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Economia nel Piceno, Sabatini:
«Vedo lievi segnali di ripresa»
Camera di Commercio delle Marche, pronti aiuti per 10 milioni

ECONOMIA - Parla il presidente dell'ente camerale. Più di tutti va meglio l'agroalimentare. «Ricostruzione bloccata da una burocrazia che sta pesando anche più del terremoto stesso: se non si sburocratizzano le procedure si va indietro. Il taglio del diritto annuale del 50% ha comportato complessivamente un alleggerimento fiscale per le imprese delle Marche di 18 milioni di euro»

Gino Sabatini

di Franco De Marco

Presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini, come sta di salute l’economia del Piceno?

«Ci sono lievi segnali di ripresa. Era a terra dopo la grande crisi globale del 2008 e ha subito un impatto terribile con il terremoto del 2016 e 2017. Ora, finalmente, si nota una piccola ripresa, anche se siamo ancora su valori bassi. Ma voglio vedere il bicchiere mezzo pieno».

C’è un settore che va meglio?

«Sì. L’agroalimentare: da qui arrivano i segnali più confortanti. Poi la meccanica e gli altri comparti che fanno della forte innovazione tecnologica la loro variabile competitiva. A proposito di agroalimentare, una delle tre Aziende Speciali della  Camera di Commercio delle Marche è dedicata in particolare a questo settore ed ha sede ad Ascoli: è guidata da Simone Mariani, numero uno di Sabelli Spa e presidente di Confindustria Centro Adriatico, il quale sta elaborando un piano di rilancio molto articolato».

In che cosa spera per una ripresa più marcata?

«Nella ricostruzione post terremoto, ovvio – risponde Gino Sabatini – La Regione Marche fa quello che può, ma è soprattutto al Governo centrale che anche la Camera di Commercio delle Marche fa appello perché metta velocemente in moto tutti i cantieri, bloccati da una burocrazia che sta pesando anche più del terremoto stesso: se non si sburocratizzano le procedure si va indietro. L’accentramento delle procedure a Roma è stato un errore: a mio parere, il modello da seguire per la ricostruzione è quello del terremoto di Macerata del 1997. Bisogna snellire e decentrare, solo così possono partire i cantieri e ridare respiro all’economia delle aree interne. Su questo tema continueremo a far sentire la nostra voce».

Le piccole e medie imprese come possono crescere?

«Aggregazione, ricerca e innovazione non devono essere appannaggio delle grandi imprese. Sono temi che come Camera di Commercio ci vedono protagonisti, con l’obiettivo di sostenere il salto di qualità anche delle aziende di più piccola dimensione di tutta la regione: per il 2020 abbiamo messo a disposizione risorse per circa 10 milioni, che aiuteranno le imprese a migliorarsi, a cercare nuovi mercati e in generale a consolidarsi».

I dati sull’operatività della Camera di Commercio delle Marche (nata il 31 ottobre 2018), che snocciola con orgoglio il presidente Gino Sabatini, sono molto positivi. Per il funzionamento dell’ente, dati 2020, viene destinato il 19% degli oneri totali (la Camera di Commercio di Roma è a quota 23%, quella di Milano al 28% e quella di Torino al 35%). Per gli interventi economici a favore delle imprese, invece, la Camera di Commercio delle Marche investe addirittura il 34% contro il 21% di Roma, il 29% di Milano e il 18% di Torino. Le Marche, insomma, molto meglio della brillante Milano. Gino Sabatini è giustamente orgoglioso di questi dati. Entrando nel dettaglio della composizione degli oneri di funzionamento il 16,3% riguarda le imposte, il 17,5% lo Stato, il 15,7% le quote associative e il 50% la struttura.

Gino Sabatini, 58 anni, di Offida, geometra, titolare di un’impresa edile, colonna da sempre della Cna, è il primo presidente della Camera di Commercio delle Marche (prima ne erano 5, una per provincia) che è oggi il quinto ente camerale italiano per dimensione e il primo per vastità territoriale. Esempio di Marche virtuose. In questa scelta Gino Sabatini, uomo pragmatico, ci crede e ci butta tutto se stesso. Vuole vincere la sfida della ripresa economica in quelle Marche un tempo modello piccolo è bello. «Faccio 400 chilometri al giorno», confessa. E come tutti gli amministratori camerali – ma di questo non si lamenta – in base alla normativa non riceve né indennità né compensi e i rimborsi spese sono stati tagliati.

Qual è secondo lei il dato più positivo della rivoluzione scattata il 31 dicembre 2018 quando le Marche tradizionalmente plurali e litigiose hanno deciso di costituire una sola Camera di Commercio, pur con qualche forte mal di pancia, diventando così un interlocutore più forte nei tavoli regionali e nazionali?

«La diminuzione del peso fiscale. Il taglio del diritto annuale del 50% ha comportato complessivamente un alleggerimento fiscale per le imprese delle Marche di 18 milioni di euro».

Cosa chiede alla Regione ormai che verrà?

«Riconferma e potenziamento del protocollo generale d’intesa e potenziamento delle relative risorse, rafforzamento del partenariato strategico per quanto riguarda la promozione del territorio ed il sostegno alle imprese. Con la Regione Marche stiamo lavorando, bene, ad un piano articolato».

E al Governo?

«Sblocco della riforma delle Camere di Commercio, incagliata da ricorsi strumentali, resistenze e vischiosità.  Premialità progressiva per le Camere di Commercio che hanno assunto iniziative di riforma che maggiormente hanno contribuito ai processi di razionalizzazione della Pubblica Amministrazione. E segnatamente riconoscendo loro vantaggi fiscali e riduzione di trasferimenti allo Stato in termini di tagliaspese (la Camera di Commercio delle Marche versa un milione di euro al Ministero del Tesoro come economie di spese di fatto, una tassa occulta sulle imprese). Restituzione della competenza sull’internazionalizzazione anche all’estero e riconoscimento di un ruolo nella gestione di area di crisi complessa. Riconoscimento di dignità del ruolo degli amministratori camerali».

Se dovesse esternare una lamentela, nel sistema degli aiuti (possibili) alle imprese, cosa metterebbe al primo e secondo posto?

«Al primo posto il credito. Oggi per le piccole e medie imprese, per le stat up, è molto molto difficile ottenere finanziamenti e fare di conseguenza investimenti. Per le grandi invece le porte sono decisamente più aperte. Poi la fiscalità troppo pesante, naturalmente. Ecco i nodi da sciogliere per ripartire davvero».


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