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Ascoli: Stellone come Zanetti,
ma gli allenamenti a porte chiuse
penalizzano solo i pensionati

SERIE B - Una consuetudine antiquata che non aiuta nessuno. Sarebbe necessario il contrario, ovvero aprire le porte per creare entusiasmo e coinvolgere tutti

Il “Picchio Village”: allenamenti quasi sempre a porte chiuse

Allenamento a porte chiuse, un classico dell’Ascoli ma anche di tante altre squadre. Una moda che ha preso sempre più piede a tutti i livelli, dalla Serie A ai dilettanti, passando per B e C.
Zanetti nelle ultime settimane trascorse alla guida dellAscoli ha tenuto sempre le porte chiuse, fino a quando la società non ha deciso di chiuderne una in faccia a lui.

È arrivato il nuovo allenatore Stellone e la musica non é cambiata. Al “Picchio Village” o al “Del Duca” le porte restano chiuse. Ma perché? Dove sta l’utilità strategica? Si può capire, magari, di chiudere le porte nel giorno in cui si provano situazioni di gioco, palle inattive, tattica, per non scoprire la carte. Vero è che a vedere gli allenamenti settimanali non vanno gli ultras, bensì una ventina di pensionati desiderosi solo di trascorrere un paio di ore all’aria aperta parlando di calcio e dell’Ascoli con gli amici. Queste “porte chiuse”, insomma, penalizzano solo un gruppo di appassionati che vogliono bene all’Ascoli e desiderano stargli vicino. Che si riaprano, finalmente, le porte del calcio. Oltretutto sarebbe un atto di simpatia nei confronti di questi tifosi che sono sempre vicini alla squadra, nel bene e nel male. L’Ascoli faccia in modo di tutelare questo piccolo patrimonio fatto di fede e passione. Impedire alla gente di assistere pacificamente agli allenamenti, per nascondere chissà quale alchimia tattica, non è certo una bella cosa.

Bru. Fer.


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