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La protesta dei giudici onorari:
«Trattati peggio dei lavoratori in nero»

ANCONA - La segretaria regionale della Federmot, l'ascolana Ines Nardini: «La categoria permane in una condizione di grande vessazione avendo unica colpa quella di non avere poteri forti dietro le spalle»

La relazione di Ines Nardini

di Renato Pierantozzi

Una situazione di precariato e mancato riconoscimento che va avanti da anni che confinano la magistratura onoraria “in una situazione peggiore di quella di un lavoratore in nero”. E’ stato questo uno dei passaggi della relazione letta oggi dalla segretaria regionale della Feder.M.O.T, l’ascolana Ines Nardini durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario svoltasi questa mattina ad Ancona. Un grido di dolore che presto però potrebbe trovare una soluzione in ambito europeo visti i ricorsi di alcuni giudici italiani alla Corte di Giustizia poiché, incredibilmente, i magistrati onorari non possono citare in giudizio il proprio datore di lavoro (il Ministero) in base alle norme italiane. «La categoria permane in una condizione di grande vessazione -dice- avendo unica colpa quella di non avere poteri forti dietro le spalle…Inoltre permane l’ostilità degli organi di governo e di chi li consiglia giacché non è stato possibile attrarre nelle poste di bilancio, che pure impegnano diversi miliardi per le spese del personale giudiziario e magistratuale, la modesta somma di cento milioni per un utilizzo full-time e a condizioni dignitose dei magistrati onorari». Gli “onorari” (oltre 100 professionisti tra giudici di pace, procuratori e giudici in tutte le Marche, ndr) inoltre non hanno tutele legate alla malattia e la previdenza.


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