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Combustione illecita di rifiuti:
chiesto il rinvio a giudizio per un 31enne

ASCOLI - Martedì 28 gennaio udienza preliminare davanti al giudice Rita De Angelis. L'episodio risale al 21 gennaio 2019, accadde nella porzione di terreno di proprietà della ditta "Cedi srl" attigua all'ex Ocma. Il fatto venne denunciato dalle "sentinelle" del comitato civico "Aria pulita"

di Claudio Felicetti

Stava bruciando pannelli in un’area di sua proprietà attigua all’ex Ocma, provocando una nuvola di fumo nero e denso che si era propagata verso le abitazioni di Villa Sant’Antonio, ma non aveva fatto i conti con le “sentinelle” del comitato civico ambientalista “Aria pulita” che da oltre due anni (in mancanza di centraline funzionanti) monitorano giornalmente la zona industriale denunciando i casi di inquinamento atmosferico e i rischi per la salute. Un attivista del comitato, che passava nelle vicinanze, aveva visto tutto e segnalato il fatto ai Carabinieri di Castel di Lama con tanto di foto inequivocabili. Di conseguenza, la Procura di Ascoli ha chiesto il rinvio a giudizio per un 31enne ascolano, imputato di combustione illecita di rifiuti. Martedì prossimo, 28 gennaio 2020, l’udienza preliminare davanti al giudice Rita De Angelis.

L’episodio di un anno fa

Il fatto accadde il 21 gennaio dello scorso anno nella proprietà della ditta “Cedi srl” di Ciotti Emidio (una porzione di terreno dell’ex Ocma acquistata nel gennaio 2017), confinante con lo stabilimento dell’azienda fallita nel quale sono ancora ammassate ben 38.000 tonnellate di scarti di lavorazione dell’ex fonderia, rifiuti pericolosi e inquinanti che devono essere ancora trattati e smaltiti. Un residente aveva subito notato il fumo nero e puzzolente emesso dalla combustione dei materiali e si era recato dai Carabinieri di Castel di Lama a denunciare l’accaduto. Dopo un sopralluogo, i militari del comandante Gianni Belardinelli avevano comunicato la notizia di reato alla Procura di Ascoli. Visti gli atti, il sostituto procuratore Cinzia Piccioni ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di aver bruciato rifiuti e provocato emissione di fumi maleodoranti.

Stando alle testimonianze del comitato Aria pulita, non era la prima volta che nella zona si era avvertito un odore acre di fumo. Già nel settembre 2017, il comitato “Aria pulita” aveva denunciato all’Arpam la presenza di fumi nocivi provenienti dalla zona ex Ocma. A seguito dei sopralluoghi dei vigili urbani dell’Arengo, anche in quel caso era stata rilevata “la presenza di un cumulo di residuo di combustione di materiale non individuabile” nell’area successivamente accertata come proprietà della ditta Cedi.  “Come è possibile – si erano chiesti gli attivisti, rivolti agli organi di controllo ambientale – che si brucino rifiuti vicino alle abitazioni e in un’area così a rischio per la salute?”

L’avvocato Anna Laura Luciani

Il caso dei rifiuti bruciati segue quello, molto più noto, dei miasmi provenienti dal depuratore consortile di Campolungo (che per circa due anni hanno ammorbato i residenti del popoloso centro della vallata del Tronto) anch’esso al vaglio dei giudici. Nei mesi scorsi, infatti, il pm Cinzia Piccioni ha firmato la citazione diretta a giudizio nei confronti di Fausto Latini e Longino Carducci, rispettivamente amministratore delegato e presidente della “Picena Depur” (gestore dell’impianto) e del presidente del Consind Domenico Procaccini (proprietario). Il 20 febbraio prossimo, al Tribunale di Ascoli, i tre imputati dovranno comparire davanti al giudice Barbara Bondi Ciutti per rispondere dell’accusa di “aver provocato emissioni gassose nell’ambiente e odori nauseabondi che recavano molestie ai residenti in zona Salaria di Villa Sant’Antonio di Ascoli e di Castel di Lama”.

Anche in questo caso, a presentare denuncia alla Procura, tramite l’avvocato Anna Laura Luciani, erano stati gli implacabili attivisti di “Aria pulita”, dopo decine e decine di puntuali e dettagliate segnalazioni all’Arpam.

 


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