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Trasportatori sul piede di guerra,
Galanti (Pmia):
«Stop ai ribassi selvaggi»

ASCOLI - L'associazione denuncia le condizioni in cui versano le imprese che movimentano le merci: «Lavoriamo sotto costo e in condizioni sempre più difficili. Siamo impotenti»
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di Renato Pierantozzi

Non si sono mai fermati, nemmeno durante il lockdown, consegnando cibo ai supermercati, benzina ai distributori o pacchi nelle case degli italiani. Ma ancora una volta cresce la rabbia delle imprese del trasporto a causa dei prezzi sempre più bassi imposti dai committenti.

Roberto Galanti

A farsi portavoce è nuovamente il segretario nazionale della Pmi-Autotrasporto, l’ascolano Roberto Galanti che ha già denunciato a più riprese le condizioni delle imprese durante la pandemia (leggi l’articolo).

«Vogliamo mettere mano alla situazione o attendiamo che si fermi l’autotrasporto?», chiede Galanti che ha raccolto alcune testimonianza di imprenditori ormai stremati dalla politiche di prezzo dei committenti che spaziano dall’industria alimentare alla grande distribuzione organizzata. «Ma che Paese è questa Italia -continua Galanti- e soprattutto c’è vera volontà di mettere mano  l’autotrasporto, senza il quale la Gdo non potrebbe distribuire sul territorio molti prodotti e moltiplicare profitti. Su questo argomento, ogni giorno ricevo dalle nostre ditte di autotrasporto associate e impegnate “servilmente” con la grande distribuzione, alcune mail dense di rabbia e sconforto, considerando l’impotenza contrattuale».

Galanti fa riferimento anche a due casi specifici con gli imprenditori che denunciano tariffe al di sotto dei costi di gestione, obbligo di dotarsi di costosi macchinari per lo scarico, celle frigo, turni festivi fino alla trasformazione degli autisti-padroncini in facchini. E ancora: contratti a chiamata, con penali di ogni genere, pagamenti a 60/90 giorni, tariffe a forfait o in base ai pallet effettivamente trasportati fino al supermercato.

«Allo stato attuale -denunciano gli imprenditori- non riusciamo neppure a valorizzare il tanto necessario nemmeno per coprire questi costi… Consideriamo che chi opera nel mercato come noi nel pieno rispetto delle regole deve far fronte anche alla normativa che regolamenta i tempi di guida e riposo dei conducenti». Galanti ha raccolto anche un’altra drammatica testimonianza. …«La politica delle aste al ribasso -afferma un imprenditore che ha inviato una lettera  alla Pmia- nel nostro caso si ripercuote -si legge nella email di un imprenditore- sugli autisti che sono costretti a loro volta a turni massacranti per far sì che le aziende di trasporto riescano a far quadrare i conti. L’altro passaggio é quello dove fa riferimento alla pratica sleale di pressione, in sostanza dall’anello forte della catena cioè la Gdo al più debole cioè il bracciante piuttosto che l’autista, perchè purtroppo se non si interviene in maniera pesante alla fonte, tutte le aziende che gravitano nell’indotto saranno sempre schiave del sistema, senza tutele e sopratutto senza un minimo di potere contrattuale. La situazione dal momento in cui sono saltati i costi minimi è notevolmente peggiorata e la Gdo si é fatta ancora più forte per questo motivo. Tu considera che ad oggi durante le trattative con i manager che rappresentano questi grandi gruppi principalmente settore food ma non solo, ti senti dire in continuazione che tu come trasportatore devi trovare le soluzioni per consentire a loro di tagliare i costi affinché siano sempre più competitivi nel mercato rispetto agli altri player: ti fanno sentire parte integrante dei loro progetti a parole, ma di fatto a fine anno non dividono sicuramente gli utili con i loro partner».

 

 


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