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Matteo Meletti: «Ripartire con cautela,
un altro lockdown sarebbe disastroso»

ASCOLI - La storica ditta ascolana compie quest'anno 150 anni dalla fondazione da parte del capostipite Silvio. «Abbiamo resistito alla scossa, ma per noi il periodo cruciale è quello che va da ottobre a dicembre. All'estero è ancora quasi tutto fermo»
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La storica pubblicità Meletti dell’artista Marcello Dudovich e una bottiglia di Anisetta

di Renato Pierantozzi

La ditta Meletti taglia quest’anno il traguardo dei 150 anni superando anche il lockdown imposto dalla pandemia, ennesima sfida della storia ultracentaria. «E’ stata una scossa, ma siamo in piedi», commenta Matteo Meletti, quinta generazione della famiglia ascolana sorta con il fondatore Silvio.

Anche la Ditta Meletti ha dovuto fare i conti con la chiusura completa, a livello italiano e mondiale, del canale “Ho.Re.Ca” (hotel, restaurant e catering) vero core business dell’azienda che produce oltre all’Anisetta anche un apprezzatissimo Amaro (soprattutto negli Usa) ed ora anche un Bitter aperitivo.

Matteo Meletti

E’ rimasto invece attivo il canale della grande distribuzione. «Ora ripartiamo -dice Meletti- ma è ancora presto per parlare di ripresa e dati concreti visto che molti locali non sanno come riaprire e con quale capacità di posti e tavolini.

Mi sembra che il sindaco Marco Fioravanti si sia mosso bene anche sul discorso dell’ampliamento degli spazi esterni per bar e ristoranti (leggi l’articolo). Inoltre la chiusura quasi improvvisa dei locali ha lasciato i magazzini pieni e quindi non c’è stata un’impennata di ordini. Ho sentito i rappresentanti all’estero e tutti mi hanno confermato ancora una situazione di stallo quasi generalizzato.

Il manuale di chimica francese che ispirò Silvio Meletti

Sta riaprendo qualcosa negli Stati Uniti, ma solo negli Stati meno colpiti. New York e la California sono ancora chiusi. In Cina sta riaprendo qualcosa, ma ad esempio Shangai sta andando piano piano». Da Meletti arriva un forte appello alla cautela.

«La chiusura nel periodo pasquale per noi è stata come una scossa -afferma- Abbiamo resistito pur con una forte riduzione di fatturato anche perché è arrivata in un momento dell’anno che non è quello più importante almeno nel nostro settore. Per questo serve ancora cautela visto che gli esperti temono proprio nei mesi invernali una seconda ondata del virus. Proprio il periodo che va da ottobre a dicembre con l’arrivo del Natale e della stagione dei regali e degli acquisti. Una nuova chiusura sarebbe un disastro». 

 


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