L’ex Meco Agostini:
«L’Ascoli deve ritrovare
lo spirito guerriero,
è mancato il gruppo»

SERIE B - Il talentuoso ex centrocampista bianconero: «E’ necessaria vicino alla squadra la presenza di qualche ascolano che possa consigliare la squadra». E ricorda un aneddoto dei suoi trascorsi a Taranto
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Meco Agostini

di Bruno Ferretti

«Se sei venuto a fare il fenomeno, sbagli di grosso. Qui c’è da lavorare duro, altrimenti fra un mese prendi la borsa e te ne torni a casa» così mi disse il direttore del Taranto quando arrivai. «Aveva ragione, non a caso vincemmo il campionato di Serie C1». Così ricorda Domenico Agostini detto “Meco” (55 anni), ex centrocampista offensivo dell’Ascoli negli anni ’80. Ha sempre continuato a seguire il calcio e soprattutto l’Ascoli, squadra della sua città, rimasta nel cuore. «Quello spirito battagliero che deve stimolare ogni giocatore, come fu per me a Taranto nel 1989, quest’anno purtroppo è mancato – spiega Agostini – Ascoli è una piazza particolare dove bisogna sempre dare tutto. Il calcio è vissuto in maniera totale sette giorni su sette. Finita la partita, per esempio, i calciatori dovrebbero restare insieme per fare gruppo e diventare squadra in tutti i sensi, invece ho visto che ognuno se ne torna a casa, magari fuori città. Può sembrare una stupidaggine ma vi assicuro che non è così: noi finita la partita restavamo insieme come veri amici».

Accanto a Walter Casagrande in una rimpatriata con i vecchi compagni

«La classifica attuale è la fotografia di una situazione che non va bene – prosegue Agostini – sarebbe necessario tenere vicino alla squadra qualche ascolano capace di trasmettere lo spirito giusto che è necessario nella nostra città. Anche un ex calciatore che conosca bene l’ambiente. Io stesso sarei disposto a mettere a disposizione la mia esperienza per aiutare l’Ascoli a ritrovarsi, ma come me ce ne sono tanti altri che invece sono tenuti lontano dalla società».

«Non so spiegarmi il calo dell’Ascoli nel campionato – aggiunge l’ex bianconero – ma evidentemente qualcosa non ha funzionato nel verso giusto. Nelle prime dieci partite l’Ascoli è andato fortissimo e ci ha illuso un po’ tutti, poi ha accusato un declino inspiegabile. Secondo me la squadra era attrezzata per disputare un campionato da primi tre posti e invece adesso è vicina alla zona playout».

Meco è l’ultimo a destra. Al suo fianco Carillo, Giovannelli e Benetti

«Non so se il campionato ripartirà o meno, certo è che di retrocessione non voglio neppure sentir parlare. Spero che questa lunga sosta serva per una costruttiva riflessione. L’Ascoli deve confermarsi a pieno titolo in Serie B e poi gettare le basi per tornare ad essere protagonista. La squadra ed i tifosi – conclude Meco – hanno tutte le carte in regole per puntare in alto e sappiamo a cosa mi riferisco».

Meco Agostini (104 presenze e 2 gol) resta nella memoria dei tifosi dell’Ascoli meno giovani per aver realizzato quello che fu definito “il gol più bello della storia bianconera”, contro il Pisa (2-2) al “Del Duca” con un’acrobatica rovesciata all’incrocio dei pali sotto la curva sud.


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