai devastata dove tutto è iniziato. Da restauratore d’arte mi piace fare il seguente esempio: le Chiese Cristiane sono visitate ed ammirate anche dagli atei o da chi professa altri credi perché sono un patrimonio di tutti. Quindi è giusto che anche chi non crede alla possibilità di altri mondi possa avere le informazioni necessarie quantomeno per rifletterci un po’».

IL VIDEO DEL CONVEGNO


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