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La sfida di Luca Antognozzi (Selettra):
«Tre mosse per ripartire
dopo il lockdown»

FASE 2 -Parla l'imprenditore di Comunanza a capo di una multinazionale tascabile leader in Europa nella produzione di cablaggi elettrici per gli elettrodomestici: «Possiamo ripartire puntando su innovazione, taglio del cuneo fiscale e infrastrutture materiali e immateriali. La ripresa? Spero da luglio»
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Luca Antognozzi

di Renato Pierantozzi

Da Comunanza alla conquista dell’Europa sotto forma di una multinazionale “tascabile” diventata leader nella produzione di cablaggi per elettrodomestici rifornendo colossi del calibro di Whirlpool, Electrolux e Ariston Thermo. E’ la Selettra fondata negli anni ’70 da Pio Antognozzi, sulla scia dell’arrivo della Merloni nella zona industriale di Villa Pera, ora affiancato dal figlio Luca nelle vesti di general manager.

Antognozzi, siete ripartiti dopo il lockdown

«Alla fine ci siamo fermati un paio di settimane e già a fine aprile abbiamo riaperto in maniera ridotta pur in presenza di un mercato degli elettrodomestici che ancora deve riprendersi visto che le grandi catene sono state chiuse e online non tutti comprano oggetti come le lavatrici».

Quando si tornerà a livelli normali nel settore del “bianco”?

«Penso da luglio visto che a maggio e giugno i numeri saranno sicuramente ridotti. C’è poi da considerare la riduzione del potere d’acquisto delle persone con un crollo del 10% del pil che avrà sicuramente effetti in termini di posti colpendo alcuni settori in modo significativo come il turismo e la ristorazione. Difficilmente si recupererà in breve tempo quello che è stato perso anche se voglio sempre vedere il bicchiere mezzo pieno. Ma servono provvedimenti shock per far risalire la curva».

Quali ad esempio?

«Premesso che questa situazione politica ed istituzionale non era facile da gestire e che i provvedimenti messi in campo hanno tamponato la situazione immediata coin sussidi veloci, ora a mio avviso è il caso di intervenire in modo strutturato per far ripartire la politica industriale e la manifattura al di là delle “una tantum”. Serve, ad esempio, sostegno ancora più forte per iniziative come Industria 4.0 e gli investimenti sull’innovazione che alla fine sono quelli che ci permettono di essere competitivi sui mercati internazionali. Sono del resto anche le battaglie da sempre cavalcate da Confindustria. Ci sono poi tre mosse in grado di far ripartire lo sviluppo. Oltre agli investimenti sull’innovazione che ho già citato, penso al taglio del cuneo fiscale e dell’Irap che impattano non sugli utili dell’imprenditore ma sul costo del lavoro e di quello che finisce in tasca alle persone e infine sulle infrastrutture materiali e immateriali. Se ci liberiamo di questi tre fardelli possiamo ripartire».

Com’è cambiata la vita in fabbrica a seguito delle misure di sicurezza imposte dalla pandemia?

«Ci siamo subito adeguati mettendo in campo tutte le prescrizioni per garantire la sicurezza: dal controllo della temperatura alle distanze fino ai turni modificati puntando anche ad uno smart working molto forte».

 


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