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Chiesa di San Silvestro,
a Colle d’Arquata inizia il restauro

ARQUATA DEL TRONTO - A tre anni dal terremoto partono i lavori dopo la consegna del direttore e progettista architetto Dario Nanni a Francesco Gaspari, titolare dell'impresa Gaspari Gabriele che si è aggiudicata la gara d'appalto

A tre anni dal terremoto possono finalmente iniziare i lavori di restauro della chiesa di San Silvestro, nella frazione Colle di Arquata del Tronto, splendida per la posizione in cui sorge ma anche e soprattutto per i preziosi affreschi del XVI° secolo opera del pittore Dioniso Cappelli, maestro meno conosciuto del suo allievo Nicola Filotesio, noto come Cola d’Amatrice. Lunedì 9 dicembre c’è stato il passaggio ufficiale della consegna dei lavori di messa in sicurezza da parte del direttore dei lavori e progettista architetto Dario Nanni a Francesco Gaspari, titolare dell’impresa “Gaspari Gabriele srl” che si è aggiudicata la gara d’appalto.

Francesco Gaspari e Dario Nanni

Il primo passo sarà il puntellamento della facciata che presenta condizioni di dissesto gravissime. Contestualmente c’è stato il coinvolgimento di Pierluigi Moriconi della Soprintendenza regionale per i primi interventi di salvaguardia e recupero dei preziosi affreschi. Malgrado l’impegno della popolazione di Colle, particolarmente devota a questa struttura religiosa, che ha fortemente sollecitato l’intervento di recupero, sono dovuti passare oltre tre anni prima di poter dare inizio ai lavori. I danni sono rilevanti ed il ritardo ha aggravato la già precaria situazione. In ogni caso il 2020 si aprirà con un segnale positivo che possa essere anche il simbolo di un’accelerazione degli interventi nell’intera area colpita dal sisma. 

LA CHIESA DI SAN SILVESTRO A COLLE DI ARQUATA DEL TRONTO

Fa parte della Diocesi di Ascoli e della parrocchia di Sant’Agata di Spelonga. Ubicata a qualche centinaio di metri prima dell’ingresso al paese su di uno sperone roccioso con due pareti a strapiombo che si ergono dal fondovalle dove scorre il fiume Chiarino. Dedicata a San Silvestro Papa è di epoca rinascimentale e molto probabilmente, date le caratteristiche ambientali, la sua edificazione deve essere avvenuta, molto probabilmente, su di un sito oggetto di precedenti culti. Il manufatto presenta un pianta quadrangolare di circa quattordici metri di lato con una vela campanaria, sul lato sinistro, di circa undici metri di altezza con due luci; una zona presbiteriale rettangolare affiancata, sulla destra, da una piccola sagrestia chiude l’edifico verso sud.

All’interno, quattro grossi pilastri, costruiti  in pietra arenaria, come tutte le altre parti della chiesa, sostengono dodici arcate di cui due, quelle centrali, disposte trasversalmente alla linea di percorso verso l’altare, raggiungono i cinque metri  di altezza;  i restanti dieci archi di circa quattro metri di altezza  sono disposti quattro, sullo stesso piano in continuità laterale dei due archi  maggiori posti uno per lato, mentre gli altri sei definiscono e affiancano, tre per lato il percorso longitudinale centrale verso l’altare.

Sul campanile era posta, ora asportata e custodita nel deposito dei beni ecclesiali della Diocesi di Ascoli Piceno, una campana recante iscrizioni a caratteri gotici data 1389. Di notevole interesse gli affreschi presenti nella zona presbiteriale opera di Dionisio Cappelli pittore molto attivo negli anni dell’inizio del XVI secolo in questa zona dell’Appennino; alle spalle dell’altare un San Silvestro Papa benedicente con drago seduto sul trono pontificale è posto al centro dell’affresco con affianco San Paolo, San Pietro, Santa Caterina e una Madonna che allatta.

 L’AFFRESCO RAFFIGURANTE SAN SILVESTRO PAPA 

L’affresco parietale posto dietro l’altare maggiore della chiesa di San Silvestro è dedicato a San Silvestro Papa dal 314 al 335 d.c.. L’opera è attribuita dagli storici dell’arte al pittore Dionisio Cappelli, nato ad Amatrice intorno al 1450 e molto attivo nelle zone limitrofe alla sua provenienza.  In questa chiesa di Colle di Arquata del Tronto ha dipinto anche l’ultima opera che gli è stata attribuita, un grande “polittico murario dipinto” dietro l’altare maggiore alla cui base è posta la scritta “Questa facciata affatta pengere don Vincentio Maffa de Calabria retore de dea eclesia 1511”.

Papa San Silvestro e gli altri Santi sono raffigurati all’interno di una cornice architettonica formata da una base con grande arco centrale, scansioni laterali a destra e sinistra sormontate da un grande triangolo centrale alla composizione architettonica. Gli elementi di cornice sono tutti disegnati con elementi tipici delle cornici cinquecentesche con fregi di maniera. Caratteristiche sono le variegate colorazioni: verdi, blu, rossi e arancio. Sotto la base del grande “polittico murario dipinto” sono raffigurati drappi di tessuto.

Il riferimento è ovviamente quello dei polittici della seconda metà del quattrocento visti dal Cappelli ad Ascoli e nel Piceno dove operavano diversi noti ed importanti artisti tra i quali Vittore e soprattutto Carlo Crivelli creatori di stupende opere realizzate però su supporto ligneo ed incorniciate all’interno di pregevoli cornici intarsiate e trattate con dorature. Il Cappelli ha voluto forse, riportare lo schema classico dei polittici quattrocenteschi su una intera parete posta dietro all’altare maggiore, un esperimento di grande rilievo ed interesse.

La base è suddivisa in cinque scomparti dei quali uno centrale sagomato a forma di arco trionfale all’interno del quale è dipinto un trono con la figura benedicente di San Silvestro Papa con alla base un drago. Il drago riporta una legenda nella quale Papa Silvestro avrebbe liberato la città di Roma da un drago simbolo del male. Non dimentichiamo che Silvestro fu famoso per avere battezzato l’imperatore Costantino ed avere iniziato la costruzione della “grandi Basiliche romane”. Per questo è patrono dei muratori e tagliapietre. Negli scomparti laterali a destra troviamo appena a destra dell’arco trionfale centrale la figura di San Pietro, quindi verso la parete la figura di San Paolo.

Immediatamente a sinistra dell’arco trionfale è presente Santa Caterina d’Alessandria riconoscibile dalla ruota dentata simbolo del suo martirio. Vicino alla santa è raffigurata una Madonna con bambino in trono. La Madonna con bambino è raffigurata nell’atto di allattare il piccolo posto sulle sue ginocchia. A sinistra della Madonna è presente una ulteriore figura, forse di Santo ma non perfettamente riconoscibile. Nel triangolo superiore al basamento è riportata centralmente la scena della Crocifissione di nostro Signore Gesù Cristo, posto in croce tra due figure: la Maddalena e probabilmente San Giovanni Battista

I riferimenti figurativi sono quelli del maestro Carlo Crivelli al quale in nostro pittore di Colle si è sicuramente ispirato. Tipici sono i volti, le mani, gli atteggiamenti delle figure di Santi e Sante. Una riflessione importante è da fare sull’intera composizione che risulta geometricamente non simmetrica essendo più ampia sul lato sinistro dove alle due figure di Santa Caterina e della Madonna con bambino si aggiunge un ulteriore figura in piedi, forse un ulteriore Santo indefinito. L’ultima figura a sinistra del sistema dipinto riporta il prolungamento non originale della cornice, probabilmente aggiunto in seguito.

Appena a sinistra della parete di fondo sono raffigurate altre figure di Santi in piedi raffigurati a tutta altezza, con una ulteriore raffigurazione di Madonna con bambino. Tra i santi si riconoscono un primo con il copricapo vescovile e pastorale, un secondo che sembrerebbe un Santo francescano con abito lavorato con fasce rosse centrali, un Santo sicuramente francescano dai caratteri di viso molto giovanili, probabilmente San Francesco (o San Antonio da Padova) ed infine una Madonna con bambino eretta.

Altra caratteristica rilevabile è che la perdita di intonaco dipinto superficiale a fatto si che si rilevasse nella parte sottostante raffigurazioni più antiche dai caratteri molto sfumati. La mancanza delle “picchettature” che sono le classiche incisioni a picchetto o martellina che si facevano per fare aderire gli intonaci che si rifacevano sopra quelli più antichi mancano o non si rilevano. Questo spiegherebbe perché gli affreschi cinquecenteschi si sono distaccati così facilmente con il sisma, quindi forse per mancanza di adesione agli strati di intonaco o murature più profonde.

Dario Nanni è anche presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Ascoli

Ulteriore elemento da osservare è legato agli interventi successivi realizzati nel tempo. Alcune parti del dipinto sono state infatti aggiunte dopo la realizzazione originale. Forse erano state già perdute forse a causa di un primo terremoto. In interventi recenti di cui non si è ritrovato traccia sono state aggiunte porzioni dipinte in neutro, ossia senza dettagli per non andare in competizione con le parti originali. Sono queste sicuramente quelle della Maddalena (figura a sinistra di Cristo nella Crocifissione), la stessa parte sinistra della testa di Cristo, diverse parti della Madonna seduta con bambino nell’atto di allattarlo. Sono queste aggiunte posteriori effettuate forse per cercare di dare unitarietà e leggibilità ad un dipinto che aveva già perduto diverse sue parti.

Francesco Gaspari

I DANNI DEL SISMA DEL 2016

I danni procurati dal sisma del 2016 sono stati devastanti. Il dipinto è stato completamente frantumato e fratturato, forse perché era stato malamente rattoppato in precedenza. Le scosse hanno sconquassato le murature sulle quali è appoggiato il dipinto. Si sono procurate vaste fratture, distacchi di intonaco dipinto e crolli rovinosi di porzioni a terra, dato che anche ad un esame superficiale sono riconoscibili parti dipinte facenti parte di zone precise. Si notano crepe più piccole e fratture anche di dipinti precedenti sotto quello del Cappelli. Superficialmente vi sono depositi di sporco e polveri. Si rilevano bene anche distacchi della pellicola pittorica.

 


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