
Di Donato quando trascinava l’Ascoli in campo
di Bruno Ferretti
Sull’avambraccio porta sempre il tatuaggio che riproduce le maglie di Ascoli e Palermo, le due squadre che gli sono rimaste nel cuore durante la sua lunga carriera.
A 43 anni allena l’Arezzo dopo le esperienze con il settore giovanile del Modena, in serie D con Jesina ed Arzignano (dove ha vinto il campionato). Sulla panchina aretina in passato si sono seduti tecnici di assoluto valore come Antonio Conte e Maurizio Sarri.
Parliamo di Daniele Di Donato, 6 anni nell’Ascoli dal 2007 al 2013 con 217 presenze e 4 gol, numeri che pongono l’ex capitano bianconero nella top ten di tutti i tempi.
«Ad Ascoli sono stato benissimo e conservo un grande ricordo della città e dei tifosi sempre particolarmente vicini alla squadra. Penso di aver lasciato anch’io un buon ricordo. In futuro sulla panchina dell’Ascoli? E’ un sogno che ogni allenatore coltiva ed io non faccio eccezione. E’ una piazza speciale dove si vive di calcio 7 giorni su 7 e ti fa sentire sempre coinvolto. Mai dire mai, ma sono concreto e procedo passo dopo passo. Rispetto ad altri tecnici in bianconero avrei il vantaggio di conoscere bene l’ambiente nel quale ho vissuto tanti anni positivamente. Ora sto all’Arezzo e mi trovo molto bene, in futuro vedremo cosa accadrà».

In tribuna, in tempi recenti, insieme a Soncin
«Siamo al nono posto in zona playoff con una squadra giovane che sta facendo il suo dovere – ha aggiunto Di Donato – stiamo valorizzando diversi ragazzi secondo il programma della società. Questa sosta non ci voleva perché l’Arezzo era in ripresa e atteso da un calendario alla sua portata. Temo che il campionato di Serie C non possa più riprendere per le note ragioni e dubito anche per quello di Serie B. Forse ce la farà solo la Serie A che dispone di risorse finanziarie superiori».
«Ho seguito l’Ascoli da lontano e non riesco a capire come abbia avuto un calo così netto dopo un buon avvio. Sicuramente è successo qualcosa che non sappiamo, magari a livello di spogliatoio. Reputo Zanetti un buon allenatore, preparato, che ha perso qualche partita di troppo ma che poteva ancora rientrare nell’alta classifica dove l’Ascoli merita di stare».
Daniele Di Donato, ex centrocampista, ad Ascoli respira aria di casa essendo nato nella vicina Giulianova («A Roseto non c’era l’ospedale» spiega). “Dido” é stato sicuramente uno dei calciatori più amati dai tifosi del Picchio negli anni Duemila per l’impegno che ha sempre messo in campo. Un esempio di generosità, una guida per i compagni di squadra.
Lasciati Ascoli e l’Ascoli, Di Donato è passato per un anno al Cittadella, poi ha chiuso la carriera agonistica iniziando quella di tecnico. I primi passi sono stati sicuramente positivi, adesso deve proseguire il processo di crescita professionale. L’idea di vederlo un giorno sulla panchina bianconera resta affascinante. Per Daniele sarebbe quasi un ritorno a casa con mille motivazioni in più per emergere e riportare l’Ascoli ai suoi migliori livelli. Le strade del calcio sono infinite: mai dire mai.
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