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Sentenza “Le Querce”:
«Quando è iniziata la vicenda
non eravamo in Consiglio»

CASTEL DI LAMA - Divampa la polemica dopo la decisione del Tar e le accuse del sindaco Mauro Bochicchio. Intervengono i consiglieri comunali Cinzia Peroni e Vincenzo Camela
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Torniamo sulla sentenza “Le Querce” con cui il Comune di Castel di Lama deve risarcire i danni a un privato. Un argmento che in questi giorni ha fatto molto discutere, non solo a Castel di Lama. Dopo le dichiarazioni del sindaco Mauro Bochicchio, intervengono i consiglieri comunali Cinzia Peroni e Vincenzo Camela i quali prendono spunto propro dai due articoli (vedi sotto) pubblicati da Cronache Picene.

Cinzia Peroni (Foto Vagnoni)

“Il sindaco di Castel di Lama, Mauro Bochicchio, in un recente articolo, in merito alla “sentenza Querce” che obbliga il Comune a risarcire i danni ad un privato, punta il dito contro noi consiglieri comunali Peroni e Camela accusandoci pubblicamente di non avere “il coraggio di chiedere scusa alla città”.

Il sindaco, non pago di tali affermazioni esilaranti e fuorvianti, ci ritiene, altresì, responsabili di non aver accantonato le somme nel bilancio per pagare i danni conseguenti alla causa.

Con queste affermazioni, ancora una volta il sindaco dimostra o la sua totale non conoscenza dei fatti o la sua volontà di volerli rappresentare in modo non veritiero.

Riteniamo che si debba chiedere scusa quando si è commesso qualcosa di sbagliato, o per qualcosa che non andava fatto.

Noi non dobbiamo chiedere scusa di nulla, perché come i lamensi ben ricorderanno, nel 2006 quando è iniziata la vicenda, non eravamo consiglieri comunali.

Vincenzo Camela (Foto Vagnoni)

Quindi, è fuor di dubbio la nostra totale estraneità alla stessa.

Ci domandiamo come mai in questo caso lo sceriffo-sindaco non abbia applicato il suo consueto modo di fare le accuse, ovvero, di solito lo “sceriffo”, come si fa nelle aule dei Tribunali, produce pubblicamente delibere e/o documenti per individuare gli eventuali “colpevoli”.

In questo caso non l’ha fatto, perché quelle delibere e quegli atti del 2006 avrebbero dato la prova inconfutabile della nostra estraneità alla vicenda in quanto in essi non figurano i nomi dei consiglieri Peroni e Camela poichè all’epoca non eravamo amministratori comunali.

Abbiamo ricordato che la disputa legale tra Comune e la ditta privata è iniziata nel lontano 2006, quando per la prima volta è stata presentata dagli interessati la domanda per la realizzazione dell’impianto. La richiesta, come previsto dalla legge, è stata sottoposta a diversi pareri tecnici e valutazioni tra cui quelli della Commissione Edilizia, la quale ha espresso un legittimo parere.

Ci chiediamo, chi c’era in Commissione Edilizia e chi aveva come assessore la delega all’Ufficio Tecnico a quel tempo?

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici del Tar, spiegano che il periodo da considerare per il risarcimento non è quello che va dal 2010 al 2016, ma bensì solo quello che va dall’11 febbraio 2014, data pubblicazione prima sentenza Tar, all’1 marzo 2016, data del rilascio della concessione edilizia.

Anche per questo periodo (consiliatura 2014-2018) entrambi, non eravamo, in Consiglio comunale. Periodo in cui invece era consigliere comunale proprio Mauro Bochicchio.

Il sindaco Mauro Bochicchio

Quindi il tanto vantato accantonamento in bilancio delle somme, forse doveva essere attivato proprio in quel periodo, quando lui era consigliere comunale, pertanto è lui che è colpevole di non averlo fatto.

Anche in merito all’accantonamento, il sindaco, in un primo momento, ci accusa di non essere stati bravi amministratori, e per tali ragioni dovevamo chiedere scusa ai cittadini, poi si smentisce con una successiva dichiarazione ammettendo pubblicamente che tali somme sono già in bilancio. Tutto ciò denota la non conoscenza, l’avventatezza che non dovrebbe mai avere un bravo sindaco per non palesare la totale incapacità amministrativa.

Il sindaco pentastellato, che si sente il detentore del monopolio dell’onestà, della trasparenza, della correttezza, omette di dire ai suoi concittadini che in meno di due anni di Amministrazione, il suo assessorato dell’Ufficio Tecnico ha ricevuto già ben due denunce alla Procura della Repubblica.

Su questo tema vogliamo ricordare al sindaco che le sanzioni si applicano ai cittadini privati quando commettono illeciti, ma quando a commettere l’illecito è un amministratore pubblico, oltre alle sanzioni occorre che questi si dimetta immediatamente. Se non lo fa, è il sindaco che lo deve provvedere ritirando le deleghe. Perché non lo ha fatto e non lo fa?”

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