
Mario Bonfiglio oggi
di Bruno Ferretti
Mario Bonfiglio, 45 anni, siciliano di Messina ma trapiantato ad Ascoli dove vive con la famiglia. Appese le scarpette al chiodo (57 partite e 14 gol in due campionati di B e uno di C, fu uno dei “diabolici), si è dedicato all’addestramento dei giovani. L’Atletico Ascoli vanta oggi una scuola calcio fra le più frequentate e funzionali delle Marche. La società, presieduta dall’ imprenditore Graziano Giordani titolare della “Graziano Ricami”, si avvale della collaborazione di tecnici qualificati come l’altro ex bianconero Fabio Di Venanzio, il preparatore atletico Mauro Iachini e altri. Ora, ovviamente, tutti i corsi sono interrotti in attesa di poter ripartire.
«Teniamo impegnati i ragazzi con videoconferenze didattiche, giochi, quiz – rivela Bonfiglio – ai più grandi abbiamo dato anche un programma di lavoro fisico da svolgere in casa per tenersi in forma. I risultati sono brillanti. I bambini forniscono risposte spesso sorprendenti».

Bonfiglio quando giocava nell’Ascoli
Inevitabile con Bonfiglio non parlare dell’Ascoli. «Dopo l’ottima partenza – dice – non immaginavo una flessione così netta. Il calo è stato evidente con Zanetti, e non c’è stata l’attesa ripresa con Stellone. Ma nel calcio ci può stare. Non sappiamo se il campionato sarà portato è termine o meno, ma con questa classifica ritengo che l’Ascoli debba puntare con tutte le sue forze alla salvezza, che a questo punto è l’obiettivo principale. Ammesso che il campionato riparta, l’Ascoli dovrà pensare al futuro. Dopo questa gravissima crisi sanitaria senza precedenti, prevedo un ridimensionamento generale del calcio – aggiunge l’ex attaccante dell’Ascoli – al mercato non ci saranno più spese milionarie dei grandi club della Serie A o stranieri, e le società di provincia come l’Ascoli faranno bene a cercare giovani di prospettiva e promettenti nei vari settori giovanili».
«Abascal in panchina? É giovane – conclude Bonfiglio – e con tante motivazioni, può far bene se sostenuto da tutto l’ambiente. L’Ascoli deve confermare la categoria e poi rilanciarsi».
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