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L’invasione dei cinghiali: il report
Raddoppiati i risarcimenti
Danni economici e misure di contrasto
Il punto dell’Ambito di Caccia

PICENO - Lo dice il neo presidente dell’Atc, Claudio Quirino Damiani. Nella provincia di Ascoli sono stati pagati agli agricoltori 67.000 euro nel 2018, 105.000 euro nel 2019. Prevenzione con i dissuasori e abbattimento tra i modi per far fronte all'emergenza. I numeri e come funzionano caccia e selecaccia. L’uso delle carni e lo smaltimento degli scarti

Il presidente Atc Claudio Quirino Damiani

di Maria Nerina Galiè

(foto di Andrea Vagnoni)

La presenza di cinghiali in zone collinari o vicino al mare non meraviglia Claudio Quirino Damiani, dal 23 dicembre scorso presidente dell’Ambito territoriale di caccia (Atc) della provincia di Ascoli. «L’inverno negli ultimi anni è mite – spiega – gli animali trovano più da mangiare, aumentando di numero. Quindi estendono il loro terreno di caccia. In vallata, hanno “scoperto” un’alimentazione migliore e la vegetazione, più fitta rispetto a quella della montagna, offre ripari dai quali è più difficile stanarli».

Damiani, primario in pensione del reparto Nefrologia dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli ed ex consigliere comunale, ha raccolto l’eredità di Alessandro Spaccasassi, prematuramente scomparso a novembre. Seppure dal punto di vita organizzativo Damiani ha trovato «una gestione virtuosa», come afferma lui stesso, lasciata dal suo predecessore, ha dovuto continuare a vedersela con il grosso problema degli ungulati.

IL DANNO ECONOMICO E LE MISURE DI CONTRASTO – «Il danno economico è ingente. Circa il 70% delle nostre uscite è rappresentato dal risarcimento per danni all’agricoltura. Fino al 2015 il costo era totalmente a carico della Regione Marche, che adesso rifonde solo per metà. La settimana scorsa sono stato a parlare con l’assessore regionale Moreno Pieroni per chiedere il ripristino del fondo che copra per intero la spesa». Su un’entrata di 210.000 euro l’anno, data dai 75 euro di quota versata dai circa 2.700 cacciatori, nel 2019 l’Atc ha pagato 105.000 euro, contro i 67.000 del 2018. «All’ammontare si devono aggiungere i costi delle perizie, circa 20.000 euro. E 30.000 in attività preventiva. Distribuiamo infatti, e gratuitamente, reti elettrificate e dissuasori».

Cannoncini dissuasori

I più diffusi sono i cannoncini che emettono scoppi simili a quelli del fucile da caccia a intervalli regolare. Poi ci sono anche dissuasori acustici che emettono suoni fastidiosi per l’animale e che si alimentano a energia solare. che dovrebbero infastidire l’animale tenendolo lontano. «C’è anche da dire che nel tempo i cinghiali si abituano a questi rumori, imparano a riconoscerli come non pericolosi. Pertanto diventano inefficaci», precisa il presidente, mostrando l’arsenale di materiale stipato nella rimessa dell’edificio che ospita l’Ambito, a ridosso del poligono di tiro vicino al Villaggio del fanciullo, sulla Salaria.

La principale misura di contrasto resta l’abbattimento. Vi sono preposti i cacciatori ai quali si affiancano i seleccacciatori, uomini addestrati appositamente e che rispondono alla Polizia provinciale. Le regole, per tutti a cominciare dal calendario venatorio, sono dettate dalla Regione Marche.

Dissuasori acustici ad energia solare

CACCIATORI E SELECACCIATORI – Sono iscritte attualmente all’Atc 25 squadre di cacciatori, composta ciascuna da 40-50 uomini, che possono praticare l’attività solo nei 90 giorni previsti dal calendario venatorio, quest’anno dal 13 ottobre al 12 gennaio, e nelle zone A e B in cui è divisa la provincia e che vanno da Ascoli capoluogo ai Monti Sibillini e della Laga. «Ovviamente i Parchi sono esclusi. Lì si esercita esclusivamente l’abbattimento di selezione», evidenzia Damiani, aggiungendo: «Ho avuto un incontro, di recente, con l’Ente Parco, per meglio disciplinare le competenze nelle zone di confine. Gli animali escono dal Parco, fanno danni ma poi rientrano e non si possono toccare».

La zone di caccia A, B e C in cui è suddivisa la provincia di Ascoli. I punti blu rappresentano i luoghi dove sono stati registrati i danni nel 2019

I NUMERI  – I selecacciatori agiscono tutto l’anno nella zona C, da Ascoli alla costa, ma anche nelle A e B fuori dalla stagione venatoria. Un ricco bottino quest’anno, con 1.900 capi uccisi di cui 1.250 nelle aree montane e collinari, 500 in vallata e 150 dai singoli selecacciatori, rispondendo alle chiamate a seguito di avvistamenti.

L’USO DELLE CARNI – Ci sono regole ben precise nelle Marche anche per l’utilizzo delle carni degli animali uccisi e dello smaltimento degli scarti. «Prima di essere destinate all’uso alimentare, e privato perchè è assolutamente vietata la vendita ai ristoranti, le carni sono sottoposte a severi controlli da parte dei veterinari del servizio sanitario pubblico – afferma Damiani -. Il maggior pericolo per l’uomo è rappresentato dall’utilizzo delle carni crude, come negli insaccati, per via della trichinella, un parassita che può provocare encefalite, miocardite ed epatite, e muore solo in cottura». La caccia di frodo, che come tale esula dai controlli, mette seriamente a rischio la salute delle persone.

LO SMALTIMENTO DEGLI SCARTI – Del cinghiale devono essere buttati viscere e pelli. «Vista la gran quantità delle bestie uccise – sostiene il presidente dell’Atc – non è più possibile sotterrare gli scarti. Come avveniva prima nelle Marche e tutt’ora in Abruzzo. Adesso quello che va smaltito viene raccolto in appositi contenitori siti nelle case di caccia sparse sul territorio. Il recupero viene effettuato da una ditta specializzata convenzionata». La ditta è la “Pelli Grezze Centro Italia slr” ed ha sede a San Severino, Macerata. L’operazione di smaltimento è a carico delle squadre di cacciatori, a ciascuna delle quali costa circa 300 euro l’anno.

La sede dell’Atc ad Ascoli

 


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