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Competenza e umanità:
così Tiziana Principi strappa
i pazienti dalle grinfie del Covid

EMERGENZA CORONAVIRUS - E' il direttore della Rianimazione dell'ospedale di San Benedetto. Gli effetti più gravi e il dramma familiare che si cela dietro a ogni caso. Il rapporto con i colleghi e la coordinatrice infermieristica. Il punto di vista sulla "Fase 2" dell'emergenza e sul ruolo del "Madonna del Soccorso"
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rianimazione ospedale Covid

La dottoressa Tiziana Principi nella cabina di comando del reparto Rianimazione del “Madonna del Soccorso”

di Maria Nerina Galiè

Prevenzione, lockdown, indagini per isolare i contagiati, sono tutte azioni mirate per tenere lontano il Coronavirus. Per estinguerlo se possibile. Però colpisce, con meno frequenza adesso che le misure di contenimento stanno dando i loro effetti e sistema sanitario e cittadini sono sempre più consapevoli.

Ma se il virus attacca, può fare danni. E quando sembra che siano irreparabili nell’Area Vasta 5 c’è Tiziana Principi, direttore del Dipartimento emergenza-urgenza e accettazione e responsabile della Rianimazione dell’ospedale, ora Covid, “Madonna del Soccorso” di San Benedetto.

rianimazione Covid San Benedetto

Gianna Di Fabio, coordinatrice infermieristica della Rianimazione del “Madonna del Soccorso”

Con la sua equipe, 16 medici anestesisti e 15 infermieri, a cui si sono aggiunti i colleghi del blocco operatorio e gli oss, lavora per avere la meglio sui peggiori effetti del virus, quelli che se vincono, uccidono.

«Sono molto fiera del lavoro svolto dall’intero gruppo – afferma la dottoressa Principi – soprattutto dalla coordinatrice infermieristica Gianna Di Fabio. E’ impagabile sia dal punto di vista professionale che personale. Non mi ha mai lasciato da sola e non si è concessa un giorno libero».

Ci parli della situazione Coronavirus nel Piceno.

«Grazie al fatto che i primi contagi qui sono arrivati in ritardo rispetto al resto della regione, abbiamo avuto il tempo di organizzarci al meglio, anche per contenere il numero dei malati. Questo ci ha permesso di curare “in casa” i cittadini dell’Area Vasta 5. Nessuno ha dovuto far ricorso ad ospedali di altre Aree Vaste perché qui non c’era posto».

Come è strutturato il suo reparto?

«La Rianimazione principale ha 6 posti letto. E’ la zona rossa, divisa dalla cabina di comando. In emergenza possiamo disporre di altre 4 postazioni e le sale operatorie che, all’occorrenza, sono già predisposte per la terapia intensiva. Tutte le stanze sono a pressione negativa e garantiscono la massima efficienza antivirale».

zona rossa rianimazione ospedale CovidQuanti posti sono occupati adesso?

«I 6 della Rianimazione principale, anche con pazienti di altre province. Uno di loro è grave. Altri sono in via di svezzamento e a breve potrebbero essere trasferiti nella semintensiva, nel reparto di Cardiologia Polmonare supervisionato dal primario di cardiologia Vito Parato e di pneumologia Vittorio D’Emilio».

Fuori dalla terapia intensiva i pazienti sono fuori pericolo?

«Stanno meglio. Ma con questo virus le complicanze sono sempre dietro l’angolo e possono manifestarsi anche a distanza di 15, 20 giorni».

La dottoressa Principi dall’inizio della pandemia ha seguito 26 pazienti. In 3 non ce l’hanno fatta nel suo reparto.

Prima di approdare in Area Vasta 5, il direttore era responsabile della terapia intensiva del “Torrette” di Ancona e nel 2010 si è trovata a dover fronteggiare l’epidemia da H1n1.

Esperienza che oggi permette a Tiziana Principi di dire quanto può essere subdolo il Coronavirus.

«Nella fase acuta la malattia si presenta come un problema respiratorio grave, una polmonite virale molto aggressiva, simile agli effetti dell’H1n1 ma sistemica. All’inizio, paradossalmente, la patologia respiratoria sembra facile da trattare. Pazienti, che dalla tac hanno i polmoni gravemente compromessi, non avvertono al fatica nel respirare. Per questo motivo alcuni arrivano tardi in Rianimazione.

Poi però nel giro di 24-48 ore il quadro clinico precipita. Le complicanze sono molto gravi e diversificate. La morte può avvenire non solo per problemi respiratori, ma anche per rottura del polmone, miocardite, insufficienza multiorgano, sepsi, sanguinamento».

Strappare i pazienti dalle grinfie del Corovanirus non è facile.

«La competenza professionale deve essere messa al servizio di un nuovo modo di lavorare, reimpostato sulle linee guida sviluppate dalle informazioni che corrono nella rete di contatti tra noi primari di tutta Italia, con il costante scambio di esperienze sul campo, e il risultato delle autopsie da cui abbiamo imparato molto».

rianimazione ospedale CovidDottoressa, quali terapie utilizza?

«Tutte quelle a disposizione. La direzione di Area Vasta 5 non ci ha fatto mancare nulla a riguardo e devo ringraziare in particolare il direttore del servizio Farmacia Isidoro Mazzoni per avermi fornito in tempo reale ogni farmaco sperimentali che ho chiesto».

Nel reparto Rianimazione dell’ospedale Covid, oltre alla competenza professionale è richiesta una buona dose di umanità.

Accanto alla storia clinica dei pazienti se ne svolge una familiare che non sempre termina con un lieto fine. 

«Le famiglie di chi entra in Rianimazione sanno che potrebbero non rivedere più il loro caro. Nemmeno nel peggiore degli epiloghi perchè le regole vogliono che la salma esca dall’ospedale chiusa nella bara, in quanto potenzialmente contagiosa.

rianimazione ospedale San BenedettoSiamo consapevoli di quanto possa essere drammatica questa situazione e la viviamo malissimo.

Cerchiamo in tutti i modi di essere vicini ai familiari. Io personalmente parlo con loro tutti i giorni per informare sulle condizioni. Poi mandiamo foto a casa e aiutiamo i pazienti vigili a comunicare con i parenti attraverso l’ipad che ci ha fornito l’Area Vasta. Ma non sempre è facile perchè nella zona rossa abbiamo problemi di connessione».

IL FUTURO DEL “MADONNA DEL SOCCORSO”

Dottoressa, cosa pensa dovrebbe accadere secondo lei all’ospedale di San Benedetto nella fase 2 dell’emergenza?

«Non è chiaro se dovrò prendere pazienti “cronici” per permettere agli altri ospedali di ripulirsi. Certo è che il “Madonna del Soccorso” rimarrà la Rianimazione per Covid delle Marche solo se me lo imporranno. Con Cesare Milani, direttore dell’Area Vasta 5, e Diana Sansoni, direttore dei due presidi ospedalieri, stiamo studiando un piano per un graduale ritorno alla normalità. Ce n’è bisogno. E lo dico come direttore del Dea. Gli anestesisti del “Mazzoni” di Ascoli (ospedale no Covid per la provincia, ndr) si stanno caricando di un grande lavoro. Pronto Soccorso, Chirurgia e Ortopedia potrebbero tornare a San Benedetto già entro maggio. Con più calma, forse a luglio, si prevede il rientro di Ostetricia e Ginecologia e Pediatria».

Può specificare il suo punto di vista sul futuro del “Madonna del Soccorso”?

«Ho 6 posti letto nella Rianimazione principale. Fino a che non sarà pronta l’astronave di Bertolaso (i 90 posti di terapia intensiva alla Fiera di Civitanova, ndr) sono disposta a prendere gli acuti di fuori provincia fino a quella capienza massima. Non ho intenzione di utilizzare anche i 4 posti predisposti per l’emergenza e le sale operatorie. Le devo tenere libere per un’eventuale recrudescenza dell’epidemia».

Con quanta probabilità potrebbe accadere?

«Non si può dire. Però bisogna essere attentissimi nel parlare di ripulire gli ospedali. E’ proprio lì che è più facile sbagliare. Bisogna attivare un percorso pulito e nello stesso tempo sospetto e convivere con la possibilità che tutti i pazienti potrebbero essere Covid. Ora abbiamo attivato un controllo serrato, altamente informatizzato e che funziona. Non dobbiamo permetterci di abbassare la guardia».

 

 

 

 

 

 


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