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Il recupero degli affreschi
riscrive la storia
della cripta di Sant’Emidio
(Le foto)

ASCOLI - Tante le sorprese svelate dai lavori di restauro, finanziati dalla Fondazione Carisap, di immagini emerse e perfettamente conservate e reperti storico-architettonici. Il vescovo D'Ercole: «Nessuno immaginava di poter ritrovare cose così importanti per la nostra città e per la nostra Diocesi»

La cripta del Duomo (Foto Vagnoni)

di Stefania Mistichelli

Un vero tesoro quello nascosto nella cripta di Sant’Emidio e che lentamente si sta svelando grazie ai lavori di recupero degli affreschi predisposti dal consiglio di amministrazione della fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli, in sinergia con la Diocesi. Nell’ambito del progetto “Restauro e salvaguardia degli impianti pittorici della cattedrale”, finanziato dalla fondazione con un importo di 400 mila euro. Diversi sono stati i rinvenimenti e le sorprese che si sono presentati agli occhi degli esperti.

Sotto lo strato scuro e poco attraente che ascolani e turisti da decenni hanno sopra le loro teste, quando visitano la cripta, sono emersi infatti affreschi di raro pregio, che grazie al lavoro certosino dei restauratori hanno recuperato i colori originali. Per di più ne sono emersi  di nuovi sulle pareti laterali, quasi completamente conservatisi grazie ad una serie di coincidenze fortuite.  E non finisce qui. Probabilmente verranno fuori anche sepolture eccellenti.

«La scoperta importantissima – spiega Michele Picciolo, direttore scientifico del Museo Diocesano – è stata quella degli affreschi della cripta, dei quali nessuno storico aveva mai parlato, anche se è anche vero che nessuno di loro abbia mai parlato neanche degli affreschi delle altre chiese perché venivano ritenuti elementi decorativi comuni. Però, mentre nelle altre chiese, qualche traccia era rimasta in vista, qui era stato completamente coperto tutto. Dai lavori abbiamo compreso che le 45 navatelle laterali hanno avuto interventi successivi, tre o quattro strati di intonaci uno sull’altro a partire dal XIII secolo. Sopra al primo strato neutro, il secondo è cosparso di stelle a otto punte, le stesse che abbiamo trovato nel palazzo vescovile, sulla facciata del palazzo Caffarelli, un palinsesto di quattro strati di intonaci meraviglioso che vedrete quando apriremo il museo – tiene a sottolineare il direttore – e nell’eremo di San Marco, dove sono state recuperate due anni fa. A quelle è stato sovrapposto un altro strato di intonaco sul quale sono stati dipinti profeti, santi, apostoli, serafini, con il recupero delle cromie originali. Chi vede la cripta ora, vede tre fasi diverse: la parte centrale di Nardini con i mosaici fatti fare dal vescovo Squintani nel ’54, la parte destra che non è stata ancora toccata (i lavori sono cominciati ieri),  la parte sinistra completamente diversa, spettacolare. Un lavoro di recupero difficilissimo perché gli affreschi erano stati gravemente manomessi, compresa la distruzione quasi costante e metodica di tutti i volti di tutti i santi, che sono stati recuperati grazie alle sinopie, cioè al disegno originale che rimane impresso sull’intonaco». Altra grande scoperta quella delle pareti laterali.

«Nessuno si aspettava – continua Picciolo – gli affreschi rinvenuti sulle pareti laterali, per ora quella sinistra, perfettamente conservati. Già sapevamo che nel 1892, quando furono fatti i lavori in Cattedrale, furono collocati nella cripta tutte le lapidi e i monumenti funerari. Oggi abbiamo capito che, per inserire quelle memorie funerarie sulle murature romane, il Mariani ha fatto un muro esterno e gli affreschi sono rimasti dietro. Adesso per rimetterli in vista dobbiamo ricollocare le lapidi e liberare le pareti dal muro. Insomma, dopo queste scoperte sappiamo che la cripta era completamente colorata».

Molte altre le scoperte storico-archittoniche relative alla cripta. «Abbiamo capito perché nel 1703 Giuseppe Giosafatti abbia demolito le due navatelle centrali della cripta e le abbia sostituite con una navata unica, più grande, mettendo delle colonne di rosso Verona e di bianco di Carrara, proprio lui così attento e legato al travertino. Tutte quelle colonne in realtà erano intonacate e dipinte di rosso o a fasce rosse, e infatti sono tutte scalpellate, sia i busti sia i capitelli. Questa scoperta fa riscrivere la storia architettonica della cripta. Inoltre, la parte più antica è proprio la parte absidale e lì ci sono ancora molte cose da chiarire. Ci saranno anche novità relative a sepolture che sappiamo esserci ma che finora non sono mai state rinvenute».

Un lavoro complesso e certosino, teso a valorizzare l’intero piano inferiore della Cattedrale in attesa di poterlo riaprire completamente. «Si creerà una nuova attrattiva per la città – spiega l’architetto Daniele Di Flavio che sta seguendo i lavori – perché oltre alla cripta ritrovata si creerà anche un percorso all’interno dell’antico cimitero ipogeo (le catacombe, ndr) visitabile entro l’anno. I lavori cominceranno a breve. Avremo uno scavo archeologico per poter aprire infine un percorso al di sotto di tutta la cattedrale. Le sorprese, insomma, non finiscono qui».

«Nessuno immaginava – ha affermato il vescovo di Ascoli Giovanni D’Ercole – di poter ritrovare cose così importanti per la nostra città e per la nostra Diocesi. Risultati che dobbiamo all’idea e all’intraprendenza del parroco don Angelo Ciancotti e soprattutto alla chiaroveggenza, all’apertura mentale e generosità della fondazione». «Sono uscite fuori delle bellezze – continua il parroco della Cattedrale  – che, posso già dire,  renderanno la nostra una delle più belle cripte del centro Italia».

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